Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Che fine fa Papà Orso?

«Riccioli d’oro e i tre orsi» racconta una famiglia che si apre al mondo esterno. Ma cosa succede se quella famiglia si sta separando, e la bambina che entra in casa senza essere invitata non è una bambina: è una decisione che viene dall’esterno? È l’immagine, volutamente forzata, da cui parte questa riflessione sulla condizione […]

Psicolab — Che fine fa Papà Orso?
«Riccioli d’oro e i tre orsi» racconta una famiglia che si apre al mondo esterno. Ma cosa succede se quella famiglia si sta separando, e la bambina che entra in casa senza essere invitata non è una bambina: è una decisione che viene dall’esterno? È l’immagine, volutamente forzata, da cui parte questa riflessione sulla condizione dei padri separati.
Questo articolo ha finalità divulgative e propone una riflessione su una fragilità sociale poco discussa. Non è una critica generalizzata alla magistratura né una descrizione della generalità delle separazioni: i percorsi sono molto diversi tra loro e le difficoltà economiche e relazionali dopo una rottura riguardano frequentemente entrambi i genitori. Se stai attraversando una fase di grave sofferenza o hai pensieri di farti del male, puoi chiamare il Telefono Amico 02 2327 2327, il 112 in caso di emergenza, o rivolgerti al medico di base e ai servizi del territorio.

La favola rovesciata

Nella versione originale la fiaba è emblematica della famiglia come nucleo che si apre all’esterno e come perno sociale per i suoi componenti, bambini in primo piano.

Proviamo a stravolgerla. Mamma orsa e Papà orso si stanno separando. Orsetto assiste suo malgrado alle loro liti ed è conteso tra i due, come il trofeo di qualcosa che non esiste più.

A questo punto interviene Riccioli d’oro: qui figura di chi decide dall’esterno. Senza necessariamente conoscere le dinamiche profonde che hanno portato quella coppia a formarsi e poi a rompersi, stabilisce che Orsetto non può più sostenere quella situazione e che uno dei due genitori debba lasciare la tana.

Fin qui, osserva l’autrice, tutto legittimo. Il problema comincia dopo.

La domanda che nessuno pone

Riccioli d’oro decide anche che Papà orso debba provvedere al mantenimento: indipendentemente dal fatto che dovrà trovare un altro albero cavo che lo ospiti, e che dovrà comunque mangiare, lavorare, riposare.

Ma questo, nella favola rovesciata, non interessa a nessuno. Mamma orsa è delusa e arrabbiata; a Orsetto non compete.

Resta la domanda: a chi deve interessare che fine fa Papà orso?

Il fenomeno reale

Al di là della metafora, il testo indica una fragilità concreta legata alla separazione coniugale: la condizione economica e relazionale in cui si trovano molti padri separati, tema attorno al quale sono nate diverse associazioni.

Il nodo individuato è che le decisioni vengono prese secondo criteri giuridici, che per loro natura hanno un rapporto limitato con la dimensione emotiva e umana della disgregazione di un nucleo familiare.

Restano così inascoltati bisogni molto elementari: quelli che stanno alla base della piramide di Maslow: nutrirsi, riposare, avere del tempo per sé, condurre una vita dignitosa.

Cosa comporta concretamente

Una separazione può portare a dover sostenere di fatto le spese di due nuclei abitativi: talvolta un mutuo e un affitto insieme, spese legali e altri costi. In situazioni di particolare difficoltà si arriva a condizioni abitative molto precarie.

Va detto con chiarezza, per correttezza: questa pressione economica non colpisce solo i padri. Anche le madri, specie se con redditi bassi, carriere interrotte o carico di cura prevalente, si trovano frequentemente in condizioni di grave difficoltà dopo una separazione. Il punto del testo non è stabilire chi soffra di più, ma segnalare che una parte di questa sofferenza resta poco visibile.

La ricaduta sulla relazione con i figli

C’è un secondo effetto, meno immediato ma non meno rilevante.

Una condizione di precarietà materiale e di logoramento psicologico rende più difficile rapportarsi ai figli in modo soddisfacente: non poterli vedere quanto si vorrebbe, e non riuscire a presentarsi ai loro occhi come un genitore completo e sereno.

Il costo, in altri termini, non ricade solo sull’adulto.

I bambini contesi

È il passaggio più importante del testo, e vale per qualunque configurazione familiare.

I bambini al centro di un conflitto sono testimoni involontari di una rottura a cui non possono porre riparo e che subiscono giorno dopo giorno.

La letteratura psicologica è concorde su un punto: ciò che danneggia i figli non è tanto la separazione in sé, quanto l’intensità e la durata del conflitto tra i genitori, e il fatto di esserne resi partecipi o strumento.

Su questo si innesta anche l’allarme del testo riguardo alla sofferenza psicologica di chi vive la separazione come una frattura profonda, con episodi depressivi e, nei casi più gravi, pensieri suicidari. È una condizione che va presa sul serio e per cui esistono percorsi di aiuto: non è un tema su cui restare soli.

Il finale possibile

La chiusura, tornando alla favola, indica tre condizioni per un lieto fine.

Che chi decide dall’esterno tenga conto anche delle condizioni materiali reali di chi lascia la casa. Che si riconosca quanto sia importante, per Orsetto, continuare a vedere Papà orso come è sempre stato. E che Mamma orsa riesca a mettere da parte il rancore coniugale per collocarsi più stabilmente nella sfera genitoriale.

Quest’ultima indicazione è quella che la ricerca conferma più nettamente, e vale simmetricamente per entrambi i genitori: la distinzione tra il piano di coppia, che si è chiuso, e il piano genitoriale, che non si chiude, è la variabile che più incide sul benessere dei figli.

Domande frequenti

Cosa danneggia davvero i figli in una separazione?

Non tanto la separazione in sé, quanto l’intensità e la durata del conflitto tra i genitori e il fatto che i figli ne siano resi testimoni o strumento. È il dato su cui la letteratura è più concorde.

Perché si parla di fragilità dei padri separati?

Perché alla rottura può seguire l’onere di sostenere due situazioni abitative insieme ad altre spese, in una condizione di difficoltà che riceve poca attenzione pubblica. Va però ricordato che la precarietà economica dopo una separazione riguarda spesso anche le madri.

Cosa significa distinguere piano coniugale e piano genitoriale?

Significa riconoscere che la relazione di coppia si è conclusa mentre la funzione genitoriale continua. È la distinzione che più incide sul benessere dei figli, e riguarda simmetricamente entrambi i genitori.

A chi rivolgersi in caso di forte sofferenza psicologica?

Al medico di base, ai servizi di salute mentale del territorio o a uno psicologo. Per un sostegno immediato è disponibile il Telefono Amico (02 2327 2327); in situazioni di emergenza il numero è il 112.

Rovesciando la fiaba dei tre orsi, il testo pone una domanda che raramente viene fatta: cosa accade materialmente a chi lascia la casa dopo una separazione. Il nodo è che le decisioni seguono criteri giuridici, che hanno un rapporto limitato con la dimensione emotiva della rottura, lasciando inascoltati bisogni elementari. Il costo non ricade solo sull’adulto: la precarietà rende più difficile presentarsi ai figli come genitore sereno. Il punto centrale però vale per tutti, ciò che danneggia i bambini non è la separazione ma il conflitto in cui vengono coinvolti, e la variabile decisiva è la capacità di entrambi i genitori di distinguere il piano di coppia, che si è chiuso, da quello genitoriale, che non si chiude.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.