Una domanda paradossale
Il punto di partenza è volutamente spiazzante: l’intelligenza è contagiosa? Nessuno lo ha mai sostenuto in sede scientifica, ma la domanda funziona come innesco per un’operazione di comunicazione che è insieme provocatoria e seria, e che ha come scopo dichiarato la sensibilizzazione alla tutela dell’intelligenza.
La prima domanda che una campagna simile suscita (è un’operazione comica o intellettuale?) trova risposta solo attraverso un’altra domanda: cosa intendiamo esattamente per intelligenza?
Una parola che sfugge alle definizioni
I vocabolari la riconducono alla capacità di comprendere, di intendere, di formulare concetti. Ma l’intelligenza sfugge alle definizioni totalizzanti.
Un indizio linguistico interessante: l’inglese usa due termini distinti, cleverness e intelligence, senza che esista un accordo pieno su come vadano ripartiti. Il che suggerisce che stiamo cercando di nominare con una sola parola fenomeni piuttosto diversi.
Eppure, pur senza una definizione condivisa, ciascuno ha una precisa idea di cosa significhi essere intelligenti. È una di quelle nozioni che funzionano benissimo nell’uso quotidiano e collassano appena si prova a fissarle.
Un argomento scomodo
C’è poi un aspetto che l’operazione mette bene in luce: l’intelligenza non è affatto considerata all’unanimità una dote positiva.
Viene guardata con sospetto per ragioni diverse: perché associata al dovere scolastico e all’impegno, perché legata a una difficoltà di comprensione, o al contrario perché implica libertà di scelta e consapevolezza, cose che possono risultare scomode.
Il paradosso sociale è evidente: a scuola chi non è considerato capace non viene apprezzato; sul lavoro, chi appare più capace del proprio superiore rischia di essere emarginato o frustrato. L’intelligenza diventa così frequentemente causa di rivalità e invidia, ed è questa la ragione per cui, sostiene la campagna, spesso si tende a nasconderla.
Intelligenza come deviazione
Il passaggio concettuale centrale è l’accostamento tra intelligenza e trasgressione, intese entrambe come deviazione dalla norma.
L’intelligenza, in questa lettura, è ciò che spinge ad andare oltre i condizionamenti mentali e le convenzioni: per sperimentare, per scoprire, per evolvere, e per liberarsi da regole ormai distanti dalla natura delle cose.
Una precisazione però è necessaria, e la campagna la fa: deviare dalla norma non significa di per sé produrre qualcosa di utile. La caratteristica che distingue l’intelligenza è proprio il rendere qualcosa vantaggioso per la collettività, oltre che per sé stessi, e tra i vantaggi possibili rientra anche il semplice piacere dell’intrattenimento.
Perché una campagna virale
Da qui il collegamento con la comunicazione virale, così chiamata per la sua somiglianza con la propagazione di un contagio.
Uno dei fattori del successo di certi contenuti in rete sta proprio nel loro carattere trasgressivo, nei messaggi e negli stili linguistici che si scostano dall’atteso. Non è l’unico elemento che spinge le persone a condividere spontaneamente, ma è tra i più efficaci.
Se dunque intelligenza e trasgressione condividono il fatto di deviare dalla norma, il linguaggio virale diventa il veicolo naturale per parlare della prima. E c’è una ragione ulteriore: in una società che presenta tutto con il linguaggio dei prodotti, presentare l’intelligenza come un prodotto è a sua volta un’operazione fuori norma, e per questo capace di attirare attenzione.
Non un’azione, ma una condizione
C’è una differenza importante rispetto alle campagne sociali tradizionali: quelle che promuovono la lettura, la sicurezza, la responsabilità d’impresa.
Quelle campagne si focalizzano su un’azione precisa. Una campagna sull’intelligenza no: riguarda un elemento più profondo, senza il quale (argomenta l’ideatore) anche le azioni virtuose rischiano di restare prive di efficacia reale. Si può promuovere il comportamento giusto, ma se manca la capacità di comprenderne le ragioni, quel comportamento non regge al primo cambiamento di contesto.
Il paradosso come chiave
L’ultimo passaggio è il più speculativo. Se l’intelligenza sfugge a definizioni precise e cambia connotati a seconda del contesto, sfugge anche a una comprensione puramente logica. I sentimenti, per esempio, sono intelligenti? Esistono sentimenti stupidi?
In questi termini l’intelligenza somiglia a un paradosso: parola che etimologicamente significa “contrario all’opinione corrente”. Alcune tradizioni di pensiero orientali considerano proprio il paradosso come principio delle leggi cosmiche, in tensione con le regole logiche che l’umanità si è data.
Ne discende una catena suggestiva: la deviazione dalla norma è paradosso; il paradosso è trasgressione rispetto alle regole umane, non a quelle naturali. E se la trasgressione riscuote tanto successo in rete, potrebbe essere perché la natura umana si sente libera proprio nel paradosso.
La leggerezza come metodo
Coerentemente, la campagna adotta una prospettiva comica. I video presentano situazioni inizialmente ordinarie che si trasformano in qualcos’altro, attraverso elementi o eventi fuori contesto.
È lo slittamento di campo semantico, procedimento tipico tanto della comicità quanto del paradosso: si costruisce un’aspettativa e la si disattende, e in quello scarto si apre uno spazio di pensiero.
Un tema serio affrontato con la leggerezza del gioco, insomma: nella convinzione che la capacità di giocare, di affrontare le situazioni con gioia e di trasformare la tragedia in commedia sia essa stessa una forma di intelligenza.
Domande frequenti
Perché una campagna sociale sull’intelligenza?
Perché a differenza delle campagne tradizionali, che promuovono un’azione precisa, questa riguarda una condizione più profonda: senza capacità di comprendere le ragioni, anche i comportamenti virtuosi rischiano di non reggere al cambiamento di contesto.
In che senso l’intelligenza sarebbe “trasgressiva”?
Nel senso che comporta una deviazione dalla norma: andare oltre i condizionamenti mentali e le convenzioni per sperimentare e scoprire. Con una precisazione: deviare non basta, ciò che qualifica l’intelligenza è produrre un vantaggio anche collettivo.
Perché l’intelligenza è spesso guardata con sospetto?
Perché genera rivalità e invidia: a scuola è misurata come dovere, sul lavoro chi appare più capace del proprio superiore rischia emarginazione. Da qui la tendenza diffusa a nasconderla.
Cos’è lo slittamento di campo semantico?
Il procedimento per cui una situazione ordinaria viene deviata da un elemento fuori contesto, disattendendo l’aspettativa costruita. È tipico sia della comicità sia del paradosso, ed è la tecnica adottata nei video della campagna.