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Mente

Colazione sull’Erba

Iniziai a scrivere questo pezzo in aeroporto, di ritorno da uno di quei viaggi che mi hanno tenuto lontano dalla mia quotidianità quel tanto che basta per osservare quello che stai facendo con occhi più distaccati. Avevo un caffè davanti e qualche ora prima del volo per tornare a casa. Proprio gli aeroporti sono dei posti che mi fanno sognare, mi regalano attimi di libertà, dove mi prendo del tempo per pensare e lasciarmi portare dalle sensazioni.
Qualche giorno prima di partire mi ritrovai di fronte ad un opera di Mirò, mi sembrava così assurda, infantile e perché no, mi chiedevo come era possibile che potesse essere quella arte. O ancora, come l’arte moderna potesse avere tutto questo successo. Senza dubbio ero in grado di apprezzare un quadro di Monet ma non uno di Mirò. Uno scarabocchio sproporzionato che anche un bambino sarebbe in grado di fare meglio. Semplicemente non capivo. Questa curiosità mi spinse a parlare con una persona, profonda conoscitrice di arte moderna. Mentre io avevo disprezzato ciò che non conoscevo, lei mi fece vedere tutta la potenza che si nascondeva. Il tutto che prendeva forma dietro quello che avevo giudicato il niente. Se uno conosce l’arte ed è capace di guardarla capisce che quello scarabocchio è il tocco di un genio. Mi fermò e mi disse che in fondo anche ogni stanza, ogni posto dove siamo, è pieno di suoni. Di musica che noi non udiamo perché non abbiamo gli strumenti. Se avessimo però una radio per convertire le onde in suono, quel posto silenzioso emetterebbe una sinfonia che ci permetterebbe, spinti dalla musica, di volare col pensiero. Sorprenderci di cose che senza quel suono non avremmo mai considerato e così conoscere parti di noi inesplorate. Credo che se l’approccio alla vita è quello di conoscere, non ti fermerai più davanti alle apparenze. Bisogna imparare a vedere le cose altrimenti rischiamo di non riuscire ad apprezzare mai niente. Penso che allo stesso modo funzioni con le persone. Impari a dare del tempo per farti stupire. Impari che molti dicono di aver capito chi è Gesù Cristo e non sanno chi sono loro stessi. Impari a riconoscerti negli sguardi, nei pensieri degli altri. Trasformerai delle “nonversazioni” in “conversazioni” con persone che – seppur solo per qualche ora – ti apriranno una strada. Come se fossero dei passaggi verso un altro mondo. Delle uscite di emergenza da un qualcosa che ti soffoca. Quelle persone che ti aiutano a mettere in discussione le falsità che ci diciamo e ci fanno vedere che semplicemente ci stiamo rifiutando di accettare chi siamo. Altre invece ti daranno la sensazione di sentirti libero di esprimerti, quelle persone che è come se avessero uno specchio che ti illumina della tua stessa luce.
Chiaramente non potrai pretendere che il quadro di Mirò sarà accettato da tutti. La maggior parte forse continuerà a distruggere ciò che non conosce. Se non hanno fatto il loro percorso, se non hanno conosciuto le persone che hai incontrato nel tuo cammino, è inutile provare a parlare di certe cose, è come se non avessero la possibilità di ascoltarti. Se le cose non ce le hai dentro, non riesci a capirle. È chiaro che in dei momenti ti sembrerà tutto un po’ difficile, perché sarai solo. Perché gran parte delle persone che hai accanto non hanno ancora fatto la tua strada. E forse alcuni non la faranno. Ti chiederai ma perché delle volte è complicato e arriverai a rimpiangere il fatto di aver avuto gli strumenti per vedere un bel quadro o per saper ascoltare la musica. Insomma quell’intelligenza che è il saper leggere dentro le cose. Potrai poi dirti anche che è tutto inutile perché in realtà le cose non cambiano mai, i sogni non si realizzano mai. Ma è solo perché le cose brutte, come alla televisione, risaltano molto più la nostra attenzione.
Certo, ad esempio gran parte dei miei casini derivano dalla mia puerile incapacità di rinunciare alla novità. Da un bisogno morboso di cedere al fascino delle mille mirabolanti possibilità che riserva l’avvenire. È pazzesco quanto ciò che non conosco mi ecciti più di quello che conosco già. Pure io ho pensato che forse tutto sarebbe più facile se non avessi quest’approccio alle cose. Ma poi riprendendo Eric Fried, rifletto e capisco che può essere che sia anche più semplice. Soltanto non sarebbe la mia vita….

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