Perché il gioco
La premessa è solida. I bambini in età prescolare e nella prima età scolare hanno competenze verbali limitate per descrivere stati interni complessi, e il gioco offre un canale alternativo di espressione.
Nel gioco simbolico è possibile rappresentare situazioni difficili mantenendo una distanza protettiva: si può far accadere a un personaggio ciò che non si riesce a dire di sé.
Il gioco consente inoltre di esercitare la regolazione emotiva e le competenze sociali in un contesto a bassa posta, ed è associato allo sviluppo della comprensione degli stati mentali altrui.
Va precisato però un punto sulle evidenze di base: i benefici cognitivi generali attribuiti al gioco simbolico (su linguaggio, funzioni esecutive, creatività) sono meno solidi di quanto la divulgazione affermi, e le rassegne più caute li ridimensionano. Il gioco vale come contesto e come canale, più che come motore dello sviluppo cognitivo.
Cosa dicono le valutazioni
Sull’efficacia della terapia del gioco le sintesi riportano effetti positivi, con un limite metodologico rilevante: molti studi hanno campioni ridotti, confronti con l’assenza di trattamento anziché con un’attività di controllo attiva, e valutazione degli esiti non indipendente.
Il dato più utile emerge dal confronto fra approcci diversi.
Gli approcci non direttivi, in cui il terapeuta segue il bambino senza indirizzarlo, hanno una lunga tradizione clinica e evidenze meno robuste.
Gli approcci che coinvolgono i genitori mostrano risultati migliori. In particolare, i programmi in cui il professionista insegna ai genitori a condurre sessioni di gioco strutturato con il proprio figlio hanno evidenze consistenti sulla riduzione dei problemi di comportamento e sullo stress genitoriale.
È un risultato coerente con quanto sappiamo in generale sugli interventi in età evolutiva: ciò che coinvolge chi sta col bambino tutti i giorni funziona meglio di ciò che avviene solo in stanza.
Cosa contiene un intervento efficace
- Tempo dedicato guidato dal bambino, senza correzioni, insegnamenti o domande di verifica.
- Descrizione di ciò che il bambino sta facendo, che comunica attenzione senza dirigere.
- Nominare gli stati mentali dei personaggi e del bambino, che è associato allo sviluppo della comprensione emotiva.
- Lode specifica del comportamento desiderato.
- Esercitazione pratica con ritorno informativo per i genitori: è il fattore che distingue i programmi che funzionano da quelli che si limitano a spiegare.
Va segnalato un uso con supporto specifico: il gioco come preparazione a situazioni temute (visite mediche, procedure, cambiamenti) riduce ansia e disagio, ed è fra gli impieghi meglio documentati.
Due cautele
La prima riguarda l’interpretazione. Il disegno e il gioco non sono strumenti diagnostici: gli indicatori proiettivi hanno validità limitata, e non è possibile inferire da un disegno che sia avvenuto un abuso o una specifica esperienza. È un ambito in cui inferenze eccessive hanno prodotto danni documentati.
La seconda riguarda la collocazione: la terapia del gioco è un formato, non un trattamento per ogni condizione. Per disturbi specifici esistono interventi con evidenze superiori, e il gioco può essere il veicolo attraverso cui vengono applicati anziché un’alternativa.
Un ultimo elemento pratico che il testo originale coglie bene: quando i genitori faticano a comprendere il comportamento del proprio figlio, spesso ciò che serve non è interpretare significati nascosti ma osservare insieme cosa accade prima e dopo quel comportamento. È meno affascinante, e più risolutivo.
Domande frequenti
Perche si usa il gioco con i bambini?
Perche offre un canale espressivo alternativo alle parole e consente di rappresentare situazioni difficili mantenendo una distanza protettiva.
La terapia del gioco e efficace?
Le sintesi riportano effetti positivi ma con limiti metodologici. I risultati migliori si osservano negli approcci che coinvolgono attivamente i genitori.
Dai disegni si capisce cosa e successo a un bambino?
No: gli indicatori proiettivi hanno validita limitata e non consentono di inferire esperienze specifiche. Inferenze eccessive hanno prodotto danni documentati.
Cosa possono fare i genitori?
Dedicare tempo guidato dal bambino senza correzioni, descrivere cio che fa, nominare gli stati mentali e lodare comportamenti specifici.
[…] di oncologia pediatrica. Durante il suo lavoro a contatto con i bambini, usava le bambole per la play therapy, ossia la terapia del gioco, al fine di aiutarli a esprimersi. L’idea di creare delle bambole, […]