Una vita da dimenticare
Il film si apre con le parole profetiche di Jane, la figlia di Lester, che si confida con Ricky mentre lui la filma: “mi serve un padre che mi faccia da modello, che schiappa; qualcuno dovrebbe aiutarlo a smettere di soffrire”. Lester, il protagonista, non vive una gran vita: in famiglia viene sminuito continuamente da moglie e figlia, e anche al lavoro le cose non vanno bene, tanto che la moglie guadagna di più e “porta i pantaloni”. Un eccellente Kevin Spacey rappresenta la categoria sempre seguita dalla parola “medio”. La panoramica impietosa della sua vita, commentata da lui fuori campo, viene osservata già con una certa distanza e ironia.
È una vita da dimenticare: la masturbazione sotto la doccia come “godimento di picco” della giornata, il corpo che si ribella, la pessima relazione con moglie e figlia, il lavoro insoddisfacente. Gocce che riempiono un vaso ormai colmo. “Ma non è mai troppo tardi per tornare indietro”, e Lester inizia un cammino verso la verità su se stesso e sugli altri, con la determinazione di chi decide finalmente di cambiare. Il momento di detonazione è il dialogo con il responsabile delle risorse umane del giornale in cui lavora, che gli parla di riduzione del personale con freddezza, senza rendersi conto che Lester, non avendo più nulla da perdere, è la persona meno adatta a ricevere quella pressione: messo alle strette, deciderà di usare alcune informazioni per ricattare l’azienda che intende licenziarlo.
La famiglia delle apparenze
A cena il clima non è dei migliori. Che Carolyn guadagni più di Lester ha creato un’inversione dei ruoli: donna in carriera attenta all’etichetta, impone al marito e alla figlia una musica di “calma apparente”. Per Lester è stata una giornata durissima e non trova conforto nella relazione con le due donne, mentre la moglie lo sottomette e lo fa sentire in colpa. Carolyn è un’agente immobiliare che mostra come sia possibile usare la programmazione neuro-linguistica in modo pericoloso: come lavora di fantasia nel presentare le case, con un atteggiamento da “mors tua, vita mea”, così promuove in sé il conflitto tra Super-io e Io, punendosi per gli insuccessi per poi rimuovere tutto poco dopo.
È il ritratto della famiglia media americana, da cui il titolo ironico del film, in cui spesso mancano le basi per un dialogo autentico e le dinamiche interpersonali non producono benessere. Alla partita di basket, dove Jane fa la ragazza pom-pom, Lester si innamora di Angela, l’amica della figlia, e comincia a produrre fantasie erotiche. Angela intuisce al volo il suo imbarazzo e capisce che il padre di Jane non ha una vita sessuale soddisfacente; in auto profetizza a sua volta: “tutto quello che deve capitare, capita prima o poi”.
Ricky e i fantasmi delle famiglie
Entra in scena Ricky, il nuovo vicino, che ama riprendere con la telecamera scorci di vita e di morte. Jane gli si mostra ostile mentre lui la filma, ma poi si rivela contenta delle sue attenzioni. Anche i genitori di Ricky hanno problemi: la madre è presente e assente insieme, e il padre, ex marine ossessionato dal controllo e fobico verso l’omosessualità, sorveglia continuamente il figlio. A letto, quando Carolyn si accorge che Lester si sta masturbando, lo sgrida con un fare castrante; ma Lester non ci sta, si arrabbia e comincia a reagire. Carolyn, non riuscendo più a gestire l’eros della coppia, esce dalla relazione e ne inizia una con il super-venditore di case Buddy Kane.
Lester, ormai, ha attivato i meccanismi che lo portano altrove e non è disposto a tornare indietro. Racconta alla moglie del ricatto ai danni dei dirigenti, ma lei lo attacca senza ascoltarlo, come se preferisse mantenere di lui l’immagine di un inutile idiota. Intanto Jane si avvicina a Ricky, che dimostra molto più dei suoi diciotto anni, complice un passato segnato dal ricovero psichiatrico e dai farmaci. Mostrandole il suo video preferito, Ricky esprime contenuti di grande profondità: “è stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta una vita dietro ogni cosa, e un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura; a volte c’è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarla, e il mio cuore sta per franare”.
Il risveglio di Lester
A cena Jane trova i genitori che litigano: Lester ha cambiato lavoro e Carolyn gli fa la scena madre. Lui, determinato, lancia il piatto in aria, fa una pausa e sibila: “non interrompermi, tesoro”. Carolyn diventa patetica, la figlia risponde con un guizzo di verità e si guadagna un ceffone, sullo sfondo del ricatto affettivo tipico: “dopo tutto quello che ho fatto per te!”. Nella casa di fronte, in parallelo, Ricky subisce la violenza del padre, che lo picchia dicendogli “questo è per il tuo bene, ti occorre struttura, disciplina”. Tornata a casa, Carolyn scopre che Lester ha comprato la Pontiac d’epoca dei suoi sogni e si lamenta delle spese; lui prova a riavvicinarsi sessualmente, ma lei non riesce a rilassarsi, preoccupata per il divano di seta. “È solo un divano”, dice Lester; “non è solo un divano, è da 4.000 dollari!”, replica lei. E lui, indomito: “è solo un divano, non è la vita; questa è solo roba, e per te è diventata più importante che vivere”. Una vera lezione di assertività.
La parte finale ricorda “Il sorpasso” di Dino Risi, in cui Bruno, come Lester, paga con la vita la propria rinascita, l’aver osato. Lester capitalizza un altro successo scoprendo la relazione della moglie con Buddy Kane, che si dilegua all’istante; Carolyn, disperata, si aggrappa ancora di più alla PNL, con risultati sempre più disastrosi. Il padre di Ricky, intanto, fraintende gli incontri tra Lester e il figlio, credendoli di natura amorosa, e picchia Ricky: “ti preferisco morto che finocchio”. Il ragazzo si arrende e decide di andarsene.
Realtà e apparenza
Una delle chiavi di lettura del film è la differenza tra realtà e apparenza: nulla è ciò che sembra, e giudizi e pregiudizi vengono smontati pezzo per pezzo, mostrati nella loro pochezza. Il padre di Ricky, per esempio, va da Lester, lo abbraccia e lo bacia sulla bocca: si comprendono così le sue fobie verso il figlio e i risultati di un’omosessualità negata e gestita in modo coatto. L’inconscio, prima o poi, si vendica creando danni ben più gravi dei soldi spesi per una buona terapia: i fantasmi del passato, senza elaborazione, restano dove sono. Lester si allontana dall’uomo con dolcezza, senza giudicare, ma la sua attenzione a non ferire non può nulla contro una mente segnata dalla violenza: il padre di Ricky prende una pistola e gli spara alla nuca.
Prima di morire, però, Lester aveva avuto successo con Angela e, di nuovo contro ogni apparenza, aveva scoperto che la ragazza non aveva mai avuto rapporti; le aveva anche chiesto notizie della figlia, gioendo nel sapere che era innamorata. In una delle scene finali Angela gli chiede “e tu come stai?”, e Lester si illumina, come Parsifal davanti al Re Pescatore: “è passato del tempo da quando qualcuno me l’ha chiesto: sto da Dio”. Per uno scherzo del destino è proprio Ricky a scoprire il cadavere, osservando sul volto di Lester l’espressione di chi è colto in un momento di autentica gioia, quasi un’estasi. Come nel finale di una celebre canzone di Fabrizio De André, il protagonista muore senza aver potuto vivere fino in fondo l’amore che lo ardeva, portando con sé, sulle labbra, il ricordo di un bacio.
Domande frequenti
Qual è il tema centrale di “American Beauty”?
La differenza tra realtà e apparenza. Il film smonta uno a uno i giudizi e i pregiudizi dei personaggi, mostrando come nulla sia ciò che sembra: dietro la famiglia perfetta e i ruoli sociali si nascondono vuoto, conflitti e desideri negati.
Perché Lester decide di cambiare vita?
Perché arriva al limite di una vita fatta di apparenze e sottomissioni. Il licenziamento diventa la scintilla di un risveglio: da uomo sminuito e passivo comincia a esprimere assertività, a seguire i propri desideri e a interrogarsi sul senso della propria esistenza.
Cosa rappresenta il personaggio del padre di Ricky?
Rappresenta i danni di un’omosessualità negata e gestita con la violenza. La sua ossessione per il controllo e le fobie verso il figlio sono la maschera di un desiderio rimosso che, come suggerisce il film, prima o poi l’inconscio “vendica” con conseguenze tragiche.
Perché Lester muore proprio quando ritrova se stesso?
È il paradosso amaro del film: come Bruno ne “Il sorpasso”, Lester paga con la vita l’aver osato tornare autentico. La sua morte, però, lo coglie in un momento di gioia e pace, come se la rinascita interiore avesse comunque avuto un senso.
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