Psicologia Sociale e del Comportamento

La Difficoltà di Crescere (II): Adolescenti e Sessualità

Il timore più diffuso tra gli adulti è che parlare di sessualità agli adolescenti li spinga a cominciare prima. I dati dicono l’esatto contrario, ed è probabilmente l’informazione più utile di tutto il dibattito. Articolo divulgativo. Per informazioni e sostegno su discriminazione legata a orientamento o identità è attiva la Gay Help Line al numero […]

Psicolab — La Difficoltà di Crescere (II): Adolescenti e Sessualità
Il timore più diffuso tra gli adulti è che parlare di sessualità agli adolescenti li spinga a cominciare prima. I dati dicono l’esatto contrario, ed è probabilmente l’informazione più utile di tutto il dibattito.
Articolo divulgativo. Per informazioni e sostegno su discriminazione legata a orientamento o identità è attiva la Gay Help Line al numero verde 800 713 713; per situazioni che riguardano minori in difficoltà, il 114. Per contraccezione e prevenzione ci si rivolge al consultorio familiare o al medico.

Il corpo che cambia

Il testo descrive con precisione la caratteristica che rende difficile questa fase: i mutamenti sono rapidi, molteplici e profondi, e (differenza decisiva rispetto all’infanzia) avvengono in una persona che ne è spettatrice consapevole.

Un bambino cresce senza osservarsi crescere. Un adolescente sì, ed è impegnato a dare un senso a ciò che gli accade mentre accade.

Ne discende l’osservazione più utile: l’aumentata attenzione verso il proprio corpo si accompagna a un’accresciuta capacità di osservare i coetanei, con cui ci si confronta continuamente.

Perché il confronto è così doloroso

Vale la pena esplicitarlo, perché spiega molte cose.

Lo sviluppo puberale ha tempi molto variabili: tra due coetanei della stessa età possono esserci differenze di anni. In un contesto in cui il confronto è costante e il metro è il gruppo, ciò che è semplice variazione nei tempi viene vissuto come differenza di valore.

La ricerca lo conferma: uno sviluppo molto anticipato o molto ritardato rispetto ai coetanei è associato a maggiori difficoltà (con effetti diversi tra ragazze e ragazzi) non per ragioni biologiche, ma per il modo in cui l’ambiente reagisce.

È un’informazione che raramente viene data ai diretti interessati, e che allevia: sapere che i tempi variano e che si tratta di tempi, non di esiti.

Una correzione necessaria

Il testo riprende l’impostazione freudiana secondo cui in adolescenza gli impulsi sessuali si indirizzano verso soggetti dell’altro sesso.

Va corretto: l’orientamento sessuale è una variazione normale dello sviluppo umano, non un esito da raggiungere. Una parte degli adolescenti sviluppa attrazione per persone dello stesso sesso o per persone di più generi, e questo non costituisce un problema né una fase da superare.

La precisazione ha conseguenze pratiche: gli adolescenti che non si riconoscono nel modello proposto sono, secondo i dati disponibili, più esposti a isolamento, discriminazione e sofferenza psicologica, non a causa del proprio orientamento, ma per l’ambiente che incontrano.

Un’educazione affettiva che assume un solo esito lascia senza riferimenti proprio chi ne avrebbe più bisogno.

Vale lo stesso per l’identità di genere, che è cosa distinta dall’orientamento e che pure va nominata.

Il dato che cambia il dibattito

Il testo sostiene che il silenzio equivale a lasciare i ragazzi senza accompagnamento. È corretto, e può essere sostenuto con prove.

Le rassegne condotte sui programmi di educazione sessuale completa (quelli che trattano non solo la biologia ma relazioni, consenso, contraccezione e prevenzione delle infezioni) indicano che sono associati a:

  • un ritardo dell’età del primo rapporto, non a un anticipo;
  • un minor numero di partner;
  • un maggiore uso di metodi contraccettivi e di protezione;
  • una riduzione delle gravidanze non programmate.

I programmi fondati esclusivamente sull’astensione risultano invece inefficaci su questi indicatori.

È il risultato che smonta il timore più diffuso: parlarne non anticipa nulla. L’assenza di informazione non ritarda l’inizio dell’attività sessuale, ne rende solo l’esordio meno protetto.

Va ricordato che l’Italia è tra i pochi Paesi europei privi di un’educazione sessuale obbligatoria nei programmi scolastici.

Cosa manca nel testo

L’impostazione dell’articolo è equilibrata, ma tre temi restano assenti e sono oggi centrali.

Il consenso

È l’argomento più importante e va insegnato in modo esplicito: come si chiede, come si riconosce, come si esprime un rifiuto e che un rifiuto non richiede giustificazioni.

Va chiarito anche che il consenso può essere ritirato in qualsiasi momento, che non può essere espresso da chi non è in condizione di farlo, e che l’assenza di opposizione non equivale a consenso.

Sono nozioni che nessuno apprende per intuizione, e la loro assenza è all’origine di una quota consistente di episodi che avvengono tra adolescenti.

La dimensione digitale

Lo scambio di immagini intime tra coetanei è un fenomeno diffuso, e va affrontato con due distinzioni.

La prima: un adulto che sollecita immagini a un minore commette un reato, e la responsabilità è interamente sua.

La seconda: la diffusione senza consenso di immagini scambiate tra coetanei è punita in Italia, ed è opportuno che i ragazzi sappiano che chi le riceve non ha alcun diritto di condividerle.

Anche qui vale la regola generale: un ragazzo racconta ciò che gli accade solo se non teme punizioni automatiche.

La pornografia come fonte di apprendimento

In assenza di altre informazioni, l’apprendimento avviene attraverso contenuti pornografici, che rappresentano pratiche, corpi e reazioni in modo sistematicamente irrealistico e che raramente mostrano il consenso.

Non serve demonizzarla: serve dire esplicitamente che è finzione prodotta per un pubblico, e che usarla come modello produce aspettative errate su sé stessi e sugli altri.

Il ruolo dell’adulto

Su questo il testo è convincente: un atteggiamento presente e disponibile, ma discreto e rispettoso degli spazi privati, consente di restare un riferimento a cui tornare.

Vale la pena aggiungere un criterio pratico. Le conversazioni migliori su questi temi non sono quelle programmate (che mettono entrambe le parti in imbarazzo) ma quelle occasionali, brevi, innescate da qualcosa di esterno: una notizia, una scena, una situazione capitata a qualcun altro.

Servono a comunicare una sola cosa, che è quella decisiva: che di questo, in questa casa, si può parlare.

Domande frequenti

Parlare di sessualità anticipa l’inizio dell’attività sessuale?

No. I programmi di educazione sessuale completa sono associati a un ritardo del primo rapporto, a un maggiore uso di protezione e a meno gravidanze non programmate. I programmi basati solo sull’astensione risultano inefficaci.

Perché il confronto con i coetanei pesa così tanto?

Perché lo sviluppo puberale ha tempi molto variabili, e in un contesto dove il metro è il gruppo una differenza nei tempi viene vissuta come differenza di valore.

Cosa va detto sul consenso?

Che si chiede e si riconosce esplicitamente, che può essere ritirato in ogni momento, che non può darlo chi non è in condizione di farlo e che l’assenza di opposizione non è consenso.

Come affrontare il tema della pornografia?

Senza demonizzarla, dicendo che è finzione prodotta per un pubblico: rappresenta corpi, pratiche e reazioni in modo irrealistico e quasi mai mostra il consenso, quindi produce aspettative errate.

Il dato che smonta il timore più diffuso è netto: l’educazione sessuale completa è associata a un ritardo del primo rapporto e a maggiore protezione, mentre il silenzio non rimanda nulla, rende solo l’esordio meno sicuro. Al testo vanno aggiunte tre cose oggi centrali: il consenso, insegnato esplicitamente perché nessuno lo apprende per intuizione; la dimensione digitale, con la distinzione tra la responsabilità di un adulto che adesca e quella di chi diffonde immagini tra coetanei; e la pornografia come modello irrealistico da nominare per quello che è. Va infine corretta l’assunzione di un unico esito possibile: l’orientamento è una variazione normale, e darne per scontato uno solo lascia senza riferimenti chi ne ha più bisogno.
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