Tutti gli autori che possono essere collocati entro questa area di studio si caratterizzano per l’attenzione posta agli aspetti oggettivi della struttura organizzativa, che vengono considerati come gli elementi che originano il clima.
Le dimensioni dell’azienda, il grado e la modalità di presa di decisione, i livelli gerarchici, la tecnologia impiegata, i ruoli, le politiche, sono le condizioni reali dell’organizzazione e rappresentano, secondo questo approccio, la chiave che determina gli atteggiamenti e i conseguenti comportamenti dei membri organizzativi.
Il clima diventa, quindi, un attributo dell’organizzazione, che esiste indipendentemente da fattori individuali; solo la percezione del clima risente di fattori soggettivi, che, comunque, non sono sottovalutati da questo approccio, come dimostra il contributo del 1976 di Payne e Pugh, i principali autori collocabili in questo approccio.
Dal modello proposto da questi autori emerge che è il contesto organizzativo globale a condizionare la struttura, che a sua volta è in relazione con il clima. Il clima, poi, è causa/effetto delle percezioni individuali dei vari membri e qui si manifesta come fenomeno relativamente soggettivo.
Secondo gli autori il clima:
“…descrive i processi comportamentali caratteristici in un sistema sociale in un particolare momento. Questi processi riflettono i valori, gli atteggiamenti e le credenze dei membri dell’organizzazione che diventano quindi parte del concetto…”
Inoltre:
“…il clima è un concetto molare che rispetta il contenuto e la forza di valori, norme, atteggiamenti, comportamenti e sentimenti prevalenti tra i membri di un sistema sociale che possono essere misurati attraverso le percezioni dei membri del sistema o attraverso l’osservazione e altri metodi oggettivi…”
In definitiva, lo scopo di questi autori è quello di elaborare un modello soddisfacente che comprenda sia variabili psico-sociali, e quindi soggettive, sia variabili eminentemente strutturali, e quindi oggettive. Payne e Pugh perseguono questo scopo tentando di ricondurre le variabili soggettive a quelle oggettive, quelle psico-sociali a quelle strutturali.
La percezione del clima è stata considerata da un altro autore collocabile entro l’approccio strutturale, Peterson, che ha studiato il rapporto esistente tra tecnologia adottata all’interno di una determinata realtà organizzativa e percezione del clima.
Peterson ha ipotizzato che le percezioni climatiche variano in funzione del tipo di tecnologia adottata; in particolare egli fa riferimento alla differenza tra aziende di piccola produzione e aziende d grande produzione che si caratterizzano per due tipologie di clima opposte, l’una percepita come maggiormente positiva, l’altra come maggiormente negativa.
L’autore condusse un’interessante ricerca volta alla conferma della sua ipotesi, a seguito della quale poté affermare che:
“…i rispondenti delle aziende che adottano tecnologie di <
Peterson ritenne che il motivo di questa differenza di percezione di clima risieda nelle differenze esistenti tra le modalità di conduzione aziendale; infatti le aziende di grande produzione sono di solito più caratterizzate da un’elevata strutturazione e da un marcato orientamento al compito piuttosto che alle persone.
Nel 1981, all’interno di un’opera periodica a cura di Jones e Pfeiffer, trovò spazio un interessante contributo di Jones di chiara connotazione strutturale.
Secondo Jones, la principale componente dell’organizzazione è la sua struttura, intesa non tanto come l’organigramma aziendale, quanto come il sistema di relazioni, modalità comunicative, procedure decisionali, metodi di ricompensa e di valutazione dei risultati. Questa struttura crea, secondo Jones, quell’ambiente “emozionale” che egli definisce come clima:
“…Il clima di un’organizzazione è l’atmosfera psicologica che circonda e risulta dalle operazioni strutturali; conseguentemente esso è sia un risultato che una determinante del comportamento degli individui o dei gruppi all’interno della struttura […]”
Evidenziandone l’aspetto emozionale, Jones colloca, quindi, il concetto di clima organizzativo in un’ottica eminentemente soggettiva, ed è proprio questa l’innovazione contenuta nel contributo di questo autore. Egli, infatti, riesce a sottolineare l’importanza dell’aspetto psicologico, pur facendo derivare il clima dalla struttura organizzativa il cui ruolo di primo piano è definito dalla possibilità che essa condizioni anche il comportamento dei membri dell’organizzazione.
In definitiva, secondo l’approccio strutturale, il clima è una manifestazione oggettiva della struttura organizzativa, che gli individui incontrano ed acquisiscono. Il clima organizzativo è, invece, l’effetto delle percezioni comuni dei membri che compongono l’organizzazione influenzati a loro volta, nelle loro percezioni, dalla struttura organizzativa a cui tutti sono esposti.