Prima di parlare di furto
Il testo originale coglie il punto corretto: prima di una certa età l’atto non ha il significato che gli attribuiamo.
Il concetto di proprietà si costruisce gradualmente. In età prescolare esiste il senso di ciò che è “mio”, legato al possesso attuale e all’uso, molto prima della comprensione che un oggetto appartiene stabilmente a qualcun altro anche quando non lo ha in mano.
Va corretta però la formulazione: definire i bambini piccoli egoisti è impreciso. Gli studi mostrano comportamenti di aiuto spontaneo già nel secondo anno di vita: ciò che manca non è la disponibilità verso gli altri, ma la nozione astratta di proprietà.
Va corretta anche l’idea che manchi il senso di colpa: forme precoci di disagio dopo un danno compaiono presto. Ciò che si sviluppa più tardi è la capacità di collegare l’atto alle sue conseguenze e di anticiparle.
Quanto è comune
Il dato che aiuta di più i genitori: prendere qualcosa che non è proprio è un comportamento che una larga parte dei bambini mette in atto almeno una volta.
Un episodio isolato non ha significato clinico, non predice condotte future e non indica un problema morale.
Va precisata l’affermazione del testo originale sui furti come settanta per cento delle condotte devianti minorili: si tratta di una statistica sui reati denunciati, cioè su una popolazione molto ristretta e già selezionata. Non descrive i bambini in generale, e usare quel numero in un articolo destinato a genitori è fuorviante.
Sulla differenza fra maschi e femmine, il divario riguarda soprattutto i casi che arrivano al sistema giudiziario, ed è in parte spiegato da differenze nella segnalazione e nel trattamento più che nella condotta.
Le ragioni possibili
Le più frequenti sono banali, e conviene considerarle prima delle altre.
- Impulsività: il desiderio precede il controllo, che matura lentamente per tutta l’infanzia e l’adolescenza.
- Appartenenza: prendere ciò che gli altri hanno, o poter offrire qualcosa ai compagni, in età in cui il gruppo pesa molto.
- Prova dei limiti: verificare cosa accade.
- Richiesta indiretta di attenzione, spesso in fasi di cambiamento familiare.
- In alcuni casi, bisogno reale (di cibo, di materiale scolastico) che merita di essere considerato prima di ogni interpretazione psicologica.
Va aggiunto un elemento che il testo non nomina: talvolta il bambino agisce sotto pressione di altri, o è vittima di prevaricazioni. Chiedere prima di concludere è essenziale.
Come rispondere
Le indicazioni con maggiore sostegno sono coerenti fra loro.
Affrontare l’episodio con calma e in privato. Descrivere il comportamento senza etichettare la persona: “hai preso una cosa che non era tua”, non “sei un ladro”. Le etichette tendono a essere interiorizzate.
Prevedere una riparazione concreta e proporzionata (restituire, scusarsi, compensare) che è più efficace della punizione perché mostra come si rimedia.
Evitare le punizioni severe: sono associate a maggiore probabilità di ripetizione e a occultamento più accurato, non a riduzione del comportamento.
Evitare anche gli interrogatori a trabocchetto quando si conosce già la risposta: mettono il bambino nella condizione di mentire e spostano il problema.
Non riesumare l’episodio a distanza di tempo.
Quando approfondire
Un episodio non è un segnale. Lo diventa quando compaiono più elementi insieme.
Comportamento ripetuto nonostante le conversazioni; associazione con altre condotte come aggressività, menzogne sistematiche, fughe o assenze scolastiche; cambiamento improvviso rispetto al funzionamento precedente; assenza di reazione emotiva; furti che non hanno una funzione riconoscibile.
In adolescenza va considerata anche una possibile relazione con l’uso di sostanze.
Il messaggio conclusivo è però l’altro: nella grande maggioranza dei casi si tratta di un evento di passaggio, e la reazione sproporzionata dell’adulto è ciò che rischia di lasciare il segno più duraturo.
Domande frequenti
A che eta si puo parlare di furto?
Non prima che il bambino abbia costruito la nozione di proprieta e la capacita di anticipare le conseguenze, indicativamente dall’ingresso nella scuola primaria.
E un comportamento raro?
No: una larga parte dei bambini lo mette in atto almeno una volta. Un episodio isolato non ha significato clinico e non predice condotte future.
Come conviene reagire?
Con calma e in privato, descrivendo il comportamento senza etichettare la persona, e prevedendo una riparazione concreta. Le punizioni severe aumentano la ripetizione e l’occultamento.
Quando preoccuparsi?
Quando il comportamento e ripetuto, si accompagna ad altre difficolta, segna un cambiamento improvviso o non ha una funzione riconoscibile.