Psicologia Clinica e Psicopatologia

Colazione sull’Erba

Davanti a un quadro di arte moderna può capitare di pensare: “questo lo saprebbe fare anche un bambino”. Ma cosa succede quando qualcuno ci insegna a guardarlo davvero? Scopriamo che ciò che avevamo giudicato “niente” era pieno di senso. E capiamo che lo stesso vale per le persone, e per noi stessi. Lo sguardo che […]

Psicolab — Colazione sull’Erba
Davanti a un quadro di arte moderna può capitare di pensare: “questo lo saprebbe fare anche un bambino”. Ma cosa succede quando qualcuno ci insegna a guardarlo davvero? Scopriamo che ciò che avevamo giudicato “niente” era pieno di senso. E capiamo che lo stesso vale per le persone, e per noi stessi.

Lo sguardo che non sa vedere

Può accadere di trovarsi di fronte a un’opera d’arte moderna e non capirla affatto. Sembra assurda, quasi infantile: uno scarabocchio sproporzionato. Ci si chiede come sia possibile che quello sia considerato arte, e come faccia ad avere tanto successo. Magari siamo perfettamente in grado di apprezzare un quadro impressionista, ma davanti a certe opere del Novecento restiamo spiazzati.

Il primo istinto è il giudizio: liquidare ciò che non comprendiamo. Ma c’è un’alternativa, ed è la curiosità: chiedere, informarsi, farsi spiegare. E allora può capitare che qualcuno più competente ci mostri tutta la potenza nascosta in quel dipinto, il “tutto” che prendeva forma dietro quello che avevamo scambiato per “niente”. Chi conosce l’arte e sa guardarla riconosce, in quel presunto scarabocchio, il tocco di un genio.

La musica che non sentiamo

C’è un’immagine bellissima che aiuta a capire questo passaggio. Ogni stanza, ogni luogo in cui ci troviamo, è pieno di onde che non percepiamo, perché ci mancano gli strumenti per farlo. Ma se avessimo una radio capace di convertirle in suono, quel luogo apparentemente silenzioso emetterebbe una sinfonia.

È una metafora potente: la realtà è molto più ricca di quanto i nostri sensi e le nostre conoscenze ci permettano di cogliere. Ciò che ci sembra vuoto o insignificante spesso è semplicemente fuori dalla nostra portata percettiva. Acquisire strumenti (conoscenze, sensibilità, esperienze) significa cominciare a sentire quella musica, e con essa scoprire parti di noi ancora inesplorate.

Imparare a vedere

Se l’approccio alla vita è quello di conoscere, non ci fermeremo più alle apparenze. È forse la lezione più importante: bisogna imparare a vedere, altrimenti si rischia di non riuscire ad apprezzare quasi nulla.

Non è un processo automatico né immediato. Richiede tempo, disponibilità a sospendere il giudizio e umiltà nel riconoscere che ci sono cose che semplicemente non sappiamo ancora leggere. Ma è proprio questo che distingue uno sguardo superficiale da uno capace di profondità: non l’intelligenza intesa come dote, ma la capacità di leggere dentro le cose.

Lo stesso vale per le persone

Il principio funziona identicamente nelle relazioni. Anche con le persone occorre concedere tempo, lasciarsi sorprendere, non fermarsi alla prima impressione. Molti credono di aver capito tutto degli altri (e a volte anche di questioni enormi) senza sapere chi sono loro stessi.

Quando invece ci si apre davvero all’incontro, si impara a riconoscersi negli sguardi e nei pensieri altrui. Le conversazioni superficiali possono trasformarsi in scambi autentici con persone che (anche solo per qualche ora) ci aprono una strada. Sono come passaggi verso un altro modo di vedere, o uscite di emergenza da qualcosa che ci soffocava.

Ci sono persone che ci aiutano a mettere in discussione le falsità che ci raccontiamo, mostrandoci che ci stiamo rifiutando di accettare chi siamo. E altre che ci fanno sentire liberi di esprimerci, come se possedessero uno specchio capace di illuminarci della nostra stessa luce. Incontri così sono rari, e vanno riconosciuti.

Il prezzo di uno sguardo diverso

C’è però anche un rovescio. Non si può pretendere che tutti condividano ciò che abbiamo imparato a vedere: molti continueranno a liquidare ciò che non conoscono. Se non hanno compiuto un percorso simile, se non hanno incontrato le persone che abbiamo incontrato noi, può essere inutile provare a parlarne, non per cattiva volontà, ma perché mancano gli strumenti per ascoltare. Se certe cose non le si ha dentro, non si possono comprendere.

Questo può generare solitudine. In certi momenti tutto sembra più complicato, e ci si può persino trovare a rimpiangere di aver acquisito gli strumenti per vedere un bel quadro o per ascoltare quella musica invisibile. Si può arrivare a pensare che sia inutile, che le cose non cambino mai, che i sogni non si realizzino. Ma spesso è solo un’illusione percettiva: come nelle notizie, ciò che è negativo cattura sproporzionatamente la nostra attenzione, mentre il bene che accade passa inosservato.

Non sarebbe la mia vita

Anche il desiderio di conoscere ha i suoi costi. Chi non sa rinunciare alla novità, chi cede al fascino delle infinite possibilità che il futuro promette, si complica spesso l’esistenza. È sorprendente quanto ciò che non conosciamo possa eccitarci più di ciò che già possediamo.

Verrebbe da pensare che tutto sarebbe più semplice con un approccio diverso: meno curiosità, meno domande, meno bisogno di guardare oltre. Probabilmente è vero, sarebbe più facile. Ma (ed è qui la conclusione che conta) non sarebbe la nostra vita. Imparare a vedere costa fatica e a volte solitudine, ma è ciò che rende l’esistenza davvero nostra: piena di quella musica che, senza gli strumenti giusti, non avremmo mai sentito.

Domande frequenti

Perché non capiamo certe opere d’arte?

Spesso perché ci mancano gli strumenti per leggerle. Il primo istinto è il giudizio, liquidare ciò che non comprendiamo; l’alternativa è la curiosità. Quando qualcuno ci insegna a guardare, scopriamo che dietro ciò che sembrava “niente” c’era un senso profondo.

Cosa significa la metafora della musica che non sentiamo?

Che ogni luogo è pieno di onde che non percepiamo per mancanza di strumenti; con una radio, quel silenzio diventerebbe sinfonia. È l’immagine di una realtà molto più ricca di quanto i nostri sensi e le nostre conoscenze permettano di cogliere. Acquisire strumenti significa cominciare a sentirla.

Come si applica tutto questo alle relazioni?

Anche con le persone serve concedere tempo e sospendere il giudizio, lasciandosi sorprendere. Alcuni incontri ci aiutano a mettere in discussione le falsità che ci raccontiamo; altri ci fanno sentire liberi di esprimerci, come uno specchio che ci illumina della nostra stessa luce.

Perché uno sguardo più profondo può isolare?

Perché non tutti hanno compiuto lo stesso percorso, e può risultare difficile condividere ciò che si è imparato a vedere. Questo può generare solitudine e persino il rimpianto di aver acquisito certi strumenti. Ma è anche ciò che rende la propria vita autenticamente propria.

Davanti a ciò che non capiamo (un’opera d’arte, una persona) il primo istinto è il giudizio; l’alternativa è la curiosità. Quando qualcuno ci insegna a guardare, scopriamo che dietro l’apparente “niente” c’è un senso profondo. Vale la metafora della musica: ogni luogo è pieno di onde che non sentiamo perché ci mancano gli strumenti. La realtà è più ricca di quanto i nostri sensi permettano; acquisire strumenti significa iniziare a percepirla e scoprire parti inesplorate di noi. Lo stesso vale per le persone: concedere tempo, lasciarsi sorprendere, riconoscersi negli altri. Alcuni incontri aprono strade, altri ci illuminano della nostra luce. Uno sguardo più profondo costa fatica e a volte solitudine, ma è ciò che rende la vita autenticamente nostra.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.