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Neuroscienze

Basi neuroscientifiche delle emozioni

Abstract. Da sempre, le emozioni sono al centro della riflessione del pensiero occidentale poiché caratterizzano tutti gli aspetti della esperienza umana. La dimensione affettivo-emotiva dell’individuo è considerata dalla scienza un fattore fondamentale e ineliminabile per comprendere l’essenza dei processi del cervello e della mente. A partire dalla seconda metà del Novecento, sono state le neuroscienze affettive ad avviare lo studio delle basi neurali delle emozioni e ad analizzare i processi mentali legati alle dinamiche affettive e localizzare i loro meccanismi cerebrali. 

Parole chiave. Neuroscienze affettive, significato del termine emozione, processi affettivo-emotivi.

Introduzione alle emozioni di base della neuroscieza

Gioia e dolore, collera e paura, odio e amicizia, rimorso e vendetta, desiderio e amore. Sono i sentimenti che da sempre attraversano la vita dell’uomo e contribuiscono alla definizione di ciò che siamo. Gran parte di quello che siamo infatti è determinata dalle emozioni. Gli esseri umani- scrive Gustavo Pietopolli Charmet nel suo bel libro “Il motore del mondo. Come sono cambiati i sentimenti” (Solferino, Milano 2020) “decidono in base ai sentimenti che sperimentano”. I sentimenti sono “il motore del mondo”, a significare il fondamentale ruolo che l’affettività esercita nel vissuto individuale e interpersonale. L’emozione è il secondo elemento con cognizione e motivazione della trilogia della mente.

Le trasformazioni

All’origine della nostra esistenza ci sono sempre e comunque “gli affetti fondamentali”. Sentimenti che sono cambiati non solo in base alle “variabili soggettive”, ma anche in ragione delle imponenti trasformazioni avvenute nelle strutture familiari, nella vita di coppia, nelle relazioni tra figli e genitori. Questi mutamenti riguardano inoltre: la liberazione dei comportamenti sessuali, l’affrancamento della donna dal forte condizionamento della cultura patriarcale, la crisi dell’autorità paterna e i molteplici altri cruciali “sovvertimenti” delle relazioni e dei poteri che “imbrigliano” i sentimenti.

Le fondamenta della nostra vita

Su questa linea, si pone anche il grande neuro scienziato J. Panksepp, il quale ammette che i processi affettivi sono “le fondamenta” su cui è stato costruita la dimensione del bello e del brutto della nostra vita. Si è verificata una “rivoluzione” culturale e sociale che riguarda il passato, il presente e il futuro. I sentimenti sono la grande parte dell’esperienza umana e servono ad elaborare le cose apprese. Eventi della vita che hanno una forte connotazione emotiva, sia positiva che negativa, vengono fissati più facilmente nella memoria, mentre situazioni emotivamente neutre rimangono inefficaci. 

La sfida delle neuroscienze alla mente

Una delle maggiori sfide delle neuroscienze è quella di scoprire in che modo le strutture del cervello possano “produrre” la mente, la coscienza e gli stati affettivi. I sentimenti hanno le loro radici nelle emozioni, ma coinvolgono la coscienza. Che è, per Boncinelli, il nucleo “più irriducibile e prezioso” dell’attività mentale. Il termine coscienza, che  presenta una enorme “latitudine” di significati, indica in realtà l’autocoscienza, cioè la consapevolezza di sé, della propria interiorità e della propria posizione nel mondo. Gli studi condotti su soggetti che vivono con i due emisferi cerebrali separati (split brain), a causa di traumi o di interventi chirurgici, hanno fornito un rilevante contributo all’approfondimento del concetto di coscienza, mostrando che ciascuno dei due emisferi può avere una sua consapevolezza e avere una capacità di apprendere, ricordare, provare emozioni.

Diverse categorie di emozioni

Gli stati soggettivi sono qualcosa di estremamente difficile da definire. Finché non comprendiamo meglio la loro natura sul piano neuroscientifico, ogni tentativo di dare una definizione di emozione o di coscienza appare- come rileva Crick- “fuorviante e restrittivo”.

Esiste una vasta gerarchia fra i diversi generi, dalle emozioni primordiali che accompagnano gli istinti agli stati emotivi determinati dal giudizio estetico o dalla contemplazione (Damasio). Le emozioni non si riducono al piacere sessuale o alla paura dei serpenti, ma si estendono, ad esempio, alla gioia di ascoltare Bach o Mozart o all’intensa bellezza dei versi di Shakespeare o della Cappella Sistina. 

Abbiamo pertanto una varietà di significati circa il termine “emozione”. Turbamento dell’animo, sensazione o stato mentale, sensazione istintiva, aspetto affettivo della coscienza, ecc. Nella concezione psicoanalitica, il concetto di emozione indica uno stato di tensione associato a una pulsione istintiva. Freud sostiene che le pulsioni umane sono radicate nei nostri bisogni fisiologici e le raggruppa in due categorie: libido e  aggressività.

 

Le emozioni nel pensiero antico

A partire dal pensiero filosofico e letterario, le emozioni hanno ricoperto una funzione importante in quanto esse sono “implicate” in ogni avvenimento umano. Nella filosofia greca classica, soprattutto con  Platone e Aristotele, e nella letteratura antica, già con Sofocle ed Euripide, le “passioni”, come eros ad esempio, sono prese in forte considerazione. 

Sono numerose le definizioni di “emozioni”. C’è tuttavia accordo sul concetto che l’emozione sia un insieme complesso di elementi soggettivi ed oggettivi, l’espressione di meccanismi e sistemi del cervello elaborati nel corso dell’evoluzione (Gazzaniga). L’emozione è uno stato di “attivazione fisiologica” (arousal), che comprende un ampio spettro di eventi affettivi, in grado di suscitare piacere o dispiacere. Essa connota  ogni nostra esperienza e influenza profondamente i processi cognitivi. Le emozioni fondamentali sono gioia, tristezza, paura, rabbia e disgusto. Diverse teorie sostengono che l’espressione delle emozioni è “universale” e che esse servono alla sopravvivenza dell’individuo e della specie.

 

I sentimenti nelle nuove neuroscienze

In verità, la ricerca sulle emozioni è relativamente recente. Le neuroscienze tradizionali hanno di fatto trascurato questo settore, privilegiando gli aspetti cognitivi del cervello e della mente, ritenendo che l’argomento non fosse attinente al loro campo. Negli ultimi anni tuttavia il sistema emotivo è divenuto uno dei temi centrali per la ricerca neuro scientifica.

Essendo un’esperienza soggettiva (paura, collera, amore, disgusto), l’emozione può essere conosciuta in modo immediato solo dalla persona che la sta sperimentando. Sta di fatto che le ricerche mostrano “l’inaffidabilità” delle emozioni rievocate, poiché lo stato emotivo al momento della rievocazione è “diverso” dallo stato emotivo dell’esperienza originale (LeDoux).

Sappiamo ancora poco su come sentimenti, affetti, sensazioni, emozioni possano originarsi dal cervello. Le neuroscienze contemporanee stanno cominciando a chiarire i modi in cui le attività cerebrali dei mammiferi generano gli stati emotivi, come rileva Richard J. Davidson.

Per i neuroscienziati, gli affetti, presenti in tutti i mammiferi, hanno un carattere “primigenio”, in quanto retaggio dell’evoluzione. Sono sistemi che nascono dalle aree “più antiche e profonde” del cervello (Panksepp) fino ad arrivare alle loro forme “più sofisticate nelle corteccia cerebrale”.

Le ricerche mostrano che le emozioni non sono essenze “irrilevanti”, come un tempo riteneva la scienza, ma svolgono un ruolo primario nelle funzioni del cervello e in tutti gli aspetti della mente, ai fini della comprensione di se stessi e degli altri, di ciò che facciamo e chi siamo.

Nascono così negli anni Settanta del secolo scorso nuove discipline che vengono chiamate “neuroscienze affettive”, con il compito di indagare i nostri sentimenti affettivi ed emotivi ed il modo in cui essi sorgano da “antichi circuiti neurali situati in regioni del cervello che stanno sotto la volta pensante neocorticale”.

 

Comportamentismo e cognitivismo

A quell’epoca dominavano due scuole di pensiero: il comportamentismo e il cognitivismo. Il comportamentismo riteneva che la mente è una scatola nera nella quale non trovano spazio le emozioni. Da parte sua, il cognitivismo tendeva a privilegiare il ragionamento e la logica e non considerava affatto le emozioni. Che sono ritenute “interferenze” nei processi mentali. Secondo questa teoria, cognizioni ed emozioni sono aspetti “inconciliabili”, sono sistemi separati e antagonistici della mente e del cervello. C’è dunque una netta contrapposizione fra loro.

 

Le ricerche neuro scientifiche hanno mostrato invece che le emozioni favoriscono le attività cognitive, non esistendo una linea di demarcazione tra processi mentali ed emozioni. La vita emotiva poi non riguarda solo la mente, ma anche il corpo, poiché ha ripercussioni sulla salute fisica, sul funzionamento del sistema respiratorio, su quello immunitario, cardiovascolare, gastrointestinale ed endocrino. Il cervello influisce sul corpo e il corpo influisce sul cervello.

 

Effetti benefici dell’affettività  

Le emozioni positive ( gioia, felicità, desiderio soddisfazione, entusiasmo,ecc.) migliorano lo stato di salute bio-psichico e mentale ed hanno effetti benefici su molte patologie. Tutte le principali forme di disturbi psichiatrici sono legate ad “un’alterazione” delle emozioni. I disturbi emotivi sono quindi alla base dei disturbi dell’umore e degli stati d’ansia. Le emozioni inoltre interferiscono anche nella schizofrenia e nell’autismo.

 

 Le implicazioni

Creati all’interno del cervello, le emozioni hanno implicazioni nel campo della medicina, della psichiatria, della psicoterapia e in altre discipline, dalla filosofia alle scienze sociali, dall’arte alla politica all’economia. Genitori, docenti e manager possono trarre notevole beneficio dalla conoscenza dei sistemi affettivi.

Le ricerche hanno scoperto che le antiche regioni del cervello dei mammiferi contengono almeno sette sistemi affettivi di base: ricerca, paura (ansia), collera, desiderio sessuale, cura (accadimento), panico-sofferenza, gioco.

Ognuno di noi possiede- precisa Davidson- un profilo emozionale “unico” e pertanto reagisce agli stimoli emotivi in modo diverso. Sei sono le dimensioni accertate: 1. resilienza; 2. prospettiva (la capacità di mantenere emozioni positive); 3. intuito sociale; 4. autoconsapevolezza; 5. sensibilità al contesto; 6. L’intensità e la chiarezza con cui siamo in grado di “focalizzarci” su un certo oggetto. Ogni dimensione presenta caratteristiche neurali specifiche e riflettono perciò un’attività biologica “misurabile”, come mostrano le tecniche di brain imaging.

 

Tratti della personalità e neuroni sani

I tratti della personalità non sono immutabili. La vecchia immagine di un cervello statico ed immutabile è sbagliata. Il cervello infatti possiede una straordinaria e meravigliosa capacità, quella della “neuroplasticità”, la proprietà cioè di “cambiare” il proprio funzionamento in risposta alle esperienze, all’ambiente e ai pensieri che elaboriamo. Questa capacità si realizza non solo durante l’infanzia, ma anche in età adulta e per tutta la vita. Il cervello di chi suona il violino, ad esempio, subisce “ampi cambiamenti”. Pensare di eseguire alcuni esercizi al pianoforte può espandere la regione cerebrale preposta al movimento delle dita.

 Un’altra importante qualità del cervello consiste nell’attivare neuroni sani per “assolvere il compito di quelli danneggiati”, come dimostrano le scoperte effettuate nei soggetti colpiti da ictus, potendo “addestrare” un’area sana nello svolgimento di funzioni della parte colpita e consentendo in tal modo un’ampia “”riorganizzazione” del cervello. A questi splendidi risultati, siamo pervenuti attraverso lo studio degli animali.

 

Conclusioni sulle emozioni e la neuroscienza

Sono le neuroscienze oggi a offrire le risposte più convincenti sulle funzioni cognitive, emotive e motivazionali dell’essere umano.

Gli affetti sono le “fondamenta” (Panksepp) su cui è stata costruita la dimensione del “bello e del brutto della nostra vita” (Charmet). Essi sono “funzioni” del cervello “costruiti” per affrontare il mondo, aiutandoci a sopravvivere. Le menti umane e quelle animali sono congegnate sui sistemi affettivi. Tutti i mammiferi quindi sono “creature affettive”. La loro comprensione è di “importanza decisiva” per la capire la natura umana.

Finora, non abbiamo metodi certi per conoscere “le fondamenta affettive” della nostra mente. Abbiamo bisogno di approfondire scientificamente la coscienza affettiva negli animali, la loro natura mentale, per far luce sulla mente ancestrale. Siamo solo all’inizio, ma il futuro è ricco di promesse.

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Guido Brunetti

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