La disposizione fisica dell’ambiente di lavoro può condizionare i processi creativi?
In che misura una progettazione innovativa di workplaces contribuisce a valorizzare il capitale intellettuale, a stimolare l’immaginazione, ad agevolare la creatività organizzativa?
Un numero sempre maggiore di aziende, negli ultimi anni, sta dedicando una particolare attenzione alla progettazione degli ambienti di lavoro; diversi studi hanno confermato, infatti, che la motivazione, la soddisfazione, la produttività e la creatività non sono indifferenti al contesto fisico in cui si lavora.
Ambiente fisico standard e sviluppo della creatività
E’ possibile delineare, seguendo la classificazione della DEGW, società internazionale di Architecture Consultancy, le principali tipologie di ufficio in base alla disposizione spaziale e alle attività che vi vengono svolte:
1. Ufficio Alveare: ampi open space in cui trovano posto numerose postazioni solitamente uniformi per dimensione, forma e colore. Il lavoro che vi viene svolto presenta un ridotto livello di interazione tra gli individui e una scarsa autonomia operativa, come, ad esempio, nelle attività di amministrazione e di contabilità.
2. Ufficio Cella: la struttura è sempre open space; le postazioni appaiono, però, più grandi, meno uniformi e più isolate. Il lavoro richiede una bassa interazione con i colleghi ma una maggiore autonomia e concentrazione come, ad esempio,nelle attività di consulenza, di assistenza legale, ecc.
3. Ufficio Tana: contiene sale di medie dimensioni attrezzate con grandi tavoli e lavagne, progettate per il lavoro in gruppo. Le interazioni, decisamente elevate, sono motivate da esigenze di multidisciplinarietà e multicompetenza. Vi vengono svolti lavori collegiali, attività di redazione editoriale, radio-televisiva,
ecc.
4. Ufficio Club: presenta una struttura “dinamica” visto che il lavoro viene svolto in parte in ufficio e in parte presso altre sedi (clienti, stakeholder, casa, ecc.). Le attività richiedono frequenti scambi comunicativi, un’elevata interattività e una notevole autonomia organizzativa. E’ la tipologia caratteristica del lavoro intellettuale e creativo svolto da società di consulenza, società di ricerca, agenzie di comunicazione pubblicitaria, ecc.
Un’appropriata predisposizione degli spazi di lavoro sembra avere un ruolo determinante nell’agevolare il cambiamento di metodologie e di processi organizzativi, nel rendere più efficiente la comunicazione e la condivisione delle conoscenze, nel migliorare il rendimento e le performance dei collaboratori.
Per chi ha occasione di riorganizzare o progettare ex-novo gli ambienti di lavoro potrebbe essere interessante prestare attenzione ai recenti orientamenti (psicologia dei colori, “psicoestetica”, feng shui, ecc.) che evidenziano come il ricorso a colori più o meno intensi, con tonalità calde o fredde, la combinazione forme di stondate o geometriche, leggere o pesanti, l’orientamento spaziale, la scelta di particolari materiali possano promuovere determinati atteggiamenti piuttosto che altri.
L’impiego di colori caldi abbinato a forme tondeggianti, ad esempio, tende a stimolare l’energia e l’impegno; la creatività e la disponibilità sono più agevolate da colori luminosi e vivaci, da forme ludiche e zoomorfe. Le capacità progettuali e la concentrazione, infine, sono favorite da tinte verdi e azzurre da forme geometriche semplici e lineari, da fughe prospettiche.
Chi si trova, invece, ad operare in ambienti che non consentono tali modifiche potrebbe comunque fare qualche riflessione mirata a migliorare il proprio ambiente:
– Quali stimoli fisici offre il mio ufficio (quadri, poster, libri, riviste, ecc.)?
– Quali spazi informali rendono possibile il confronto spontaneo di idee e proposte?
– Quali strumenti di comunicazione consentono di annotare e veicolare le idee
(lavagne, bacheche, email, ecc.)?
– Esiste uno spazio destinato alla riflessione individuale?
– C’è un’area destinata al relax e al benessere?
Promuovere la creatività
In tempi recenti diverse aziende (3M, Siemens, Sony, Motorola, Nokia, Procter & Gamble solo per citarne alcune) hanno definito la progettazione dell’ambiente di lavoro, un elemento centrale della propria strategia organizzativa, tenendo conto di una serie di accorgimenti :
1-Sorprendere e stimolare.
Ogni ambiente (sale riunioni, stanze, singole postazioni di lavoro) può diventare fonte di stimoli e di sollecitazioni: concedere la libertà di arricchirlo con materiali ed oggetti inusuali ed “affascinanti” può rappresentare un importante primo passo.
2-Creare aree d’incontro e confronto.
La maggior parte delle conversazioni e delle chiacchierate informali avviene in aree comuni (sala mensa, corridoi, macchina del caffè, ecc.): può risultare estremamente prezioso trasformare tali spazi in un luogo d’incontro piacevole in cui favorire il confronto e lo scambio di idee.
3-Annotare le opportunità
Il clima rilassato e gioviale dei momenti di relax favorisce, molto spesso, la comparsa di spunti interessanti. E’ molto importante che tali intuizioni non vadano perse ma vengano annotate per successive rielaborazioni. Un buon ambiente di lavoro richiede, quindi, che siano disponibili un po’ dovunque lavagne a muro, block-notes, fogli, pennarelli, ecc. Tale accorgimento incoraggia un’espressione non verbale dei concetti e stimola maggiormente le aree dell’emisfero destro del cervello.
Conclusioni
Numerose ricerche confermano come un’opportuna organizzazione dei spazi di lavoro incida, in maniera significativa, sui processi comunicativi, sulla condivisione e produzione della conoscenza, sull’immaginazione e sulla creatività, sull’innovazione dei processi organizzativi.
Una serie di accorgimenti relativi all’orientamento spaziale, all’impiego di determinati materiali, all’utilizzo di particolari colori e luci, unito a modalità “alternative” di vivere tali spazi consente di stimolare le “intelligenze multiple” di cui ogni persona è dotata, valorizzando il capitale intellettuale dell’organizzazione.