Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Professionalità, questa sconosciuta

«Professionale» viene usato per indicare educazione, puntualità o un lavoro ben fatto. Sono cose diverse, e distinguerle serve, perché su cosa produce davvero una prestazione competente la ricerca ha risultati precisi. Articolo divulgativo su psicologia del lavoro e delle competenze. Tre cose sotto la stessa parola Conviene separarle, perché hanno determinanti diversi. La competenza tecnica: […]

Psicolab — Professionalità, questa sconosciuta
«Professionale» viene usato per indicare educazione, puntualità o un lavoro ben fatto. Sono cose diverse, e distinguerle serve, perché su cosa produce davvero una prestazione competente la ricerca ha risultati precisi.
Articolo divulgativo su psicologia del lavoro e delle competenze.

Tre cose sotto la stessa parola

Conviene separarle, perché hanno determinanti diversi.

La competenza tecnica: saper fare la cosa, con un livello di prestazione verificabile.

La condotta professionale: rispetto degli impegni, gestione dei conflitti, riservatezza, riconoscimento dei propri limiti.

Le convenzioni di forma: abbigliamento, registro, cortesia, che variano fortemente per contesto e cultura, e che vengono spesso confuse con le prime due.

La confusione ha un costo pratico: si valuta la terza credendo di valutare la prima. Ed è documentato che la fiducia espressa e la conformità alle attese di forma influenzano il giudizio di competenza più della competenza effettiva.

Come si costruisce una competenza reale

Qui la ricerca sull’expertise offre il risultato più utile, e contraddice l’intuizione.

L’esperienza da sola non basta. In molti ambiti, gli anni di pratica mostrano una relazione sorprendentemente debole con la qualità della prestazione: si può ripetere per decenni un’attività senza migliorare.

Ciò che distingue i domini in cui la competenza cresce è la presenza di tre condizioni: ambiente regolare (in cui esistano schemi ricorrenti da apprendere) ritorno informativo rapido e accurato, e opportunità di esercitazione mirata sugli aspetti che non funzionano.

Dove queste condizioni mancano (perché il feedback arriva tardi, è ambiguo o non arriva affatto) l’intuizione professionale risulta poco affidabile anche in persone molto esperte. È il motivo per cui alcune professioni sviluppano competenza rapidamente e altre molto meno.

Va aggiunto il dato che rende tutto questo urgente: l’autovalutazione dei professionisti è scarsamente accurata, e la fiducia nella propria competenza cresce più rapidamente della competenza stessa.

Cosa fa davvero la differenza

  • La misurazione degli esiti e la loro restituzione: è ciò che consente di accorgersi quando qualcosa non funziona, e in ambito clinico migliora i risultati.
  • La supervisione con osservazione diretta (registrazioni, casi seguiti) più efficace del racconto retrospettivo del proprio operato.
  • L’esercitazione sulle situazioni difficili anziché la ripetizione di quelle già padroneggiate.
  • Le abilità interpersonali in condizioni difficili, che nelle professioni di aiuto sono il predittore più consistente degli esiti.

Va segnalato ciò che non predice gli esiti quanto si crede: gli anni di esperienza, i titoli accumulati e la sicurezza percepita.

La parte etica

C’è un elemento che le definizioni da dizionario non colgono, ed è forse il più importante.

La condotta professionale include il riconoscimento dei propri limiti: sapere cosa non si sa, dichiararlo, e indirizzare altrove quando serve. Nelle professioni di aiuto è il criterio di serietà più affidabile, ed è l’opposto di ciò che la sicurezza ostentata suggerisce.

Include la gestione dei conflitti di interesse, che non sono solo economici: l’investimento intellettuale in un metodo o in una teoria influenza il giudizio anche in assenza di qualunque intenzione.

E include un elemento che riguarda le condizioni: la prestazione professionale dipende dal contesto. Carichi eccessivi, tempi compressi e affaticamento riducono la qualità in modo documentato, e attribuire a mancanza di professionalità ciò che dipende dall’organizzazione è un errore diffuso.

Il criterio che riassume tutto: professionale non è chi appare sicuro e impeccabile, ma chi ha strumenti per accorgersi quando sbaglia, e la disponibilità a usarli.

Domande frequenti

Educazione e puntualita sono professionalita?

Sono convenzioni di forma, variabili per contesto e cultura. Vanno distinte dalla competenza tecnica e dalla condotta professionale, con cui vengono spesso confuse.

L’esperienza produce competenza?

Non da sola: in molti ambiti gli anni di pratica hanno una relazione debole con la qualita. Servono ambiente regolare, ritorno informativo rapido ed esercitazione mirata.

I professionisti sanno valutare la propria competenza?

Male: l’autovalutazione e scarsamente accurata, e la fiducia nella propria competenza cresce piu rapidamente della competenza stessa.

Qual e il criterio di serieta piu affidabile?

Il riconoscimento dei propri limiti: sapere cosa non si sa, dichiararlo e indirizzare altrove quando serve.

Sotto la parola professionalita convivono competenza tecnica, condotta e convenzioni di forma, e si finisce per valutare la terza credendo di valutare la prima. La competenza non nasce dall’esperienza in se ma da ambienti con feedback rapido ed esercitazione mirata, e l’autovalutazione dei professionisti e inaffidabile. Cio che la costruisce e la misurazione degli esiti e la supervisione con osservazione. E professionale e chi ha strumenti per accorgersi quando sbaglia.
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