Azienda e Organizzazione

Il Pregiudizio

Per quanto in misure e modi estremamente diversi tra loro, la stragrande maggioranza degli individui, anche quelli che tendono a dare un’immagine di sé come “socialmente corretta” e libera, provano, o hanno provato almeno una volta nella loro vita, dei pregiudizi nei confronti di un qualche individuo o di una certa categoria sociale. Il pregiudizio, infatti, rappresenta una componente della vita cognitiva degli esseri umani piuttosto diffusa, anche a dispetto dei forti valori ugualitari che questi possono comunque condividere in modo del tutto aperto e sincero: quando non si genera come un evidente e consapevole razzismo, il pregiudizio sembra potersi sviluppare anche in forma quasi inconscia o rimanere a livello latente.
Per fare luce su quello che la psicologia sociale intende riferendosi a questo comune fenomeno, è bene introdurre il suo significato etimologico: la stessa parola pre-giudizio, indica un giudizio, su persone, gruppi sociali o fatti, formulato ed emesso a priori e, quindi, non confortato da alcuna esperienza che ne approvi o ne smentisca i contenuti. Ecco che il pregiudizio si presenta come una sorta di falsa conoscenza: di predisposizione a giudicare in maniera negativa un certo tipo di situazioni o gruppi sociali differenti da quello d’appartenenza (ingroup) e, successivamente, ad agire in maniera sfavorevole e preconcetta nei loro confronti.
Il pregiudizio non rappresenta soltanto una connotazione valutativa, spesso fondata su stereotipi sfavorevoli relativi all’ outgroup, ma si concretizza anche in azioni e atteggiamenti ben precisi e, a volte, purtroppo, tragicamente evidenti. Come ogni atteggiamento il pregiudizio è composto da una parte cognitiva, rappresentata dagli stereotipi e dalle credenze che gli individui posseggono in relazione ad un certo oggetto o ad una certa categoria sociale, una parte affettiva, ovvero i sentimenti suscitati e messi in atto dall’oggetto bersaglio e, infine, una parte comportamentale che presuppone le azioni realizzate in pratica nei confronti dell’oggetto o del gruppo bersaglio (Villani 2005).
Come lo stereotipo, anche il pregiudizio si caratterizza per la sua resistenza a qualsiasi tipo di confutazione, che si realizza nel tentativo di deformare razionalmente le prove che la realtà e le relazioni, spesso, portano a sua smentita.
Già da questi primi caratteri è possibile identificare la natura sociale del fenomeno del pregiudizio: anche le persone preconcette agiscono sulla base dell’esperienza del proprio ambiente sociale e arricchite dalle informazioni che ricevono nell’interazione o dai processi di socializzazione a certi tipi di pregiudizio, che avvengono all’interno delle culture di cui fanno parte. Si può dire, quindi, che l’atteggiamento rappresenti l’anello di congiunzione tra l’individuo e la società perché contribuisce a indirizzare i comportamenti singoli al suo interno, rendendoli coerenti con le norme della struttura sociale.
La letteratura specifica propone diverse teorizzazioni del fenomeno pregiudiziale che sostanzialmente possono essere ricondotte a due grandi filoni distinti: il primo è rappresentato da quelle correnti di studi concentrate sulla figura del singolo e che tendono a privilegiare un criterio esplicativo fondato sulle strutture motivazionali e cognitive del soggetto, per le quali il pregiudizio rappresenta un fenomeno sostanzialmente individuale; il secondo, invece, si caratterizza per una spiccata analisi contestuale, sia di livello interpersonale che intergruppi, che ritiene fondamentale la valutazione delle dimensioni storiche, culturali e sociali di questo fenomeno. Pur non potendo assolutamente escludere una certa rilevanza della parte motivazionale e cognitiva, strettamente relativa alle predisposizioni soggettive e alla particolare struttura della personalità dei vari soggetti, in questa sede, verrà privilegiata l’analisi del fenomeno pregiudiziale, eseguita da un’ottica contestuale.


La psicologia sociale definisce atteggiamento la tendenza a rispondere prontamente, in maniera positiva o negativa, a un particolare oggetto, o a un gruppo, e che comporta una reazione valutativa nei loro confronti; l’atteggiamento consta di un contenuto cognitivo, di una parte affettiva e una strettamente comportamentale (Villani 2005).

Tra i fattori che potremmo definire interni alla personalità si fa riferimento a individui generalmente frustrati, che esprimono la loro aggressività repressa in atteggiamenti di ostilità nei confronti degli altri individui o degli altri gruppi, oppure, ai modi con cui essi giudicano la realtà sulla base delle credenze e della concezione del mondo di cui sono portatori.
Immagine di Giulia Moretti

Giulia Moretti

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