Il disturbo dell’attenzione, con o senza iperattività, si caratterizza per il difetto dell’attenzione, la compulsività, la labilità emotiva, i disturbi mnemonici secondari al deficit attentivo.
Compare nel quarto anno di vita, ma è solitamente diagnosticato in età scolare.
L’eziologia propone fattori neurobiologici, psicosociali, maturativi, ereditari e la presenza di danno cerebrale minimo.
Buoni risultati si ottengono con anfetaminici e con interventi psicosociali.
Il disturbo della condotta consiste in un pattern di comportamenti ripetitivi e persistenti (per almeno sei mesi) che violano i diritti degli altri e le norme sociali. Elementi più costanti nel disturbo sono l’aggressività, l’ostilità, la violenza, l’egocentrismo, la mancanza di inibizioni sessuali, l’inaffidabilità.
Interessa il 9% dei maschi e il 2% delle femmine prima dei 18 anni.
Fra i fattori eziologici: l’ambiente socioeconomico con prevalenza di classi più basse, modelli familiari (alcolismo, personalità antisociali), condizioni familiari caotiche e conflittuali, ereditarietà.
L’intervento deve avvalersi della collaborazione dei familiari. Talvolta è indispensabile l’allontanamento del minore dalla famiglia stessa.
Il disturbo oppositivo-provocatorio si caratterizza per un pattern di comportamento negativistico e di sfida, spesso diretto verso genitori e insegnanti.Sono presenti infatti perdita di controllo, azioni eseguite allo scopo di infastidire gli altri, scarso senso di responsabilità. Di solito si evidenzia verso gli otto anni.
Molto più frequente nei bambini maschi.
Per quanto riguarda l’eziologia va tenuto presente che questo genere di comportamenti fa parte di una ricerca di identità e affermazione di sé e che non sempre questo fenomeno assume caratteristiche patologiche.
Diversi studi suggeriscono una trasmissione familiare del disturbo, probabilmente genetica.
Qualche risultato è ottenuto con la psicoterapia.