Il fenomeno che porta questo nome
In psicologia il «principio di Pollyanna» indica una tendenza documentata: nell’uso del linguaggio e nella memoria, il materiale positivo prevale su quello negativo.
Le parole con connotazione favorevole sono più frequenti in tutte le lingue studiate, vengono elaborate più rapidamente e ricordate meglio.
Si aggiunge un effetto sulla memoria autobiografica: l’intensità emotiva dei ricordi negativi sbiadisce più rapidamente di quella dei ricordi positivi, e il passato risulta col tempo migliore di com’era.
Non è quindi uno sforzo di volontà: è una caratteristica di base del funzionamento, con l’eccezione delle condizioni depressive, in cui si attenua o si inverte.
Cosa funziona nella riformulazione
La strategia messa in scena dal personaggio (cercare in ogni situazione un aspetto favorevole) corrisponde a una tecnica di regolazione emotiva studiata.
La rivalutazione cognitiva, cioè modificare il significato attribuito a una situazione, è associata a minore attivazione emotiva negativa, migliore benessere e migliori relazioni. È fra le strategie con il supporto più solido.
Va però precisata una condizione decisiva: funziona bene sulle situazioni non modificabili. Dove è possibile intervenire, riformulare anziché agire è controproducente, e la scelta fra le due strategie è essa stessa una competenza.
La strategia che non funziona
Il contrario della rivalutazione non è la tristezza: è la soppressione, cioè trattenere l’espressione di ciò che si prova.
È associata a minore benessere, peggiori relazioni, e (dato controintuitivo) a una maggiore attivazione fisiologica, non minore. Sopprimere costa e non riduce ciò che si prova.
Vale inoltre per i pensieri: cercare di non pensare a qualcosa ne aumenta la frequenza successiva.
Quando la positività fa danno
È il punto che il modello narrativo omette.
La richiesta di mostrarsi positivi, rivolta a chi sta attraversando una difficoltà, produce effetti documentati: isolamento, perché la persona smette di condividere ciò che prova; colpa, per non riuscire a sentirsi come ci si aspetta; e ritardo nella richiesta di aiuto.
È particolarmente studiato in ambito oncologico, dove l’obbligo alla combattività è riferito come uno dei carichi più pesanti, e dove, come già osservato, l’atteggiamento non modifica il decorso della malattia.
Vi si aggiunge un effetto meno noto: l’incoraggiamento generico rivolto a chi ha un’immagine negativa di sé produce peggioramento anziché sollievo, perché genera un confronto sfavorevole con lo standard proposto.
Cosa dire invece
Le indicazioni con supporto sono poche e semplici.
Riconoscere ciò che la persona prova prima di qualunque riformulazione: la validazione precede, non sostituisce.
Offrire aiuto concreto anziché disponibilità generica.
Evitare il confronto con situazioni peggiori, che comunica che il proprio disagio non è legittimo.
E lasciare la riformulazione alla persona: una lettura alternativa proposta da altri viene accolta come minimizzazione, la stessa lettura raggiunta da soli funziona.
Domande frequenti
Cos’è il principio di Pollyanna?
La tendenza documentata a privilegiare il materiale positivo nel linguaggio e nella memoria, con ricordi negativi che perdono intensità più rapidamente. Si attenua nelle condizioni depressive.
Riformulare le situazioni aiuta?
Sì, ed è fra le strategie meglio sostenute, ma soprattutto per le situazioni non modificabili. Dove si può intervenire, riformulare anziché agire è controproducente.
Trattenere le emozioni funziona?
No. La soppressione è associata a minore benessere, relazioni peggiori e maggiore attivazione fisiologica: costa e non riduce ciò che si prova.
Cosa dire a chi sta male?
Riconoscere ciò che prova prima di qualunque riformulazione, offrire aiuto concreto, evitare confronti con situazioni peggiori e lasciare che sia la persona a trovare una lettura diversa.