Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Gli Effetti Negativi della Televisione sui Bambini

Che gli schermi facciano male ai bambini è una convinzione diffusa. I dati sostengono qualcosa di più preciso e meno drammatico: contano l’età, il contenuto, la presenza di un adulto e (soprattutto) ciò che il tempo davanti allo schermo sottrae. Articolo divulgativo, non indicazione clinica. Le indicazioni sull’esposizione agli schermi sono state aggiornate rispetto al […]

Psicolab — Gli Effetti Negativi della Televisione sui Bambini
Che gli schermi facciano male ai bambini è una convinzione diffusa. I dati sostengono qualcosa di più preciso e meno drammatico: contano l’età, il contenuto, la presenza di un adulto e (soprattutto) ciò che il tempo davanti allo schermo sottrae.
Articolo divulgativo, non indicazione clinica. Le indicazioni sull’esposizione agli schermi sono state aggiornate rispetto al testo originale del 2012: si veda oltre.

Le indicazioni attuali

Le raccomandazioni più recenti degli organismi sanitari internazionali sono formulate per fasce d’età.

Sotto i due anni: nessuna esposizione a schermi, con l’eccezione delle videochiamate con familiari. La ragione è che a quell’età l’apprendimento richiede interazione reciproca, e i contenuti registrati non la forniscono.

Fra i due e i cinque anni: esposizione limitata, contenuti adeguati e (elemento decisivo) presenza di un adulto che commenti.

Età scolare: le indicazioni si spostano da un limite di ore a criteri di equilibrio, perché ciò che conta è che l’uso non interferisca con sonno, movimento, studio e relazioni.

Il deficit di trasferimento

È il risultato che spiega la prima indicazione ed è poco noto.

Fino a circa due anni e mezzo, i bambini apprendono da una dimostrazione dal vivo molto meglio che dalla stessa dimostrazione su schermo. È un effetto robusto, chiamato deficit di trasferimento dal video.

Ciò che lo riduce è la reciprocità: in una videochiamata, dove l’adulto risponde in tempo reale, l’apprendimento migliora sensibilmente.

Ne segue che la distinzione utile non è fra schermo e non schermo, ma fra interazione e trasmissione.

La questione della violenza

Il testo originale afferma che una scena di violenza vista in televisione abbia la stessa influenza di una violenza vissuta in casa.

Questa affermazione non è sostenuta e va corretta con nettezza.

L’esposizione a contenuti violenti è associata a un aumento di comportamenti aggressivi, ma con effetti di dimensione piccola, e il dibattito metodologico su quella letteratura è tuttora aperto: diverse rassegne recenti ridimensionano ulteriormente le stime.

La violenza domestica assistita è invece uno dei fattori di rischio più forti che si conoscano per lo sviluppo, con effetti di ordine di grandezza incomparabile.

Equiparare le due cose non è una semplificazione innocua: attenua la gravità di una condizione che richiede protezione e intervento.

Il meccanismo che pesa di più

La spiegazione con maggiore supporto non riguarda i contenuti ma la sostituzione.

Il tempo passato davanti a uno schermo è tempo che non si passa altrimenti: a dormire, a muoversi, a giocare con altri, a essere parlati da un adulto.

Quest’ultimo punto è quello con le conseguenze maggiori: la quantità di linguaggio rivolto al bambino nei primi anni è associata in modo consistente allo sviluppo linguistico, e la televisione accesa come sottofondo riduce le interazioni verbali fra adulto e bambino, anche quando nessuno la sta guardando.

Ne discende un’indicazione pratica più utile del conteggio delle ore: spegnere lo schermo quando non lo si sta guardando incide più che ridurre il tempo di visione intenzionale.

Il sonno

L’altro effetto ben documentato riguarda il sonno, ed è mediato da tre fattori: l’ora tarda, l’attivazione prodotta dal contenuto e la luce degli apparecchi.

Poiché il sonno insufficiente incide su attenzione, apprendimento e regolazione emotiva, una parte degli effetti attribuiti agli schermi passa probabilmente da lì.

È l’intervento con il miglior rapporto fra semplicità ed effetto: nessun apparecchio nell’ora precedente il sonno, e nessuno in camera.

Cosa non regge

Due precisazioni finali.

I contenuti educativi di qualità, in età prescolare avanzata, sono associati a effetti positivi su vocabolario e prontezza scolastica. Non tutto ciò che è schermo è equivalente.

E la ricerca sugli effetti negativi del tempo di schermo negli adolescenti, condotta su dati molto ampi, indica associazioni estremamente piccole con il benessere: dello stesso ordine di grandezza di variabili irrilevanti usate come confronto.

La formulazione onesta è che gli schermi contano meno di quanto il dibattito pubblico suggerisca, e che ciò che conta è cosa vengono a sostituire.

Domande frequenti

Da che età si può esporre un bambino agli schermi?

Sotto i due anni le indicazioni raccomandano nessuna esposizione, salvo videochiamate: a quell’età l’apprendimento richiede interazione reciproca, che i contenuti registrati non forniscono.

Vedere violenza in tv equivale a subirla in casa?

No. L’associazione con l’aggressività esiste ma è di dimensione piccola e discussa; la violenza domestica assistita è un fattore di rischio di gravità incomparabile.

Qual è l’effetto principale degli schermi?

La sostituzione: sottraggono tempo a sonno, movimento e interazione verbale con gli adulti. La televisione accesa come sottofondo riduce le conversazioni anche se nessuno la guarda.

Tutti i contenuti sono equivalenti?

No. I contenuti educativi di qualità in età prescolare avanzata sono associati a effetti positivi su vocabolario e prontezza scolastica.

Le indicazioni attuali distinguono per età, e sotto i due anni la ragione è precisa: i bambini apprendono male dai contenuti registrati e molto meglio dall’interazione reciproca. Va corretta con nettezza l’equiparazione fra violenza vista in tv e violenza subita in casa: gli effetti sono di ordine di grandezza incomparabile. Il meccanismo che pesa di più non è il contenuto ma la sostituzione, sonno, movimento, e soprattutto il linguaggio rivolto al bambino, che la televisione accesa riduce anche quando nessuno la guarda.
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