Mente

Cinema, Tecnologia e Società

La funzione del cinema nell’orientamento del sistema dei media novecenteschi è stata decisiva. Mai, prima del dispositivo filmico, le pratiche della comunicazione avevano potuto articolarsi su un piano talmente elevato di leggibilità sociale, di interazione tra le parti dello scambio simbolico, di incidenza economica e finanziaria. Il cinema come arte e industria è “un ibrido espressivo e tecnologico che investe il corpo della fruizione e lo riformula su un livello totalmente innovativo.” [1]
Il discorso dell’audiovisualità raggiunge con esso il punto più alto, fondato sull’espansione sensoriale di un soggetto che si rende davvero attore sociale, distaccandosi definitivamente dall’operatività alfabetica e dalla fissità delle sua griglie concettuali, per avviarsi sulla strada di un’inedita interattività tra uomo e tecnologia.
Il campo dei rapporti incrociati tra il cinema e il sistema dei media nei processi di trasformazione sociale è nevralgico, all’interno del quale ritroviamo sia le teorie della sociologia della cultura sia quelle della sociologia dei media, in un gioco di scambi che riempie di senso entrambe le discipline.
Calare il cinema dentro il sistema dei media, dunque, significa operare su uno spettatore che si costituisce “pubblico” nel momento in cui l’avvento della metropoli riorganizza sia i rapporti produttivi sia quelli sociali, rendendo necessaria l’estetizzazione della merce al fine di creare nuovi luoghi per la socializzazione. In questa prospettiva, quindi, il cinema non nasce dal http:\\/\\/psicolab.neta. La sua attrezzatura tecnologica viene assorbita e metabolizzata da un corpo sociale già attivo su altri linguaggi dell’immaginazione collettiva: è già nata infatti, prima del cinema, una “conversazione audiovisiva” [2] che coinvolge supporti apparentemente “poveri” della stampa popolare, dell’iconografia pubblicitaria e delle grandi esposizioni universali.
Il cinema si trova ad agire in un contesto visivo e narrativo già strutturato, con cui deve fare i conti e scendere a patti nella definizione della propria specifica identità linguistica.
Lo sguardo dello spettatore metropolitano si fa canone dell’esperienza sociale, muovendosi in maniera ambivalente tra interno ed esterno, tra soggetto e spazio collettivo, individuando nello schermo un luogo di vissuti cui attingere modelli e norme. Non a caso la grammatica filmica individua ben presto gli elementi basilari della meccanica di interazione e identificazione tra spettatore e testo: dalla soggettiva all’incrocio semantico di piani e campi nel montaggio, il cinema incamera la vita psichica dell’individuo. È qui che il cinematografo si trasforma in cinema, la tecnologia in pratica sociale di massa.
 
Concetto di medium e azione sociale
Il medium non è in sé una “cosa”, ma un processo di caratteri di base universali. Esso si avvale di una strumentazione tecnica ma non vi si esaurisce, poiché è prima di tutto una tecnologia che incamera usi e relazioni sociali, senza i quali resterebbe pura e inservibile strumentalità.
Il medium, quindi, non può funzionare in un’ottica unidirezionale. Esso è territorio di scambio, negoziazione sociale, mediazione tra conflitti culturali. Può essere considerato come un’area di interazione reciproca tra produttori e consumatori, autori e fruitori, società e individuo, tecnologia e testo audiovisivo, nella qual il vissuto contemporaneo trova uno dei suoi maggiori luoghi di esistenza.
Sia le azioni relative alla produzione e alla distribuzione, sia quelle tipiche del consumo andrebbero esaminate e ricostruite proprio nella loro configurazione di azioni sociali, quindi impregnate di livelli decisionali, cognitivi, emotivi, economici, e non soltanto come manifestazioni di ruoli stabilizzati in gerarchie prefissate.
Alla luce di queste considerazioni, l’analisi del ruolo dello spettatore, riconduce alla necessità di una più spinta integrazione tra le ricerche empiriche sul consumo dei media e le teorie attente alla problematicità della relazione comunicativa. In tal senso, la definizione di “modello dinamico e interdiscorsivo” usata da Shaun Moores ne Il consumo dei media per spiegare il rapporto tra lettore/spettatore e testo mantiene una sua utilità teorica.
 
1 Morin, Il cinema o l’uomo immaginario, Feltrinelli, Milano 1982
2 Bettetini, La conversazione audiovisiva. Problemi dell’enunciazione filmica e televisiva, Bompiani, Milano 1984

Immagine di Claudia Maggini

Claudia Maggini

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