Psicoterapia e Psicoanalisi

Il Dolore della Misura

La psicoterapia ha nuovamente accusato colpi. La sua nuova crisi d’identità é ravvisabile in quelle che sono le due ultime tendenze negli Stati Uniti: da una parte il tentativo di un rifacimento di facciata che pretende un suo inserimento tra le scienze dure, non esitando ad imporle la ricerca di fattori misurabili oggettivamente e procedimenti efficaci standardizzati; dall’altra, la tendenza a giudicare nefasta oltre inutile l’attitudine a pescare nel passato per portarne alla luce traumi ed annessi vari.

Da sempre gli psicoterapeuti sono costretti a misurarsi con il cosiddetto mondo scientifico, in particolare con i loro colleghi medici; i tentativi per dimostrare la propria legittimità come scienza si sprecano e tuttavia non riescono a colmare la diffidenza ed il pregiudizio di cui sono oggetto.

Dalla metà del XIX secolo le societá occidentali sono state divise tra verità
scientifiche e religiose, la psicoterapia ha sempre faticato ad essere annoverata tra di loro e nello stesso tempo nessuna psicoterapia ha mai ambito ad essere una vera religione nonostante la pesantezza dei dogmatismi di certe sue scuole ed il proliferare dei vari guru di turno.

La sua posizione è sempre stata precaria, il suo diritto ad esistere è stato molto spesso messo in discussione. I motivi sono molteplici ma essenzialmente insiti nella fragilità del suo oggetto di studio: la prevedibilità e l’interpretabilità del comportamento umano.

A tale proposito esistono numerose teorie tra loro contrastanti e la voce di Karl Popper (1), può a mio avviso essere considerata una delle più interessanti. Il noto epistemologo pronunciandosi a riguardo della scientificità dell’interpretazione dei comportamenti umani afferma che, una teoria per essere considerata scientifica deve essere verificabile e invalidabile. Nel caso della psicanalisi per esempio, oltre ad affermare l’esistenza del Complesso di Edipo, bisognerebbe che fosse in grado di dimostrare come sarebbe una persona che ne fosse immune. Gli psicoanalisti ritengono che il Complesso di Edipo è universalmente presente in tutti gli individui e che ogni negazione da parte dell’individuo è senz’altro da interpretarsi come una resistenza rispetto alla consapevolezza di questo problema. Secondo Popper quindi, la psicanalisi non è da considerarsi una disciplina scientifica, se lo fosse, dovrebbe essere in grado di dichiarare quali caratteristiche psicologiche denoterebbero l’assenza del Complesso edipico. Dal momento che in campo psicanalitico ciò è ritenuto impossibile ne consegue che le tendenze comportamentali possono essere ideate e non teorizzate. Per Popper è possibile una disciplina scientifica degli istinti, ma non è possibile un’indagine scientifica delle scelte umane a meno che non si voglia giungere ad ammettere che l’uomo è una macchina programmabile.

L’inconfutabile ragionamento di Popper potrebbe essere vissuto dal mondo della psicoterapia come una liberazione piuttosto che come una limitazione e dal momento che le scienze si rifiutano di accettarla nel loro mondo ed altrettanto dicasi per la religione, si potrebbe interpretare tale rifiuto come una opportunità per porre fine a questa antica ed accanita guerra per la dimostrazione della propria dignità e del proprio valore. Al punto in cui si è giunti sarebbe opportuno pensare a soluzioni maggiormente creative e di più ampio respiro.

Piuttosto che elemosinare questa impossibile adozione per ottenere maggiore prestigio e potere, si potrebbe cominciare ad impiegare più energia verso una ricerca di legittimità che miri ad una propria autodefinizione. Si potrebbe per esempio cominciare a pensare di trovare una collocazione in un terreno di mezzo dove verità ed utilità non abbiano bisogno di essere dimostrate perché da sempre accettate e un buon esempio è costituito dal mondo dell’Arte.

La psicoterapia come l’Arte potrebbe dimostrarci il limite della nei confronti del nostro benessere. I metodi scientifici da soli non basteranno mai ad indicarci come vivere e soprattutto come poter essere. Potrebbe insegnarci come le cose che maggiormente apprezziamo (dio, amore sessualità, dolore, carattere, ispirazione, passato, futuro) non sono misurabili tanto meno prevedibili, e che forse proprio per questo motivo sono così importanti per noi. Gli aspetti della vita a cui attribuiamo maggior valore e che ci spaventano maggiormente sono quelli che non possiamo controllare, questo non significa che dobbiamo smettere di controllare ciò che ci danneggia, come nel caso del dolore, ma che è necessario valutare in quali aree della nostra vita questo controllo è di reale beneficio; altrimenti questa lotta rischia di condurci ad una totale perdita di contatto con la realtà.

Ovviamente sarebbe ingenuo da parte degli psicoterapeuti negare l’evidenza dei cosiddetti metodi scientifici, ma cercare di convincere il mondo del fatto che la psicoterapia è una vera scienza, è solo segnale di una debolezza e di un asservimento ideologico ai valori della cultura dominante che rischia di produrre un’ulteriore svalutazione.

Se la psicoterapia ha qualcosa da offrire, e no si dovrebbe mai smettere di appurarlo, dovrebbe essere qualcosa di diverso dai trends dominanti della cultura; il che significa che i suoi professionisti dovrebbero evitare di banalizzare il passato, sono già in molti a farlo, o sudare sette camice per convincere il mondo che è una vera scienza.

Se ci sottoponiamo ad una visita oculistica o acquistiamo un’auto, sappiamo più o meno cosa aspettarci, con i nostri soldi compriamo qualche garanzia, uno psicoterapeuta onesto invece, non potrà mai offrirci alcuna garanzia di sorta all’infuori della sua disponibilità ad ascoltarci e ad offrire utili commenti.

Invitando il paziente a parlare di ciò che lo fa stare male, si apre una porta e nessuno può sapere in partenza cosa succederà e quali saranno le conseguenze di tale apertura. Il solo creare una situazione che evoca memorie represse, sentimenti e desideri è di per sé un’esperienza dalle incommensurabili conseguenze negative e positive. Non v’è formazione o statistica che possano eliminare l’incertezza dell’incontro. La psicoterapia è un rischio, e gli psicoterapeuti sono persone che hanno imparato che nella vita vale la pena di correre certi rischi, all’infuori di ciò non c’è http:\\/\\/psicolab.neta di certo.

La religione è stata da sempre la lingua di coloro che avevano bisogno di parlare di ciò che stava loro più a cuore, la scienza la lingua che ha aiutato le persone a conoscere ciò che volevano conoscere e ciò che volevano ottenere. La psicoterapia ha da occupare il fragile spazio che esiste tra di loro senza prendere le parti di nessuna dal momento che ciò che ci fa maggiormente soffrire è la limitatezza dei nostri orizzonti; per questo abbiamo bisogno che i nostri psicoterapeuti non si lascino sedurre dal fascino di certezza e potere per non approfondire una volta di più la piaga del nostro male d’esistere.

Popper K. Congetture e confutazioni (Il Mulino 1976)

Immagine di Antonella Iurilli Duhamel

Antonella Iurilli Duhamel

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