Psicologia Clinica e Psicopatologia

Questioni di bioetica – L'embrione chimera

L’espressione “embrione chimera” evoca immagini mitologiche: creature metà umane e metà animali. La realtà tecnica è molto diversa e assai meno spettacolare, ma le questioni etiche che solleva sono reali, e vale la pena distinguerle dalle rappresentazioni fuorvianti. Questo articolo ricostruisce un dibattito bioetico e riporta posizioni diverse e legittimamente contrapposte, senza sostenerne alcuna. Le […]

Psicolab — Questioni di bioetica – L'embrione chimera
L’espressione “embrione chimera” evoca immagini mitologiche: creature metà umane e metà animali. La realtà tecnica è molto diversa e assai meno spettacolare, ma le questioni etiche che solleva sono reali, e vale la pena distinguerle dalle rappresentazioni fuorvianti.
Questo articolo ricostruisce un dibattito bioetico e riporta posizioni diverse e legittimamente contrapposte, senza sostenerne alcuna. Le questioni trattate hanno implicazioni scientifiche, giuridiche e morali su cui esistono convinzioni profondamente diverse. I riferimenti normativi e le posizioni citate risalgono al periodo del dibattito e possono essere successivamente mutati.

Da dove nasce il dibattito

Nel settembre 2007 l’autorità britannica competente in materia di fecondazione ed embriologia autorizzò protocolli di ricerca per la realizzazione di un nuovo tipo di embrione, avviando una discussione internazionale.

Come funziona la tecnica

La procedura, tecnicamente detta ibrido citoplasmatico: in inglese cybrid, da cui l’italiano “cibrido”: prevede alcuni passaggi.

Una cellula uovo animale viene svuotata del materiale genetico contenuto nel nucleo. Al suo interno viene inserita una cellula somatica umana.

Nella cellula uovo residua però una piccola quota di materiale genetico animale, contenuto nei mitocondri: le strutture che forniscono energia alla cellula.

Il risultato è una cellula il cui nucleo contiene DNA umano, mentre i mitocondri contengono DNA animale.

Attivata, questa cellula avvia la consueta sequenza di divisione. Raggiunto lo stadio di blastocisti viene distrutta per estrarne cellule staminali embrionali.

Due precisazioni tecniche rilevanti: i cibridi non hanno possibilità di svilupparsi in un organismo completo, e comunque non verrebbero mai impiantati in un utero, la distruzione entro il quattordicesimo giorno è obbligatoria.

Gli argomenti a favore

Le posizioni favorevoli si articolano su tre ragioni:

  • dalla ricerca potrebbero derivare terapie per numerose patologie, tra cui malattie neurodegenerative e genetiche;
  • la tecnica supera il problema del reperimento di un numero sufficiente di cellule uovo umane: che richiedono procedure invasive per le donatrici;
  • supera inoltre il problema etico legato alla distruzione di embrioni umani, altrimenti necessaria per ottenere staminali embrionali.

Va notato che il terzo argomento è di natura etica: nasce come risposta a un’obiezione morale, non in contrasto con essa.

Le obiezioni

Le posizioni contrarie si fondano essenzialmente su ragioni etiche, e il nodo centrale è di natura ontologica: che cosa ci identifica come esseri umani.

È una questione già emersa in altri ambiti. La legge italiana del 1999 sui trapianti aveva sollevato discussioni analoghe a proposito degli xenotrapianti: il trapianto di organi o tessuti animali nell’organismo umano.

Un documento della Pontificia Accademia per la Vita del 2001 individuava due limiti alla liceità morale di quelle pratiche, da valutare caso per caso: il rischio di trasmissione di agenti infettivi tra specie, e la possibile modifica dell’identità della persona nel caso di organi legati all’identità personale o dotati di elevato valore simbolico.

Le posizioni espresse

Il dibattito che seguì l’autorizzazione britannica registrò prese di posizione molto nette da parte di autorità religiose e di comitati di bioetica, che parlarono di atto contrario alla dignità umana e chiesero una mobilitazione della comunità scientifica.

Vi furono anche obiezioni di natura scientifica e non solo morale. Il neurobiologo Angelo Vescovi osservò che si otterrebbero cellule ibride sconosciute dal punto di vista fisiologico e funzionale, il cui impiego nell’essere umano risulterebbe problematico: definendo l’approccio come un tentativo di superare un problema etico che ne solleva di più gravi.

Altre voci internazionali sostennero che la separazione tra specie umana e specie animali sia un principio da non superare.

Il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica

Il Comitato italiano si espresse nel 2009 con un parere che, significativamente, registra posizioni divise.

Alcuni membri ritennero che gli organismi così creati abbiano identità incerta, superando le barriere tra specie, e giudicarono non eticamente accettabile un esperimento che alteri l’identità della specie umana: anche a fronte di un possibile aumento delle conoscenze. Auspicarono la sospensione della produzione di ibridi uomo-animale e il ricorso, ove giustificato, a tecniche alternative.

Altri membri si espressero invece favorevolmente, per due ragioni: perché i cibridi sono destinati a non svilupparsi, e perché la ricerca può essere sottoposta a controllo trasparente e rigoroso. Sostennero che non si possa condannare aprioristicamente questo tipo di esperimenti attraverso un’applicazione eccessivamente estensiva del principio di precauzione.

La precisazione scientifica

Sul piano della corretta informazione, il contributo più utile è quello che chiarisce cosa la tecnica non comporta.

Come ha argomentato Carlo Alberto Redi, la rappresentazione mediatica di individui “metà uomo e metà animale” è fuorviante. Non si tratta di ibridi tra DNA umano e DNA animale: mescolare il DNA nucleare di specie diverse è operazione che nessun laboratorio è in grado di compiere.

Più importante ancora è la ragione biologica per cui questi ibridi non possono svilupparsi. Le reazioni chimiche tra DNA mitocondriale e DNA nucleare devono essere strettamente specie-specifiche: la compresenza di un nucleo umano con mitocondri di un’altra specie impedisce l’accoppiamento di quelle reazioni e dunque la produzione dell’energia necessaria a sostenere lo sviluppo embrionale.

L’impossibilità di sviluppo, in altre parole, non dipende da un divieto ma dalla biochimica. Ciò che ci si attende dall’esperimento è unicamente che il nucleo somatico si riprogrammi, acquisendo caratteristiche di espressione genica simili a quelle delle cellule embrionali.

Nella stessa direzione va l’osservazione secondo cui il chimerismo è da tempo uno strumento ordinario della ricerca biologica, e che l’aspetto “mostruoso” appartiene all’immaginario più che alla pratica.

Cosa resta della discussione

Distinguere i piani è la condizione per discutere seriamente.

Sul piano fattuale, la precisazione scientifica ridimensiona buona parte delle rappresentazioni allarmate: non nascono creature ibride, e la tecnica non lo consente.

Sul piano etico, però, le domande restano aperte e legittime: se lo statuto morale di un’entità con materiale genetico di due specie sia definibile, e se la finalità terapeutica giustifichi la sua creazione e distruzione.

Sono questioni su cui persone informate arrivano a conclusioni opposte in buona fede: come mostra il fatto che lo stesso comitato di bioetica si sia diviso. Ed è precisamente per questo che vanno tenute distinte dai fraintendimenti fattuali: chiarire i fatti non risolve la questione morale, ma è il presupposto perché la discussione sia sensata.

Domande frequenti

Cos’è un “cibrido”?

Una cellula ottenuta inserendo una cellula somatica umana nel citoplasma di una cellula uovo animale privata del nucleo. Il nucleo contiene DNA umano, i mitocondri DNA animale.

Possono svilupparsi in un organismo?

No, e non per un divieto ma per ragioni biochimiche: le reazioni tra DNA mitocondriale e nucleare devono essere specie-specifiche, e la loro incompatibilità impedisce di produrre l’energia necessaria allo sviluppo embrionale.

Quali sono gli argomenti a favore della ricerca?

La possibilità di sviluppare terapie per diverse patologie, il superamento del problema del reperimento di cellule uovo umane e il fatto di evitare la distruzione di embrioni umani.

Su cosa si fondano le obiezioni?

Principalmente su una questione ontologica (cosa definisce l’identità umana) e sul superamento delle barriere tra specie. Alcune obiezioni sono però anche scientifiche, riguardando l’incerta caratterizzazione funzionale delle cellule ottenute.

La tecnica degli ibridi citoplasmatici consiste nell’inserire una cellula somatica umana nel citoplasma di una cellula uovo animale svuotata del nucleo: ne risulta una cellula con DNA umano nel nucleo e DNA animale nei mitocondri, destinata a essere distrutta entro il quattordicesimo giorno per estrarne staminali. Gli argomenti a favore riguardano le potenziali terapie, la disponibilità di cellule uovo e l’evitare la distruzione di embrioni umani; le obiezioni sono soprattutto ontologiche, sul superamento delle barriere tra specie. La precisazione scientifica è dirimente sul piano fattuale: non nascono creature ibride, e lo sviluppo è impedito dall’incompatibilità biochimica. Le domande etiche, però, restano legittimamente aperte.
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