Psicologia Clinica e Psicopatologia

La Bestia nel Cuore

“La Bestia nel Cuore” racconta il riaffiorare di un trauma rimosso: Sabina, che desidera un figlio, viene travolta da sogni e incubi che la spingono a cercare la verità sulla propria infanzia. Attraverso il ritrovato dialogo con il fratello Daniele, il film affronta con delicatezza il tema dell’abuso intrafamiliare, della memoria negata e della difficoltà […]

Psicolab — La Bestia nel Cuore
“La Bestia nel Cuore” racconta il riaffiorare di un trauma rimosso: Sabina, che desidera un figlio, viene travolta da sogni e incubi che la spingono a cercare la verità sulla propria infanzia. Attraverso il ritrovato dialogo con il fratello Daniele, il film affronta con delicatezza il tema dell’abuso intrafamiliare, della memoria negata e della difficoltà di elaborare un dolore che segna intere esistenze. Una lettura psicologica di una storia che parla di rimozione, verità e possibilità di serenità.

Le ossa dei genitori e la memoria rimossa

Il film inizia nel cimitero che ospita le ossa, appena tolte dalla terra, dei genitori della protagonista, Sabina, ripresa mentre compila le pratiche burocratiche per lo spostamento dei resti. Nel sistemare le fotografie dei genitori, le stesse tolte dalle lapidi, Sabina esagera nell’adattare l’immagine del padre, arrivando a tagliargli la testa, e resta sconvolta dall’accaduto: ripone tutto in un cassetto, con la fretta di chi vuole nascondere qualcosa o rimuovere un ricordo.

Avere a che fare con le foto dei genitori proprio nel periodo in cui desidera un figlio scatena in Sabina un’inattesa stagione di ricordi e di sogni inquietanti, che gradualmente diventano veri e propri incubi, capaci di condizionare anche la vita diurna. Sabina inizia così un percorso che ha come obiettivo la verità sulla propria infanzia. “Mi sono accorta di non avere ricordi”, confessa a Emilia, l’amica non vedente delicatamente innamorata di lei. I sogni le procurano malesseri tali da sconvolgerle la vita, e la donna comprende che è necessario indagare oltre.

Il viaggio verso la verità

I primi timidi tentativi di fare luce sulla sua storia familiare consistono nel cercare tra le foto dell’infanzia. Ma non riesce a sedare la sua sete di verità, e decide di andare a trascorrere il Natale con il fratello Daniele, trasferitosi negli Stati Uniti, dove ha costruito una famiglia. Prima di partire, Sabina proietta sul fidanzato Franco rabbie di cui non comprende ancora il motivo: diventa improvvisamente insicura e tende a perdere il controllo. Franco la tradirà, non appena sarà partita? Le succederà come all’amica abbandonata dal marito? Dalla sua mente sembrano uscire dei fantasmi di cui non riesce più ad avere coscienza.

Giunta in America, Sabina è felice di rivedere il fratello e viene accolta nella sua famiglia, di cui inizia a respirare il clima. Molto sensibile, coglie nel fratello una certa difficoltà nell’avere contatti fisici con il figlio maschio. Condivide con Daniele le sue inquietudini, ma non riesce a raccontare la natura dei sogni che la angosciano. Anne, la moglie di Daniele, le dice che il marito ha affrontato un’analisi molto lunga, senza spiegarne il motivo. Sabina, che conosce bene l’inglese, coglie un dialogo tra i due: Anne ritiene che Sabina dovrebbe sapere alcune cose sulla loro famiglia, ma Daniele non è affatto d’accordo.

La rivelazione

Durante la festa di Capodanno, ad Anne, che conosce l’intera storia familiare, sfuggono alcune parole, e Sabina si convince che il fratello le stia nascondendo qualcosa di importante. Con una scenata lo obbliga a parlare. Daniele confessa di aver subito abusi dal padre da bambino: “per tanto tempo non me ne sono reso conto, capitava di notte, mi sembrava quasi normale, e questa è stata la cosa più difficile da vincere con la terapia, la mia mansuetudine, pensavo fosse normale”. Di giorno il padre era un genitore come gli altri; di notte no. Una delle conseguenze è che ora Daniele, per il terrore di diventare come suo padre, non riesce a entrare adeguatamente in relazione con il corpo del figlio maschio.

I due fratelli iniziano un dialogo intenso, riflettendo sui traumi subiti e cercando di elaborarli insieme. Ancora più inquietante è quando Daniele sussurra, sgomento, la convinzione che ai genitori si ubbidisca sempre e comunque. La madre sapeva, ma quando il marito si trasformava in colui che “ha la bestia nel cuore”, continuava a correggere i compiti, talvolta agevolandolo, e minimizzava: “è un vizio, è malato, siamo una famiglia, non devi dirlo a nessuno”. Daniele aveva minacciato il padre per proteggere Sabina, ma le sue parole non erano bastate. Quando il padre si ammalò, Daniele lo assistette, tormentato dal pensiero che ciò che aveva fatto potesse essere anche dentro di lui, in tutti. Una mattina disse all’infermiera, mentendo, che il padre aveva sofferto molto la notte, e questa gli somministrò una dose doppia di morfina: l’uomo entrò in coma e non si svegliò più. Daniele lo aveva fatto per proteggere la sorella.

Verità, segreti e speranza

Sabina torna a casa e comunica a Franco di essere incinta, gravidanza di cui probabilmente era già a conoscenza fin dalle prime scene. “Nelle famiglie non si sa mai cosa è vero”, dice all’amica Emilia; e al fratello: “forse ognuno di noi ha due voci; come si può mischiare un segreto come il nostro alla vita della gente normale? Non si può”. A fine gravidanza, Franco intuisce che c’è qualcosa di latente tra loro e le confessa un’avventura; Sabina coglie l’occasione per raccontargli tutta la sua storia, ma poi se ne va, prende un treno e rischia l’aborto, salvandosi insieme al bambino.

Tutti si ritrovano al suo capezzale. Quando il datore di lavoro di Franco prende in braccio il neonato, che si chiamerà Daniele, l’infermiera lo rimprovera, e il doppio senso è agghiacciante: “soltanto i genitori possono toccare i bambini”. “Da questo dolore non si guarisce”, dice Daniele, e probabilmente ha ragione. Eppure le ultime immagini lo mostrano mentre gioca con i figli e finalmente riesce ad abbracciarli con serenità. È un messaggio di speranza: da quel dolore forse non si guarisce mai, ma qualcosa si può fare per aggiungere un po’ di serenità alla vita.

Domande frequenti

Di cosa parla “La Bestia nel Cuore”?

Racconta il riaffiorare di un trauma infantile rimosso: Sabina, che desidera un figlio, è travolta da sogni e incubi che la spingono a cercare la verità sulla propria infanzia, segnata da abusi intrafamiliari, e a confrontarsi con il fratello Daniele.

Che ruolo ha la rimozione nel film?

È centrale. Sabina “non ha ricordi” della propria infanzia: la mente ha rimosso il trauma, che riemerge sotto forma di sogni, incubi e malesseri. Il film mostra come la memoria negata continui ad agire, condizionando emozioni e relazioni del presente.

Perché Daniele fatica ad abbracciare il figlio?

Per il terrore di diventare come il padre abusante. Avendo subito l’abuso, teme che quella “bestia” possa essere anche dentro di lui, e questo gli impedisce di vivere serenamente il contatto fisico con il figlio maschio, fino all’elaborazione finale.

Qual è il messaggio conclusivo del film?

Che da certi dolori forse non si guarisce del tutto, ma è possibile fare qualcosa per aggiungere serenità alla propria vita. Il finale, con Daniele che abbraccia i figli, apre a una speranza pur senza negare la profondità della ferita.

“La Bestia nel Cuore” affronta con delicatezza il tema dell’abuso intrafamiliare e della memoria rimossa: ciò che la mente nasconde continua ad agire finché non viene riconosciuto e condiviso. Il ritrovato dialogo tra fratelli diventa la via per dare parola all’indicibile. Il film non promette una guarigione totale, ma indica che nominare la verità e spezzare il silenzio possono restituire un margine di serenità.
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