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Gli Effetti Negativi della Televisione sui Bambini

Breve Estratto

La società moderna ha ideato nuovi e differenti sistemi di comunicazione di massa e, tra tutti questi, senza ombra di dubbio, la tv è l’apparecchio più diffuso e persuasivo, il suo potere è talmente elevato da sollevare interrogativi circa le conseguenze che può avere sui bambini. L’invenzione della televisione ha modificato la vita delle persone, influenzando le abitudini e scandendo i tempi e ritmi della quotidianità. Gradualmente, il televisore si è ritagliato un posto in primo piano nella nostra vita, diventando il principale mezzo d’informazione, di intrattenimento e soprattutto uno strumento di educazione per i più piccoli, visto anche l’influenza spropositata che ha su di loro e la curiosità che gli suscita. Da tenere a mente, sono soprattutto le motivazioni che spingono le persone a guardare la tv, secondo Mariet (1992) il suo uso si riconduce a tre stili di consumo:
TV-passione: la persona ha un vero e proprio appuntamento con il programma televisivo e la sua attenzione e il tempo dedicato alla visione di questo sono totali e incondizionati;
TV-tappezzeria: la televisione diventa uno sfondo (visivo o sonoro) per altre attività;
TV-tappabuchi: guardare il televisore è un’attività che si svolge in mancanza di alternativa migliore.
Gli adulti spesso accendono il televisore solo per avere un sottofondo sonoro che funga da compagnia o intrattenimento, al contrario, per i bambini, la famosa scatola nera, è uno mezzo per prendere consapevolezza del mondo, per conoscerlo e studiarlo. A tal proposito non bisogna dimenticare che il primo ambiente con cui verrà a contatto il bambino, avrà un ruolo cruciale per la formazione della propria identità, fondamentali saranno le prime figure con cui avrà a che fare, le quali diverranno modelli da imitare.
Oggi, sin dai primi mesi dalla nascita, si entra a contatto con la televisione, avendo quindi la possibilità di attingere ad un repertorio illimitato di informazioni e conoscenze non sempre adatte a tutte le età; l’apparecchio televisivo diviene uno strumento di socializzazione, di conoscenza del mondo e spesso un sostituto degli educatori tradizionali, un vero e proprio punto di riferimento.
Karl R. Popper, filosofo della scienza e studioso di pedagogia, analizzò la televisione e la sua capacità di condizionare i comportamenti dei bambini. La critica che Popper rivolge alla scatola nera, si focalizza su alcune scene violenti che vengono riproposte nei vari programmi; i più giovani che guardano questi comportamenti adottano anche loro atteggiamenti antisociali. Una scena di violenza vista in televisione ha la stessa influenza di una violenza vissuta all’interno delle mura domestiche.
Sono state condotte diverse ricerche volte ad avvalorare tale tesi, una di queste è il Message System Analysis, ove sono stati sottoposti ad analisi del contenuto programmi di fiction americane trasmessi dal 1967 al 1978, con lo scopo di ricostruire e descrivere la rappresentazione della realtà sociale e della violenza proposta. Con alcune oscillazioni negli anni considerati, la violenza nei programmi trasmessi risulta comunque molto alta, soprattutto in quelli mattutini del sabato e della domenica, proprio quando l’audience infantile è più estesa.
Distinguendo i vari programmi televisivi, l’indice di violenza è molto elevato anche in cartoni animati o in serie espressamente rivolte ai bambini. Un dato preoccupante emerso da questo studio è che la violenza viene proposta come un mezzo efficace per conseguire determinati scopi, legittimi o meno, e il più delle volte resta impunita. Nel 1990 è stato approvata una legge negli Stati Uniti dal nome Children’s Television Act (CTA), la quale richiede alle emittenti di fornire programmi televisivi educativi ed informativi per i bambini.
E’ stata condotta un’analisi per studiare il grado in cui la CTA ha avuto un effetto sugli adolescenti. Complessivamente, le ragazze e i bambini più piccoli hanno apprezzato i programmi educativi ed informativi più dei ragazzi. Nel corso dei 9 mesi di studio però è stato riscontrato un calo della visualizzazione dei programmi informativi ed educativi soprattutto per i ragazzi. Complessivamente sono stati riscontrati benefici per coloro che avevano visto programmi istruttivi.
Al di la della quantità delle ore che i bambini passano davanti alla TV e della scelta dei programmi che guardano, un ruolo fondamentale è giocato dai genitori, che possono esser definiti variabili di mediazione. Padri e madri sono degli esempi da seguire per i loro figli, quindi sono i primi che devono adottare stili di fruizione della televisione idonei, in modo da essere dei modelli da imitare; se i genitori guardano tanta televisione i figli crederanno che sia giusto farlo e cresceranno con questa cattiva abitudine. Infine, le famiglie svolgono la funzione di filtro delle informazioni fornite dai media, guardare e commentare i programmi televisivi insieme ai figli potrebbe essere un ottimo modo per aiutare il bambino a conoscere il mondo esterno e a valutare nel giusto modo quello che la televisione propone, avendo chiara la distinzione tra finzione e realtà.
La televisione se guardata nel modo giusto, con le dovute precauzioni e con qualche adulto che veicoli le informazioni, potrebbe essere un buono strumento di acquisizione di nozioni.
BIBLIOGRAFIA:
Losito G. (1994), Il potere dei media, Roma, Carocci
Metastasio R. (2007), Bambini e Pubblicità, Roma, Carocci
Popper K.R. (2002), Cattiva maestra televisione, Marsilio
Calverta S., Kotlerb J., (2003), Lessons from children’s television: The impact of the Children’s Television Act on children’s learning, Applied Developmental Psychology, pp. 275-335

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