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La teoria dello sviluppo percettivo

La teoria dello sviluppo percettivo di Gibson, negli anni Cinquanta e Sessanta, pone l’attenzione sulla percezione come competenza necessaria per adattarsi all’ambiente e considera il suo sviluppo legato all’apprendimento percettivo che consiste nella capacità del bambino di esplorare, confrontare, ricercare e astrarre informazioni sugli oggetti e cogliere le relazioni. Tale capacità si raffina nel tempo e il bambino diviene sempre più in grado di percepire le caratteristiche distintive degli oggetti e di individuare le relazioni invarianti, attraverso l’utilizzo di strategie esplorative progressivamente più economiche.
Il Comportamentismo ha avuto grande influenza sulla psicologia dello sviluppo dagli anni Cinquanta fino agli inizi degli anni Settanta, elaborando teorie sull’apprendimento e dando rilevanza all’interazione del comportamento con l’ambiente. Grande popolarità hanno avuto le teorie sul condizionamento classico, secondo cui la risposta ad uno stimolo può essere influenzata da ricompense o da punizioni e sul condizionamento operante, secondo cui l’individuo è in grado di ricercare attivamente la soluzione che se ottiene rinforzo positivo tenderà ad essere riproposta; lo sviluppo viene considerato come quantitativo e non più a stadi. Bandura ha individuato nell’osservazione, nell’imitazione e nell’insegnamento mezzi importanti che veicolano l’apprendimento e con il concetto di determinismo reciproco sostiene che fattori personali e fattori ambientali interagiscono: il bambino attraverso il suo comportamento tende ad influenzare il proprio ambiente.

Immagine di Denise Pagano

Denise Pagano

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