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Che fine fa Papà Orso?

Molti di noi ricordano sicuramente una delle favole più raccontate, “Riccioli d’oro e i tre orsi”, emblematica della famiglia come nucleo che si apre al mondo esterno, come perno sociale per i suoi componenti, bambini in primo piano; ebbene, immaginiamo di stravolgerla un po’, e di pensare che la dolce Riccioli d’oro non sia, in realtà, una piccina che si è smarrita nel bosco, ma un Giudice che, non invitato, entra , fisicamente e simbolicamente nella casa di una famiglia…
Immaginiamoci anche che i tre orsi non costituiscano la favolesca famiglia felice, ma che, invece, Mamma orsa e Papà orso si stiano separando, che Orsetto sia obbligato, suo malgrado, ad asisteer alle loro liti e sia conteso tra loro, come un trofeo di qualcosa che non c’è più…Riccioli d’oro interviene, e, magari senza conoscere le profonde dinamiche che hanno condotto alla collusione di quella coppia, ed anche alla sua rottura, decide che Orsetto non può più sostenere quella situazione, che è giusto che resti con uno solo dei genitori, per ritrovare il suo equilibrio e che l’altro lasci la tana nel bosco, per andare altrove…
Fin qui tutto lecito, se non fosse che Riccioli d’oro decide anche che Papà orso debba mantenere Mamma orsa ed Orsetto, indipendentemente dal fatto che dovrà trovare, per sé, un altro albero cavo che lo ospiti e dovrà mangiare, lavorare, potersi riposare…ma come?! Questo a Riccioli d’oro non interessa, Mamma orsa è delusa ed arrabbiata, e non ci pensa, e non compete certo ad Orsetto farlo…, allora, a chi deve interessare che fine fa Papà orso?!
Volendo edulcorare intenzionalmente il tutto, questa è, nella realtà del nostro quotidiano, una delle piaghe sociali che maggiormente interessano l’ambito della separazione coniugale; ultimamente, infatti, si sono venute a creare numerose associazione, in difesa dei padri separati, cui, in nome del mantenimento coniugale e della tutela dei figli, vengono spesso negati i più naturali diritti.
Chi decide per questo, infatti, è, solitamente, la macchina legislativa, che poco ha a che vedere con la parte emozionale ed umana, concernente la disgregazione di un nucleo familiare; restano, quindi, inascoltati qui bisogni profondi, che riguardano l’essere umano, in quanto tale, quelli, per intenderci, che stanno alla base della piramide di Maslow: nutrirsi, rilassarsi, avere del tempo per sé, condurre una vita dignitosa.
Un padre separato, infatti, si ritrova, improvvisamente, indipendentemente dalle proprie “colpe”, a dover mantenere due nuclei familiari, spesso accollandosi un mutuo ed un affitto, spese legali e non, e ritrovandosi più spesso di quanto si creda, a dormire in auto; questo lo mette anche nella posizione di non poter rapportarsi con i figli in un modo soddisfacente, da un punto di vista di integrità umana, non potendoli vedere quando desidera, non potendo garantirsi, ai loro occhi, come un genitore completo, e sereno.
Nessuno pare pensare quanto questo danneggi anche, e soprattutto, questi bambini contesi, testimoni involontari di uno sfacelo, cui non riescono a porre riparo e che subiscono giorno dopo giorno, nessuno si fa voce, per loro, e per questi padri “spezzati” nel profondo, che vanno incontro ad episodi depressivi e pensieri suicidi…
Basterebbe che Riccioli d’oro pensasse a quanto costa, oggi, trovare un bel tronco cavo, e a quanto, per Orsetto, sia importante vedere Papà orso, come è sempre stato, basterebbe che Mamma orsa mettesse da parte il suo rancore coniugale ed entrasse un po’ più nella sfera genitoriale…e sarebbe una bella favola, a lieto fine… .

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Silvia Carcasci