Nel 2003 è uscito in poche sale un film di Nikolas Philibert, Essere e avere, subito archiviato e poco recensito.
Racconta una scuola elementare a classe unica nell’Alverne, di un maestro prossimo alla pensione. Nell’arco di un anno Philibert descrive la fatica di imparare e socializzare, seguendo i piccoli personaggi dal momento in cui iniziano ad apprendere, guidati da un maestro rigoroso ed appassionato.
Il maestro è impeccabile e autorevole riferimento sia nel momento in cui i bambini tracciano la prima incerta lettera dell’alfabeto sul quaderno, sia nel momento in cui essi si lavano le mani dopo aver dipinto o si azzuffano per una scaramuccia.
Il maestro chiede sempre spiegazione dei comportamenti scorretti, mai accontentandosi di un silenzio, ma inducendo ad una riflessione-narrazione del loro agire.
Essere e avere ha l’efficacia di una candid camera in aula, ma coglie i dettagli che danno forma all’insegnamento-apprendimento.
Quello che emerge dal film è confermato nel libro “Quella volta che ho imparato” che nell’esaminare la quotidianità dell’insegnare individua nell’ascolto la centralità dell’azione educativa.
L’apprendimento non è visto solo come una questione di metodi e contenuti, ma ha la sua specificità nelle capacità relazionali di chi insegna; insegnare non significa decidere quali informazioni trasmettere ma come trasformare le informazioni in conoscenze.