Il volto come specchio dell’anima
La protagonista, Salma (interpretata da un’attrice di straordinaria intensità) porta sul suo viso il “fascino sofferto” di chi ha vissuto. Come osservava lo psichiatra Eugenio Borgna, sulle linee del volto e negli sguardi si manifestano e si nascondono i linguaggi dell’anima. E questo è tanto più vero quando il viso si presenta per quello che è, senza ritocchi.
È bello, oggi, vedere una donna che porta con naturalezza la propria età, in un’epoca abituata a maschere e rifacimenti. Le maschere, del resto, andrebbero lasciate al carnevale, o allo psicodramma, dove diventano potentissimi strumenti di espressione del Sé: lì, come ci insegna la tradizione dei metodi d’azione, la maschera non nasconde ma rivela, copre per poi svelare. Nella vita di tutti i giorni, invece, è meglio poter leggere sul volto tutti i segni degli anni e del “tempo interiore”.
La battaglia di Salma
Salma è una vedova che vive in una casa povera ma dignitosa, la cui bellezza è tutta nella vista sugli alberi di agrumi. Il marito è morto anni prima per il troppo lavoro, e lei è rimasta con i limoni: le sue radici e l’unica fonte di guadagno.
L’equilibrio si spezza con l’arrivo di un nuovo, potente vicino, che vuole a tutti i costi abbattere gli alberi, considerandoli una potenziale minaccia alla sicurezza. Salma non cede: porta il suo caso in tribunale, sostenuta da un giovane avvocato che si appassiona alla sua causa. Tutto lascia presagire una battaglia persa, come sempre quando ci si oppone al potere. Eppure lei va avanti con la determinazione di chi sa che, perdendo, perderebbe la propria ragione di vita. È una battaglia che solo un amore esclusivo può combattere: un coraggio simile, per intensità, all’amore materno.
La solidarietà silenziosa tra donne
Ma Salma non è davvero sola. Una donna la osserva dalla casa di fronte, attraverso il giardino che le separa: è la moglie del vicino potente. All’inizio prova una curiosità impotente, poi un’attenta solidarietà, man mano che i confini naturali del giardino si fanno sempre più invalicabili per la “stupidità degli uomini”: prima una rete, poi un muro.
È un motivo classico (la “finestra di fronte”) che il cinema e la letteratura hanno esplorato tante volte. Le due donne si osservano per tutta la narrazione senza mai parlarsi, finché alla fine si incontrano e finalmente si sorridono. La loro era stata una vicinanza segreta, a dispetto di ogni confine: una vicinanza che si svela quando la donna più giovane comprende la lezione inconsapevole della sua dirimpettaia. Una duplice lezione: andare fino in fondo nella difesa del proprio bisogno e, soprattutto, smettere di fingere che i propri desideri coincidano con quelli che gli altri hanno confezionato per lei.
I desideri di Salma
Anche Salma ha i suoi desideri. Di fronte all’attrazione del giovane avvocato, la vediamo sciogliere i capelli, civettare allo specchio con i gioielli tenuti nascosti chissà da quanto, dare un po’ di leggerezza a un viso indurito dalla fatica dell’esistere. Ma l’avvocato è troppo giovane per lei. E forse ciò che lo lega a lei non è vero amore: come suggeriva Calvino, spesso il giovane corre verso la donna cercando soprattutto in lei una conferma di esistere, più che amandola davvero.
Salma si ritroverà di nuovo sola: sola ma non disperata. In una scena finale toccante, brucia i vestiti del marito, pronta a ricominciare, e vaga lentamente per il giardino con un portamento da tragedia greca. È l’immagine di una donna che, pur ferita, non rinuncia alla propria dignità.
I limoni come metafora dell’esistenza
Al centro di tutto restano i limoni. Il regista ha spiegato di aver scelto questa pianta (semplice e leggiadra, dai frutti bellissimi ma quasi immangiabili) proprio per la sua leggerezza, evitando il peso simbolico che altre piante avrebbero portato con sé.
Eppure i limoni sono piante speciali, cariche di significato poetico: già Montale, nella sua celebre lirica, ne aveva fatto il simbolo di ciò che è semplice, essenziale e vero, capace di aprire improvvisi squarci di luce nell’anima. Anche il giardino di Salma diventa, dall’inizio alla fine, la metafora di una condizione esistenziale. Finché gli alberi sono verdi e il ciclo dei raccolti si ripete, non c’è nulla da temere: si va avanti, anche a fatica.
Sradicarli, invece, significa interrompere con brutalità il ciclo vitale: sradicare una parte di sé, essere violentati nella propria intima essenza. Struggente la scena in cui i limoni abbandonati cadono dai rami, e lei, come una madre che sente i figli in pericolo, si sveglia con lo sguardo rivolto all’agrumeto. Fino al flashback in cui Salma bambina, sulle spalle del padre, sfiora i limoni con la leggerezza di una giostra.
Il giardino diventa così emblema di un dramma individuale, ma anche dell’assurdità di ogni conflitto: di ogni guerra che, come tutte le guerre, si riproduce e ripropone la propria incomprensibilità. Un film che, attraverso una storia intima, ci parla del bisogno universale di difendere le proprie radici, la propria voce e i propri desideri.
Domande frequenti
Di cosa parla “Il giardino di limoni”?
È un film di Eran Riklis su Salma, una vedova che difende in tribunale il suo agrumeto, minacciato di abbattimento da un potente vicino. Sullo sfondo di un conflitto, il film racconta la battaglia di una donna per le proprie radici, i propri bisogni e la propria dignità.
Qual è il tema psicologico centrale?
Il difendere i propri bisogni fino in fondo e il coraggio di non fingere che i propri desideri coincidano con quelli che gli altri hanno confezionato per noi. Emerge anche il tema della solidarietà silenziosa tra donne e della conferma di esistere che cerchiamo nell’altro.
Cosa simboleggiano i limoni nel film?
Il giardino di limoni è la metafora di una condizione esistenziale: finché gli alberi sono verdi, la vita prosegue; sradicarli significa interrompere il ciclo vitale e ferire una parte di sé. Come nella poesia di Montale, i limoni rappresentano ciò che è semplice, essenziale e vero.
Perché le due donne sono così importanti?
Perché rappresentano una solidarietà che supera ogni muro e confine. Osservandosi dalle finestre di fronte, senza parlarsi, la più giovane apprende dall’esempio di Salma la lezione di difendere i propri bisogni e di dare voce ai propri desideri autentici.
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