Psicologia Clinica e Psicopatologia

Tuffarsi in allegra Libertà

Il personaggio che trova sempre un lato positivo ha dato il nome a un fenomeno psicologico reale. E anche a un problema: la differenza fra riformulare ciò che si prova e negarlo. Articolo divulgativo. Se un disagio persiste, il riferimento è una valutazione professionale; per un ascolto immediato, Telefono Amico Italia 02 2327 2327. Il […]

Psicolab — Tuffarsi in allegra Libertà
Il personaggio che trova sempre un lato positivo ha dato il nome a un fenomeno psicologico reale. E anche a un problema: la differenza fra riformulare ciò che si prova e negarlo.
Articolo divulgativo. Se un disagio persiste, il riferimento è una valutazione professionale; per un ascolto immediato, Telefono Amico Italia 02 2327 2327.

Il fenomeno che porta questo nome

In psicologia il «principio di Pollyanna» indica una tendenza documentata: nell’uso del linguaggio e nella memoria, il materiale positivo prevale su quello negativo.

Le parole con connotazione favorevole sono più frequenti in tutte le lingue studiate, vengono elaborate più rapidamente e ricordate meglio.

Si aggiunge un effetto sulla memoria autobiografica: l’intensità emotiva dei ricordi negativi sbiadisce più rapidamente di quella dei ricordi positivi, e il passato risulta col tempo migliore di com’era.

Non è quindi uno sforzo di volontà: è una caratteristica di base del funzionamento, con l’eccezione delle condizioni depressive, in cui si attenua o si inverte.

Cosa funziona nella riformulazione

La strategia messa in scena dal personaggio (cercare in ogni situazione un aspetto favorevole) corrisponde a una tecnica di regolazione emotiva studiata.

La rivalutazione cognitiva, cioè modificare il significato attribuito a una situazione, è associata a minore attivazione emotiva negativa, migliore benessere e migliori relazioni. È fra le strategie con il supporto più solido.

Va però precisata una condizione decisiva: funziona bene sulle situazioni non modificabili. Dove è possibile intervenire, riformulare anziché agire è controproducente, e la scelta fra le due strategie è essa stessa una competenza.

La strategia che non funziona

Il contrario della rivalutazione non è la tristezza: è la soppressione, cioè trattenere l’espressione di ciò che si prova.

È associata a minore benessere, peggiori relazioni, e (dato controintuitivo) a una maggiore attivazione fisiologica, non minore. Sopprimere costa e non riduce ciò che si prova.

Vale inoltre per i pensieri: cercare di non pensare a qualcosa ne aumenta la frequenza successiva.

Quando la positività fa danno

È il punto che il modello narrativo omette.

La richiesta di mostrarsi positivi, rivolta a chi sta attraversando una difficoltà, produce effetti documentati: isolamento, perché la persona smette di condividere ciò che prova; colpa, per non riuscire a sentirsi come ci si aspetta; e ritardo nella richiesta di aiuto.

È particolarmente studiato in ambito oncologico, dove l’obbligo alla combattività è riferito come uno dei carichi più pesanti, e dove, come già osservato, l’atteggiamento non modifica il decorso della malattia.

Vi si aggiunge un effetto meno noto: l’incoraggiamento generico rivolto a chi ha un’immagine negativa di sé produce peggioramento anziché sollievo, perché genera un confronto sfavorevole con lo standard proposto.

Cosa dire invece

Le indicazioni con supporto sono poche e semplici.

Riconoscere ciò che la persona prova prima di qualunque riformulazione: la validazione precede, non sostituisce.

Offrire aiuto concreto anziché disponibilità generica.

Evitare il confronto con situazioni peggiori, che comunica che il proprio disagio non è legittimo.

E lasciare la riformulazione alla persona: una lettura alternativa proposta da altri viene accolta come minimizzazione, la stessa lettura raggiunta da soli funziona.

Domande frequenti

Cos’è il principio di Pollyanna?

La tendenza documentata a privilegiare il materiale positivo nel linguaggio e nella memoria, con ricordi negativi che perdono intensità più rapidamente. Si attenua nelle condizioni depressive.

Riformulare le situazioni aiuta?

Sì, ed è fra le strategie meglio sostenute, ma soprattutto per le situazioni non modificabili. Dove si può intervenire, riformulare anziché agire è controproducente.

Trattenere le emozioni funziona?

No. La soppressione è associata a minore benessere, relazioni peggiori e maggiore attivazione fisiologica: costa e non riduce ciò che si prova.

Cosa dire a chi sta male?

Riconoscere ciò che prova prima di qualunque riformulazione, offrire aiuto concreto, evitare confronti con situazioni peggiori e lasciare che sia la persona a trovare una lettura diversa.

La tendenza a privilegiare il positivo è reale e documentata, e riformulare le situazioni è fra le strategie di regolazione meglio sostenute, ma soprattutto dove non si può intervenire. Ciò che non funziona è trattenere ciò che si prova: costa e aumenta l’attivazione anziché ridurla. E la richiesta di mostrarsi positivi rivolta a chi sta male produce isolamento e colpa. La sequenza utile è una: riconoscere prima, e lasciare che la lettura alternativa la trovi la persona.
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