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Play therapy: il gioco diventa terapia

Breve Estratto

La Play therapy è una terapia espressiva che attraverso il gioco favorisce lo sviluppo del bambino e permette di migliorare, in modo progressivo, alcuni processi quali il problem solving, la capacità di autoespressione e autoregolazione emotiva.

Abstract

Perché i bambini giocano? Quale è il significato del gioco? È possibile fare terapia con il gioco?

Il gioco è il linguaggio del bambino. Attraverso di esso, si può costruire una relazione significativa con l’adulto.

La Play therapy è una terapia espressiva che attraverso il gioco favorisce lo sviluppo del bambino e permette di migliorare, in modo progressivo, alcuni processi quali il problem solving, la capacità di autoespressione e autoregolazione emotiva.

La Play Therapy

La Play therapy è una terapia espressiva utilizzata nell’ambito evolutivo. 

Talvolta, i genitori presentano difficoltà nella comprensione di alcuni comportamenti del bambino e di alcune manifestazioni disturbanti. Esprimono fatica nell’entrare in relazione con esso e si rivolgono ai professionisti per richiedere un supporto e un sostegno nella comprensione, ma anche nella gestione di tali comportamenti. La Play therapy può essere uno strumento che favorisce sia la comprensione che la regolazione di tali comportamenti in età infantile.

Il gioco è una “cosa seria” …. I bambini trascorrono la maggior parte del proprio tempo a giocare, ad esprimere se stessi attraverso l’attività ludica.

Si, perché il gioco è un canale di espressione, è un mezzo che favorisce la relazione con l’altro e permette all’altro di accedere al mondo interno del bambino.

Play Therapy arriva dal passato

Fin dal passato, da Rosseau, a Freud che fu il primo ad attribuire al gioco un valore terapeutico, a Melania Klein e Anna Freud che utilizzarono il gioco come strumento di analisi e di costruzione di una relazione terapeutica, il gioco è visto come focus per osservare, comprendere ed entrare nel mondo del bambino.

Per gli psicologi che lavorano nel campo evolutivo, è sul gioco che è possibile costruire una prima relazione con il bambino, che diventa canale comunicativo, mezzo di lettura della espressione del se e ponte per costruire la relazione con l’altro diverso da se.

Il gioco è anche lo strumento adattivo all’ambiente esterno e ciò che permette lo sviluppo psicomotorio ed emotivo. Nel gioco, il bambino, si sente sicuro, può organizzare il suo vissuto: per esempio i giochi simbolici sono rappresentativi della realtà che può essere dal bambino riadattata e manipolata. 

Play Therapy: la terapia

La Play therapy è una terapia espressiva, ovverosia, una terapia che ha la finalità di favorire l’espressione, lo sviluppo della fantasia ed il coinvolgimento attivo.

L’idea fondamentale dalla quale partire è che ogni bambino ha una sua individualità, ha un suo percorso di sviluppo e sue attitudini. Il gioco evolve con l’evoluzione del bambino: inizialmente il bambino fa un gioco di tipo corporeo, poi sensoriale, simbolico e sociale.

La play therapy ha come finalità quella di comprendere la comunicazione attraverso l’attività ludica spontanea del bambino.

Il play therapist deve pertanto ricreare un setting adeguato, deve scegliere un materiale che favorisca l’espressività e che permetta di far emergere le difficoltà che il bambino potrebbe avere (problematiche nell’ambito famigliare o scolastico per esempio) deve saper gestire in modo adeguato la relazione con i caregivers e, aspetto, più importante deve saper osservare e leggere il gioco del bambino.

Come si struttura l’attività della play therapy

L’ambiente : lo spazio, il tempo, i materiali

Lo spazio ha un ruolo importante dal punto di vista organizzativo, esso deve essere accogliente e favorente la libertà di espressione in una condizione di sicurezza, deve essere anche regolato, affinché il bambino non si perda in uno stato di confusione, ma abbia la percezione di essere all’ interno di confini delineati precisi.

Il tempo concordato è di solito di un’ora alla settimana.

I materiali sono preparati all’inizio dell’incontro dal play therapist, affinché possano essere adeguati alla età del bambino e alla tipologia di difficoltà che si vuole far emergere dal gioco.

Il play therapist: figura professionale

Il ruolo del play therapist è fondamentale, poiché è il conduttore e facilitatore dell’attività.

Il play therapist deve essere attento, accogliente, fiducioso e rispettoso nei confronti dei tempi e delle modalità del bambino, regolato, paziente e può fungere da “contenitore” rispetto ai comportamenti disturbanti. Deve avere anche una buona capacità di mettersi in gioco e di non giudicare.

L’attività della play therapy: scopo

Durante l’attività il bambino gioca spontaneamente e l’adulto ha il ruolo di sostegno e supporto rispetto alla attività. È una presenza discreta che ascolta, riformula le frasi, riprende e accoglie le emozioni che emergono nel gioco.

La relazione e comunicazione

La relazione che si viene a creare con il bambino deve essere una relazione di fiducia e così quella che si costruisce con i famigliari che parte anche dal primo colloquio di conoscenza, dove è fondamentale delineare le caratteristiche della play therapy e descriverne le finalità. In tale primo incontro si raccoglie l’anamnesi familiare e si condividono degli obiettivi perseguibili e concreti.

In conclusione, la play therapy è ritenuta uno strumento efficace, non invasivo e favorente il processo graduale dello sviluppo del bambino. Essa aiuta a superare i meccanismi di difesa, consente di migliorare la comunicazione e la libera espressione di se. Permette, infine, di migliorare i processi di autoregolazione e di conoscenza e comprensione delle emozioni.

D.ssa Laura Berrone

Pedagogista e Psicologa clinica

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