Psicoterapia e Psicoanalisi

Il Dolore della Misura

La psicoterapia è una scienza? Da sempre si affanna a dimostrarlo, cercando fattori misurabili e procedure standardizzate. Ma forse la sua vera forza sta proprio in ciò che non si può misurare. Riflettere sul “dolore della misura” significa chiedersi se, nel tentativo di somigliare alle scienze dure, la psicoterapia non rischi di perdere ciò che […]

Psicolab — Il Dolore della Misura
La psicoterapia è una scienza? Da sempre si affanna a dimostrarlo, cercando fattori misurabili e procedure standardizzate. Ma forse la sua vera forza sta proprio in ciò che non si può misurare. Riflettere sul “dolore della misura” significa chiedersi se, nel tentativo di somigliare alle scienze dure, la psicoterapia non rischi di perdere ciò che la rende preziosa.

Una crisi d’identità ricorrente

La psicoterapia attraversa periodicamente crisi d’identità. Due tendenze, in particolare, ne segnano il dibattito: da un lato il tentativo di un rifacimento di facciata che pretende di inserirla tra le scienze dure, imponendole la ricerca di fattori misurabili oggettivamente e procedure standardizzate ed “efficaci”; dall’altro la tendenza a giudicare inutile (se non dannosa) l’attitudine a “pescare nel passato” per portarne alla luce traumi e vissuti.

Da sempre gli psicoterapeuti sono costretti a misurarsi con il mondo scientifico, in particolare con i colleghi medici. I tentativi di dimostrare la propria legittimità come scienza si sprecano, eppure non riescono a colmare la diffidenza e il pregiudizio di cui la disciplina è oggetto.

Tra scienza e religione, uno spazio precario

Dalla metà dell’Ottocento le società occidentali si sono divise tra verità scientifiche e verità religiose. La psicoterapia ha sempre faticato a essere annoverata tra le prime, e allo stesso tempo nessuna psicoterapia ha mai davvero ambito a diventare una religione, nonostante i dogmatismi di certe scuole e il proliferare di vari “guru”.

La sua posizione è dunque sempre stata precaria, il suo diritto di esistere spesso messo in discussione. I motivi sono molteplici, ma essenzialmente legati alla fragilità del suo oggetto di studio: la prevedibilità e l’interpretabilità del comportamento umano.

La sfida di Popper

Su questo tema, la riflessione del filosofo Karl Popper è tra le più interessanti. Secondo Popper, una teoria per essere scientifica deve essere verificabile e falsificabile: deve poter indicare quali osservazioni la smentirebbero.

Prendiamo la psicoanalisi. Oltre ad affermare l’esistenza del Complesso di Edipo, dovrebbe poter descrivere come sarebbe una persona che ne fosse immune. Ma gli psicoanalisti ritengono il Complesso universalmente presente, e interpretano ogni negazione da parte dell’individuo come una resistenza. In questo modo la teoria non è falsificabile: qualunque comportamento la conferma. Per Popper, quindi, la psicoanalisi non è una disciplina scientifica in senso stretto. È possibile una scienza degli istinti, ma non un’indagine scientifica delle scelte umane, a meno di ammettere che l’uomo sia una macchina programmabile.

Un limite o una liberazione?

Il ragionamento di Popper potrebbe essere vissuto non come una condanna, ma come una liberazione. Se le scienze rifiutano di accogliere la psicoterapia, e altrettanto fa la religione, questo rifiuto può diventare l’occasione per porre fine a un’antica e logorante guerra per la dimostrazione della propria dignità.

Invece di elemosinare un’impossibile “adozione” da parte delle scienze dure per ottenere prestigio, la psicoterapia potrebbe impiegare le proprie energie in una ricerca di legittimità basata sull’autodefinizione. Potrebbe cioè cercare una collocazione in un terreno intermedio, dove verità e utilità non hanno bisogno di essere dimostrate perché da sempre accettate. Un buon esempio è il mondo dell’arte.

Ciò che conta non si misura

Come l’arte, la psicoterapia può mostrarci il limite della misura rispetto al nostro benessere. I metodi scientifici, da soli, non basteranno mai a indicarci come vivere e come essere. Anzi, ci ricordano che le cose a cui attribuiamo più valore (l’amore, il dolore, il carattere, l’ispirazione, il passato, il futuro) non sono misurabili né prevedibili. E forse è proprio per questo che sono così importanti per noi.

Gli aspetti della vita a cui teniamo di più, e che più ci spaventano, sono quelli che non possiamo controllare. Questo non significa rinunciare a controllare ciò che ci danneggia (come il dolore) ma valutare in quali aree il controllo è di reale beneficio. Altrimenti la lotta per misurare e prevedere tutto rischia di farci perdere il contatto con la realtà.

Nessuna garanzia, ma un ascolto

Sarebbe ingenuo negare l’evidenza dei metodi scientifici. Ma cercare di convincere il mondo che la psicoterapia è “una vera scienza” è spesso il segnale di una debolezza, di un asservimento ideologico alla cultura dominante, che rischia di svalutarla ulteriormente. Se la psicoterapia ha qualcosa da offrire, dovrebbe essere qualcosa di diverso dalle mode del momento.

Quando ci sottoponiamo a una visita specialistica o compriamo un’auto, sappiamo più o meno cosa aspettarci: acquistiamo una garanzia. Uno psicoterapeuta onesto, invece, non può offrire alcuna garanzia se non la propria disponibilità ad ascoltare e a offrire commenti utili. Invitare una persona a parlare di ciò che la fa soffrire significa aprire una porta: nessuno può sapere in partenza cosa accadrà. Evocare memorie, sentimenti e desideri è un’esperienza dalle conseguenze incommensurabili, positive e negative. Nessuna formazione o statistica può eliminare l’incertezza dell’incontro. La psicoterapia è un rischio, e chi la pratica ha imparato che certi rischi, nella vita, vale la pena correrli: al di là di questo, non c’è nulla di certo.

La religione è stata la lingua di chi aveva bisogno di parlare di ciò che gli stava più a cuore; la scienza, quella che ha aiutato a conoscere e ottenere. La psicoterapia ha da occupare il fragile spazio tra le due, senza prendere le parti di nessuna. Perché ciò che ci fa più soffrire è la limitatezza dei nostri orizzonti: per questo abbiamo bisogno che i nostri terapeuti non si lascino sedurre dal fascino della certezza e del potere, e non approfondiscano, ancora una volta, la piaga del nostro male di vivere.

Domande frequenti

La psicoterapia è una scienza?

Secondo il criterio di falsificabilità di Popper, la psicoterapia in senso stretto non è una scienza “dura”, perché il comportamento umano e le scelte non sono pienamente prevedibili né falsificabili. Questo non la svaluta: suggerisce piuttosto che la sua natura e il suo valore siano di altro tipo.

Cosa dice Popper sulla psicoanalisi?

Che non è falsificabile: afferma l’universalità del Complesso di Edipo e interpreta ogni negazione come resistenza, così qualunque comportamento la conferma. Per Popper una teoria scientifica deve poter indicare cosa la smentirebbe; non potendolo, la psicoanalisi non rientra tra le scienze in senso stretto.

Perché “ciò che conta non si misura”?

Perché gli aspetti della vita a cui attribuiamo più valore (amore, dolore, carattere, ispirazione) non sono misurabili né prevedibili, e proprio per questo ci sono così cari. Come l’arte, la psicoterapia mostra il limite della misura rispetto al benessere: i metodi scientifici da soli non dicono come vivere.

Cosa può offrire davvero uno psicoterapeuta?

Non garanzie, ma disponibilità ad ascoltare e a offrire commenti utili. Invitare a parlare del proprio dolore apre una porta dagli esiti imprevedibili. La psicoterapia è un incontro che comporta un rischio, e nessuna formazione o statistica può eliminarne l’incertezza.

La psicoterapia attraversa crisi d’identità ricorrenti, divisa tra chi vuole renderla una scienza dura, con misure e procedure standardizzate, e chi svaluta il lavoro sul passato. Occupa uno spazio precario tra scienza e religione. Secondo il criterio di falsificabilità di Popper non è una scienza in senso stretto, perché le scelte umane non sono prevedibili né falsificabili: ma questo può essere una liberazione, non una condanna. Come l’arte, la psicoterapia mostra il limite della misura: ciò che più conta (amore, dolore, carattere) non è misurabile, e per questo ci è caro. Uno psicoterapeuta onesto non offre garanzie, ma ascolto: la terapia è un incontro che comporta un rischio. Meglio non lasciarsi sedurre dal fascino della certezza e del potere.
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