La piuma: un segno da custodire
Una piuma volteggia nell’aria e percorre lo schermo danzando sullo sventolio della brezza lieve di una giornata primaverile, disegnando arabeschi che incantano lo spettatore. Il suo tragitto finisce proprio tra le scarpe sporche di fango di Forrest Gump, il “differentemente abile” capace di incantare per due ore davanti allo schermo. Ecco la prima perla di questo film sulla diversità: ciò che per noi cosiddetti “normodotati” è quasi immondizia (la piuma è caduta a terra e quindi, per l’occidentale igienista, è sporca), per Forrest è un oggetto, quasi un segno, da raccogliere e custodire gelosamente. Che meraviglioso atteggiamento nei confronti della vita: cogliere ogni piuma e farne tesoro.
La piuma ha del resto un significato forte in molte tradizioni: in quella egizia, per esempio, Osiride pesa i cuori usando come misura una piuma, e se il cuore del trapassato pesa più della piuma gli è precluso il passaggio alla landa fertile. Nel caso di Forrest, quella piuma ha un significato particolare: è la piuma che il protagonista raccoglie il giorno in cui finalmente rivedrà Jenny, la sua amata Jenny. I tre quarti della pellicola sono infatti dedicati al racconto che Forrest fa della sua incredibile vita a persone incontrate per caso su una panchina, un racconto che probabilmente gli consente di sostenere l’emozione di essere a pochi passi da lei; il resto del film è dedicato agli sviluppi di quell’incontro.
Chi sono i veri “disabili”?
Vale la pena soffermarsi sull’eccellenza che Tom Hanks raggiunge nell’interpretare Forrest Gump: per tutto il film si ha la sensazione di avere davanti il personaggio, e mai l’arcinoto attore americano. Vale anche la pena riflettere sulla capacità di questi individui di relazionarsi con le persone: chi ha avuto il privilegio di vederli all’opera nella vita reale sarà certamente rimasto meravigliato dalla loro capacità di comunicare. Il film scorre tra realtà e illusione, scandito dalla lettura degli eventi che Forrest fornisce, e che spesso mette in ridicolo il modo di pensare di noi occidentali. Più di una volta viene da chiedersi chi siano i veri “disabili”.
La madre, la scuola e Jenny
“La vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”: una filosofia semplice ma forte, quella che la madre di Forrest aveva cercato di condividere con il figlio. “Ricordati quello che ti ho detto, Forrest: tu non sei diverso dagli altri”. La scena successiva è però implacabile: il preside sta dicendo alla donna, mentre Forrest ascolta poco più in là, “il suo ragazzo è diverso, il suo Q.I. è di 75”, mostrando uno di quei grafici che, in altre vesti, resistono ancora oggi nella psicologia “moderna”.
“Certi fatti te li ricordi bene, altri per niente, strano” continua Forrest tra un racconto e l’altro. “Una cosa però me la ricordo bene: la prima volta che ho sentito la voce più dolce del mondo”, la voce di Jenny, il primo giorno di scuola, sul pullman. Forrest passa molto tempo con lei, una bellissima bambina che deve sopportare una diversità dalle ben altre connotazioni: il padre abusa di lei, finché non viene affidata alla nonna. È la dolce Jenny che aveva gridato “corri, Forrest, corri!” quando i bulli della scuola importunavano Forrest come si fa con lo scemo del villaggio. E Forrest aveva iniziato a correre, frantumando l’apparecchio correttivo per le gambe insieme a una decina di record di velocità nella Contea di Greenbow, in Alabama.
Crescere con le proprie ferite
Forrest e Jenny crescono, e con loro crescono i disagi di Jenny, che tende a instaurare legami sessuali con partner violenti, come lo era il padre incestuoso. La donna cerca in ogni modo di vivere una vita “normale”, ma dalle immagini si comprende bene che, in certi casi, la cosa eccezionale è proprio essere normali. Jenny si relaziona attraverso la sessualità anche con Forrest: una volta, al college femminile, prende la sua mano e la posa sul proprio seno. Sono le prime esperienze di Forrest, ed è importante che le immagini mostrino anche questo: qualcuno ancora si scandalizza al pensiero che anche le persone differentemente abili possano avere la loro sessualità.
Il Vietnam, Bubba e il tenente Dan
Forrest viene preso tra i Marines. È divertente vedere come il suo Q.I. di 75 venga acclamato dai leader militari: “figliolo, sono sicuro che hai un fottutissimo Q.I. di 160!”. Forrest risponde sempre allo stesso modo, fa quello che gli dicono e fa carriera: una bella parodia del mondo militare, dove qualcuno disse che il concetto di “intelligenza militare” era una contraddizione in termini. Eppure non siamo ancora riusciti a liberarci della violenza più importante, quella esercitata sui più piccoli tra le mura domestiche.
Forrest parte per il Vietnam con l’amico Bubba, l’esperto di gamberi con cui aveva legato durante la preparazione militare. In Vietnam conosce un altro personaggio interessante, il tenente Dan, che ha una storia familiare piena di militari morti sul campo: un fatto che fa riflettere sui condizionamenti familiari e su quanto veniamo plasmati dal primo ambiente in cui “atterriamo” appena giunti sulla terra, per giunta senza libretto delle istruzioni. Bubba propone a Forrest di mettersi in società, una volta tornati, con una barca per la pesca dei gamberi; ma Bubba muore durante un attacco, dopo che Forrest è stato ferito nell’atto di salvare alcuni commilitoni, tra cui il tenente Dan, che si arrabbia molto per essere stato salvato: lui doveva morire sul campo come i suoi avi, con valore; quello era, secondo lui, il suo destino.
L’atto eroico vale a Forrest la medaglia al valore, e questo fa arrabbiare ancora di più il tenente Dan, che, ormai senza gran parte delle gambe ed ex combattente, si trova ai margini della società, alla mercé dei giudizi e dei pregiudizi. Va a trovare Forrest, non accettando che la vita abbia ridotto lui in quelle condizioni e abbia dato la medaglia a “un idiota che va a fare il cretino in televisione”: “ero il tenente Dan Taylor, avevo il mio destino!”. È arrabbiato anche con Dio: “tu l’hai già trovato Gesù, Gump?”. Forrest risponde con la forza e la spontaneità di un Buddha: “dovevo cercarlo? Non lo sapevo, signore; io ci vado in paradiso, tenente Dan!”.
La barca, la tempesta e la pace con Dio
Forrest e il tenente Dan trascorrono insieme l’ultimo dell’anno. Forrest racconta della promessa fatta a Bubba, e il tenente Dan ci scherza su: “se un giorno sarai il capitano di una barca per gamberi, io sarò il tuo primo ufficiale di bordo”. E così sia: congedato dall’esercito, Forrest guadagna 25.000 dollari per uno spot sul ping-pong, di cui era diventato un asso, compra una barca per la pesca dei gamberi e invita il tenente Dan a stare da lui.
All’inizio Forrest non riesce a pescare, e il tenente Dan coglie l’occasione per drammatizzare la sua battaglia con Dio quando fa cattivo tempo al largo. La tempesta è epocale, si sprigionano forze naturali potentissime, ma solo la loro barca riesce a non essere distrutta. Ora i due non hanno più concorrenza e ogni giorno fanno il pieno di gamberi. Un caso o un segno? Sembra che i due siano protetti da una buona stella: probabilmente si sono lasciati trasportare dalla corrente della vita, non senza lottare e andando fino in fondo. Andare fino in fondo consente loro di ottenere il premio: gli affari vanno a gonfie vele, e anche l’umore del tenente Dan ne risente. “Forrest, non ti ho mai ringraziato per avermi salvato la vita”: il tenente Dan sembra aver fatto pace con il suo Dio.
La morte della madre e il ritorno di Jenny
La madre di Forrest si ammala. “Sto morendo, Forrest”. “Perché muori, mamma?”. “È la mia ora, non devi avere paura, la morte fa solo parte della vita; io non lo sapevo, ma ero destinata a diventare la tua mamma”. Si ha la sensazione che stia morendo una donna realizzata, che è riuscita a trasformare una vita in salita in un bellissimo giglio. Poi Jenny torna a Greenbow: dorme a lungo, poi passeggia con Forrest, e i due amoreggiano come da piccoli. Forrest non aveva mai avuto dubbi: Jenny era la sua ragazza. “Vuoi sposarmi? Sarei un buon marito”. “È meglio che non ti sposi”, risponde lei, con il passato che pesa come un macigno. “Non sono intelligente, ma so cosa significa l’amore”: così Forrest risponde a ciò che Jenny gli aveva detto prima della partenza per il Vietnam. La notte Jenny va nel suo letto, “certo che ti amo”, ma al risveglio il sogno è finito: se n’è andata un’altra volta.
La corsa
Forrest è di nuovo solo. Da piccolo Jenny gli aveva detto di correre, e questo lo aveva aiutato in molte situazioni difficili; poi gli aveva regalato un paio di scarpe da ginnastica. Nella logica di Forrest, l’unica cosa da fare è correre. E infatti inizia: percorre gli Stati Uniti in lungo e in largo e diventa una celebrità. “Quando ero stanco, dormivo; quando avevo fame, mangiavo”. Mentre corre pensa ai suoi cari: alla mamma, a Bubba, al tenente Dan e soprattutto alla sua Jenny. Tutti pensano che corra per qualche motivo, e quando si ferma vanno in crisi esistenziale: “e noi adesso cosa facciamo?”. È un’ottima presa in giro del funzionamento della psiche dell’individuo, del gruppo e della collettività.
Il cerchio si chiude
Si passa dal film raccontato al film vissuto: Forrest arriva di corsa a casa di Jenny, che si scusa per essere fuggita e gli mostra i ritagli di giornale sulle sue gesta. Una donna conduce nell’appartamento un bimbo: “si chiama Forrest, gli ho dato il nome di suo padre”. Forrest non capisce, ma quando Jenny gli spiega che il bimbo è anche figlio suo rimane sconvolto, temendo che sia “diverso” come lui; Jenny lo rassicura: il piccolo Forrest è intelligente, molto intelligente. “Forrest, sono malata”: lui cerca di minimizzare, ma non si tratta di un raffreddore. “Mi sposeresti, Forrest?”. Non se lo fa ripetere due volte. Al matrimonio viene anche il tenente Dan, ora con le “gambe magiche” in titanio e una nuova fidanzata.
Poi la scena si ripete: dopo un breve periodo di serenità, sullo stesso letto in cui era morta la madre ora c’è Jenny. “Avevi paura in Vietnam?”, chiede, e Forrest racconta le sue avventure e la natura contemplata, di nuovo con la voce di un Buddha. “Avrei tanto voluto essere lì con te”, dice Jenny, e Forrest, incantevole, risponde: “tu c’eri!”. A queste parole Jenny risponde con uno degli “io ti amo” più belli della storia del cinema, tanto più bello perché si conosce il dolore di questa donna, la sua vita spezzata da un padre che quello sì era da spezzare. È probabilmente la prima volta che Jenny ama davvero e sente di essere amata per ciò che prova e non per altri motivi.
Jenny muore di sabato, come la madre era morta di mercoledì. Forrest piange davanti alla sua tomba ed esprime un bel monologo: destino o brezza? Cosa ci fa vivere quei precisi eventi? Dio? Il caso? “Io credo le due cose nello stesso momento”. Poi la vita riprende: c’è da prendersi cura del piccolo Forrest. L’uomo lo accompagna alla fermata dello scuolabus, gli dà il suo libro preferito, e da esso cade, di nuovo tra i suoi piedi, la stessa piuma vista all’inizio del film. Il cerchio si chiude, per adesso.
Domande frequenti
Perché “Forrest Gump” è considerato un film sulla diversità?
Perché, attraverso lo sguardo semplice di Forrest, ribalta i concetti di “normale” e “disabile”. Più volte lo spettatore si chiede chi siano i veri disabili, e il film mostra come persone considerate limitate possano avere grandi capacità relazionali e una saggezza profonda.
Che significato ha la piuma nel film?
La piuma apre e chiude la pellicola e rappresenta il tema del destino e del caso. Per Forrest è un segno da custodire; richiama la tradizione egizia in cui Osiride pesa i cuori con una piuma, e simboleggia la leggerezza con cui accogliere la vita.
Qual è la storia di Jenny e perché è centrale?
Jenny porta le ferite di un’infanzia segnata dagli abusi del padre, che la spingono a legami sessuali con partner violenti. La sua è una “diversità” più dolorosa di quella di Forrest, e il suo percorso verso l’amore autentico è uno dei nuclei emotivi del film.
Cosa insegna il personaggio del tenente Dan?
Il tenente Dan rappresenta i condizionamenti familiari e la ribellione contro il destino. Attraverso la sofferenza, la rabbia verso Dio e infine la riconciliazione, mostra come si possa accettare la vita anche quando non corrisponde alle aspettative ereditate.
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