Le indicazioni attuali
Le raccomandazioni più recenti degli organismi sanitari internazionali sono formulate per fasce d’età.
Sotto i due anni: nessuna esposizione a schermi, con l’eccezione delle videochiamate con familiari. La ragione è che a quell’età l’apprendimento richiede interazione reciproca, e i contenuti registrati non la forniscono.
Fra i due e i cinque anni: esposizione limitata, contenuti adeguati e (elemento decisivo) presenza di un adulto che commenti.
Età scolare: le indicazioni si spostano da un limite di ore a criteri di equilibrio, perché ciò che conta è che l’uso non interferisca con sonno, movimento, studio e relazioni.
Il deficit di trasferimento
È il risultato che spiega la prima indicazione ed è poco noto.
Fino a circa due anni e mezzo, i bambini apprendono da una dimostrazione dal vivo molto meglio che dalla stessa dimostrazione su schermo. È un effetto robusto, chiamato deficit di trasferimento dal video.
Ciò che lo riduce è la reciprocità: in una videochiamata, dove l’adulto risponde in tempo reale, l’apprendimento migliora sensibilmente.
Ne segue che la distinzione utile non è fra schermo e non schermo, ma fra interazione e trasmissione.
La questione della violenza
Il testo originale afferma che una scena di violenza vista in televisione abbia la stessa influenza di una violenza vissuta in casa.
Questa affermazione non è sostenuta e va corretta con nettezza.
L’esposizione a contenuti violenti è associata a un aumento di comportamenti aggressivi, ma con effetti di dimensione piccola, e il dibattito metodologico su quella letteratura è tuttora aperto: diverse rassegne recenti ridimensionano ulteriormente le stime.
La violenza domestica assistita è invece uno dei fattori di rischio più forti che si conoscano per lo sviluppo, con effetti di ordine di grandezza incomparabile.
Equiparare le due cose non è una semplificazione innocua: attenua la gravità di una condizione che richiede protezione e intervento.
Il meccanismo che pesa di più
La spiegazione con maggiore supporto non riguarda i contenuti ma la sostituzione.
Il tempo passato davanti a uno schermo è tempo che non si passa altrimenti: a dormire, a muoversi, a giocare con altri, a essere parlati da un adulto.
Quest’ultimo punto è quello con le conseguenze maggiori: la quantità di linguaggio rivolto al bambino nei primi anni è associata in modo consistente allo sviluppo linguistico, e la televisione accesa come sottofondo riduce le interazioni verbali fra adulto e bambino, anche quando nessuno la sta guardando.
Ne discende un’indicazione pratica più utile del conteggio delle ore: spegnere lo schermo quando non lo si sta guardando incide più che ridurre il tempo di visione intenzionale.
Il sonno
L’altro effetto ben documentato riguarda il sonno, ed è mediato da tre fattori: l’ora tarda, l’attivazione prodotta dal contenuto e la luce degli apparecchi.
Poiché il sonno insufficiente incide su attenzione, apprendimento e regolazione emotiva, una parte degli effetti attribuiti agli schermi passa probabilmente da lì.
È l’intervento con il miglior rapporto fra semplicità ed effetto: nessun apparecchio nell’ora precedente il sonno, e nessuno in camera.
Cosa non regge
Due precisazioni finali.
I contenuti educativi di qualità, in età prescolare avanzata, sono associati a effetti positivi su vocabolario e prontezza scolastica. Non tutto ciò che è schermo è equivalente.
E la ricerca sugli effetti negativi del tempo di schermo negli adolescenti, condotta su dati molto ampi, indica associazioni estremamente piccole con il benessere: dello stesso ordine di grandezza di variabili irrilevanti usate come confronto.
La formulazione onesta è che gli schermi contano meno di quanto il dibattito pubblico suggerisca, e che ciò che conta è cosa vengono a sostituire.
Domande frequenti
Da che età si può esporre un bambino agli schermi?
Sotto i due anni le indicazioni raccomandano nessuna esposizione, salvo videochiamate: a quell’età l’apprendimento richiede interazione reciproca, che i contenuti registrati non forniscono.
Vedere violenza in tv equivale a subirla in casa?
No. L’associazione con l’aggressività esiste ma è di dimensione piccola e discussa; la violenza domestica assistita è un fattore di rischio di gravità incomparabile.
Qual è l’effetto principale degli schermi?
La sostituzione: sottraggono tempo a sonno, movimento e interazione verbale con gli adulti. La televisione accesa come sottofondo riduce le conversazioni anche se nessuno la guarda.
Tutti i contenuti sono equivalenti?
No. I contenuti educativi di qualità in età prescolare avanzata sono associati a effetti positivi su vocabolario e prontezza scolastica.