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La Difficoltà di Crescere: il Disagio in Adolescenza

Breve Estratto

L’adolescenza oggi viene riconosciuta come una fase della vita particolarmente delicata, in cui i ragazzi sperimentano modi di essere e tantissime emozioni. Atteggiamenti e comportamenti mutano, si alternano. E’ il periodo in cui i genitori si sentono pervasi da una sensazione di incapacità e di delusione imminente. Solo la comprensione dei reciprochi e complessi problemi consente di volgere lo sguardo in avanti, con la tranquillità di chi può far valere le proprie idee e cosciente delle possibili conseguenze.
Possiamo distinguere tra prima adolescenza, corrispondente al periodo tra i 13 e i 15 anni, e seconda adolescenza, dai 16 ai 18-20 anni.
Per Coleman, la figura dell’adolescente, come persona in una fase prolungata di transizione problematica, non viene considerata dalla maggior parte delle società tradizionali. In esse, il passaggio dalla fase di bambino alla fase di adulto veniva gestito da appositi riti di passaggio, che rappresentano in chiave simbolica l’allontanamento dallo stato precedente, l’attraversamento di una soglia liminare e la reintegrazione nella società con un diverso status. Verso la fine del XIX secolo, nelle società europee, i profondi mutamenti sociali ed economici fecero sì che un gran numero di ragazzi giungessero a trovarsi in una condizione di vita fino ad allora non presente sociologicamente. La successiva diffusione di istituzioni e associazioni giovanili, così il fiorire delle letteratura sulla e per l’adolescenza, risposero alla necessità di creare un’identità per questa nuova fase della vita.
La fragilità somatica e psicologica di questi soggetti è evidente e spiegabile se si tiene conto del lavoro di consolidamento delle strutture fisiche e psichiche che in essi si vanno compiendo. Vi è inoltre un egocentrismo tipico dell’adolescente dato dalla tendenza a rinchiudersi in questo mondo “fantastico”, che lo può portare a grandi mete, ma anche ad aspre delusioni. In adolescenza, ci si mette alla prova, è un grande collaudo durante il quale i difetti di costruzione accumulati durante l’infanzia, possono venire allo scoperto e diventare elementi di fragilità o persino malattie.
Principali problematiche adolescenziali
Esistono alcune specifiche problematiche legate all’adolescenza con conseguenti effetti sulla salute dei ragazzi.
Tra i giovani oggi è molto diffusa l’abitudine di consumare sostanze legali e illegali con l’obiettivo di alterare la coscienza. Si sosta nei bar, consumando aperitivi e superalcolici in grande quantità, come fosse una conquista. Si fuma per stare insieme o per rilassarsi in solitudine, si utilizzano pasticche o si sniffa per andare a divertirsi. Tutto ciò per sentirsi più grandi, forti e disinvolti. Non è la regola questa, ma molti ragazzi lo fanno. Sovente si è parlato di un concorso di fattori che vanno da difficoltà di carattere personale, alla mancanza di reti sociali forti, alla presenza di particolari modelli culturali o la frequenza di un ambiente che induce all’uso di alcool e stupefacenti.
Altra importante problematica sono i disturbi del comportamento alimentare (DCA), più frequenti nel sesso femminile. Compaiono durante l’adolescenza o negli anni subito successivi, con un picco di maggior frequenza tra i 15 e i 16 anni. Nell’ anoressia il sintomo fondamentale è il rifiuto del cibo: non si manifesta all’improvviso, ma nel corso di qualche anno in ragazze ubbidienti che tendono ad interpretare i desideri dei genitori. Tutto può iniziare con una dieta, altre volte avviene in relazione a qualche problema familiare. L’equilibrio della famiglia è così sconvolto, la situazione peggiora mano a mano che scompare l’odiato grasso, che l’aspetto peggiora per la riduzione della massa muscolare, per la secchezza della pelle, per l’evidenza delle struttura ossea e per le modificazioni ormonali che poco alla volta si riflettono anche sul carattere.
La bulimia: anche questo disturbo colpisce in maggioranza le ragazze ed è caratterizzato da grandi abbuffate con la successiva messa in atto di strategie compensatorie per prevenire il conseguente aumento di peso. Queste ragazze crescono di solito in famiglie normali, unite e ordinate, come spesso quelle delle anoressiche. La prima manifestazione è una crisi bulimica, cioè un’abbuffata: si tratta di un’ingestione in un determinato periodo di tempo di una quantità di cibo molto elevata. Le crisi avvengono in relazione a difficoltà psicologiche inattese, quali fallimenti scolastici, delusioni amorose, separazione da persone care, sconfitte emotive.
La delusione riguardo a sé stesse, alla propria immagine e l’umore depresso possono poi condurle anche a idee suicidarie. Allo stato delle conoscenze attuali non è possibile sapere come evolveranno i DCA: è certo però che qualsiasi emozione, se non opportunamente decodificata, contenuta e gestita può trasformarsi in un intollerabile cuneo da eliminare o da evitare ad ogni costo. Occorre insegnare ai figli, fin da piccoli, a emozionarsi senza spaventarsi e senza espellere tutto quanto si presenta alla loro coscienza.
Tra le nuove dipendenze, e’ interessante segnalare la dipendenza dalla Rete, essere sempre connessi a Internet o in contatto via sms o mail. Il fascino delle nuove tecnologie è davvero irresistibile. Un’opportunità notevole, che però può isolare dalla vita vera, e creare dipendenza. Per i giovani, stare “always on”, cioè sempre in connessione, ,è utile perché soddisfa due bisogni fondamentali della loro età: quello di definire la propria identità tramite la relazione con gli altri, attraverso sms, mail, uso di chat, e quello di esprimere, raccontarsi, attraverso l’uso dei social network, come Facebook, o Twitter. Con dei mezzi, quindi, che permettono oltretutto di modellare, modificare la propria immagine sociale, al dì la delle etichette e dei giudizi del gruppo. Dietro il bisogno di stare continuamente collegati si può nascondere la paura di vivere la vita vera, e di cancellarne le insoddisfazioni. Nessuna demonizzazione, nessun maleficio dai prodotti tecnologici: il loro utilizzo deve essere pari a qualsiasi altre attività interattiva e ludica, altrimenti si rischia di avviare nei figli processi di passivizzazione e di estraneazione dalla realtà.
Un altro tipo di dipendenza da non sottovalutare, è il gambling, cioè la dipendenza dal gioco. I nuovi giochi d’azzardo sono accessibili a tutti, dalle slot machine, al bingo, ai videopoker e altri giochi on line, propongono partite veloci, ripetitive, che fanno perdere il controllo del tempo e del denaro impiegato ma portano per un momento al dì fuori della realtà. Il gioco elettronico è quindi ripetitivo ed ipnotico con un ritmo serrato di estrazione di numeri che permettono difficilmente di comunicare anche con le persone sedute accanto, non incentivando la voglia di socializzare. La presenza massiccia di questi giochi sul territorio ne favorisce l’accesso soprattutto da parte di quei ragazzi che cercano di passare il tempo in modo poco impegnativo dal punto di vista relazionale, mossi anche dall’illusione di guadagnare facilmente del denaro. L’azzardo patologico nel gioco non è tuttavia l’unica forma di dipendenza caratterizzata dal rischio: azzardare, infrangere il limite, rischiare oltre ogni possibilità, possono rappresentare espedienti forzati per ottenere una sorta di ottundimento al fine di sopportare ansie e angosce non altrimenti gestibili.
I figli del terzo millennio hanno necessità, ora più che mai, di rispecchiarsi negli adulti di riferimento e di farsi affascinare da modelli positivi e propositivi, al fine di interiorizzare gradualmente sicurezza ed autonomia, regole e autostima, desideri e intraprendenza. Gli adulti, di contro, hanno il dovere di offrire tali opportunità, diffondendo come un contagio entusiasmo e alimentando prospettive, attraverso un’educazione alle emozioni. Solamente così i ragazzi saranno in grado di misurarsi con l’immenso, rimanendo con gusto e passione dentro i confini dell’immenso. Senza alcun pericolo di perdersi.
Bibliografia
Monografia:
Avanzini G. (1973), L’adolescenza, Dehoniane, Bologna.
Coleman J.C. (1983), La natura dell’adolescenza, Il Mulino, Bologna.
D’Agostini G. (2006), Gli anni dell’inquietudine. Comprendere gli adolescenti per aiutarli a crescere, Giunti Demetra, Firenze.
Gramigna A. (2003), Manuale di Pedagogia Sociale, Armando Editore, Roma.
Mariani U., Schiralli R. ( 2011), Nuovi adolescenti, nuovi disagi, Oscar Mondadori Saggi, Milano.
Sanavio E., Cornoldi C. (2001), Psicologia clinica, Il Mulino Manuali, Bologna.
Riviste:
Russo M.M. (2007), Programma di psicologia. Dall’analisi dei bisogni alla pratica clinica, in “Quaderni ARSI”, n. 102.
Schachtner C. (2010), Sono on line, dunque sono, in “ Psicologia Contemporanea”, n. 221, Giunti Edizioni.
Sitografia:
Pistuddi A. (2010), Adolescenti alle prese con il gioco d’azzardo e il rischio dipendenze, in http://www.clicmedicina.it

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