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Neuroscienze

Questioni di bioetica – L'embrione chimera

Nel settembre del 2007 la Gran Bretagna, ha dato il via ad un ampio dibattito internazionale a seguito dell’autorizzazione data dalla Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) ad effettuare dei protocolli di ricerca per la realizzazione di un nuovo tipo di embrione[1].
La manipolazione degli ovociti e degli spermatozooi, come avviene nelle tecniche di fertilizzazione assistita ICSI (Intracytoplasmatic Sperm Injection), può anche essere utilizzata per la creazione dell’embrione chimera, in inglese cybrid (citoplasmatic hybrid).
La tecnica consiste nell’inserimento di una cellula somatica umana all’interno del citoplasma di una cellula uovo animale, la quale deve essere stata precedentemente sottoposta ad uno svuotamento del materiale genetico contenuto nel suo nucleo.
Però, in quella cellula uovo animale sottoposta a svuotamento del materiale genetico, rimane un residuo di materiale genetico animale contenuto nei mitocondri.
Il risultato è che la nuova cellula possiede il nucleo con DNA umano mentre i mitocondri della cellula contengono DNA animale.
Questa nuova cellula è un cibride, e viene sottoposto ad un processo di attivazione per cui, come un qualsiasi embrione, inizia la tipica sequenza di divisione e moltiplicazione.
Nel momento in cui il cibride raggiunge lo stadio di blastocisti, viene distrutto per estrarne cellule staminali embrionali.
I cibridi non hanno alcuna possibilità di svilupparsi in un organismo completo e in ogni caso, non verrebbero mai impiantati in un utero umano ma obbligatoriamente distrutti prima del 14° giorno.
Dopo questa breve introduzione descrittiva sul meccanismo di produzione di un cibride, cerchiamo di analizzare, con obiettività e senza alcun pregiudizio, i vantaggi e gli svantaggi di questa tecnica.
Le posizioni favorevoli ascritte a questa tecnica sono motivate da tre discorsi:

  • da queste ricerche potrebbero derivare cure per molte malattie diverse (tra cui il Parkinson, l’Alzhaimer, la fibrosi cistica, ecc.);
  • queste tecniche fanno superare i problemi legati al reperimento di un numero sufficiente di cellule uovo umane;
  • con questa tecnica viene superato il problema etico legato alla distruzione di embrioni umani necessario per ottenere cellule staminali embrionali.

Le posizioni non favorevoli si rifanno essenzialmente a problemi di natura etica.
Il problema primigenio e fondamentale posto dalla la creazione di questi organismi viventi è l’identità dell’uomo, cioè di cosa ci identifica come esseri umani.
Questo problema ontologico era stato sollevato quando venne emanata la legge n. 91 del 1° Aprile 1999, cioè la legge che disciplina il trapianto di organi.
L’articolato legislativo fu foriero di numerose discussioni, come ogni legge che cerca di regolamentare la vita biologica dell’uomo. Tra i molteplici punti dibattuti quello riguardante l’identità dell’uomo fu il problema etico degli xenotrapianti, cioè il trapianto di parti (organi, tessuti) animali nel corpo umano.
La Pontificia Accademia Pro Vita si è occupata proprio degli xenotrapianti e ha prodotto un documento del 26 settembre 2001 in cui la liceità morale, da valutare attentamente caso per caso, trovava limite:

  • nel pericolo di un possibile salto di agenti infettivi dalla specie animale a quella umana;
  • nella perdita o modifica dell’identità della persona attuata con l’uso di xenotrapianti di gonadi o encefalo (legati all’identità personale) o di organi con elevato valore simbolico personale.

In un’intervista a Radio Vaticana pubblicata il 6 settembre 2007 Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, così si esprime a proposito della decisione dell’Autorità britannica per la fertilizzazione e l’embriologia di consentire la creazione di embrioni uomo-animale a scopo di ricerca «Un atto mostruoso contro la dignità umana. È necessario che la comunità scientifica si mobiliti quanto prima. Riteniamo che anche questo governo britannico ha ceduto di fronte alle richieste di un gruppo di scienziati certamente contro la morale».
Per Angelo Vescovi, neurobiologo del San Raffaele di Milano, «si tratta di un approccio poco scientifico. Si otterrebbero cellule embrionali ibride, con Dna in parte bovino, sconosciute dal punto di vista fisiologico e funzionale. Come si può concepire di utilizzarle nell’uomo? Sono esperimenti che con presunzione vengono proposti come superamento del problema etico ma che nella realtà ne pongono di ancora più gravi. Progetto difettoso in partenza»[2].
Josephìne Quintavalle, direttrice del gruppo Comment on Reproductive Ethics, afferma: «Ripugnante. Scienza folle. Umani e animali non devono essere mescolati. La gente rimarrà scioccata».[3]
Calum McKellar, Scottish Council of Human Bioethics, grida allo scandalo: «Nella storia dell’uomo specie umane e animali sono state sempre separate. In questo tipo di procedura la distinzione viene meno ed è molto grave».[4]
Anche il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) si è espresso sull’argomento con il Parere “Chimere ed Ibridi. Con una riflessione particolare sugli Ibridi citoplasmatici“ del 26 giugno 2009.
Alcuni membri hanno sollevato problemi bioetici nel momento in cui gli organismi creati risultano di identità incerta, in quanto portano al superamento delle barriere tra le specie umana e le specie animali. Pertanto, non hanno ritenuto eticamente accettabile un esperimento scientifico come questo che altera l’identità dell’essere umano e della specie umana, anche se effettuato in nome di un possibile aumento delle conoscenze che da questa ricerca potrebbero derivare. Questi stessi membri auspicano la sospensione della produzione di ibridi uomo-animale e, solo se adeguatamente giustificate, l’utilizzazione di tecniche di ricerca alternativa, come ad esempio, l’ibridazione tra specie animali diverse, che pure richiede una attenta e adeguata valutazione bioetica.
Però altri membri del Comitato sono, invece, favorevoli a questo tipo di ricerca sia in quanto i cibridi sono destinati a non svilupparsi, sia in quanto queste ricerche devono essere sottoposte ad un controllo trasparente e rigoroso. Non si può aprioristicamente condannare questo tipo di esperimenti con una applicazione troppo limitativa del principio di precauzione.
Concludo questa breve disamina delle reazioni bioetiche sull’argomento “Embrioni chimera” con il parere di Carlo Alberto Redi, direttore scientifico dell’Irccs San Matteo: «Il chimerismo è stato sempre uno strumento di lavoro degli scienziati. Non bisogna nutrire apprensione. L’aspetto mostruoso deve restare nell’immaginario, la pratica biologica è altra cosa. È solo un artifizio tecnico per espandere staminali impiegando un ovocita di altra specie. Non dobbiamo temere sviluppi sconcertanti».[5]
« […] Purtroppo non stupisce che ancora una volta nel nostro paese la notizia sia stata distorta e piegata a letture di tipo ideologico e confessionale del tutto prive di fondamento scientifico. Stiamo parlando infatti della possibilità di creare embrioni ibridi uomo-animale per quanto riguarda il citoplasma, il termine infatti è “cibridi” dall’inglese cybrids (cytoplasmic hybrids). Nessun ibdrido tra DNA umano e DNA animale! E’ del tutto fantasiosa e fuorviante la presentazione sui media della creazione di individui mezzo uomo e mezzo animale, come nei miti: dalla sfinge, al minotauro alla chimera. Se mai fosse possibile in laboratorio ottenere animali ibridi di questo tipo dovremmo mescolare il DNA dei nuclei delle diverse specie, cosa che nessun biologo al mondo sa fare.
[…] È questa una entità ibrida che non potrà mai dare inizio ad alcun processo di organogenesi per giungere ad un embrione pronto ad impiantarsi in un utero: questo dato fattuale è incontestabile. La potenzialità di sviluppo embrionale di questi ibridi citoplasmatici è http:\\/\\/psicolab.neta: Ci si augura che, se l’esperimento riesce, il nucleo somatico acquisti delle caratteristiche di espressione genica simile a quella delle cellule embrionali, si riprogrammi. Di più non può accadere. La copresenza di un nucleo somatico umano con il citoplasma (e cioè dei mitocondri) di un’altra specie non permette di accoppiare le reazioni chimiche che normalmente avvengono tra il DNA mitocondriale e quello nucleare (che deve essere strettamente specie-specifica), e dunque non permette di avere l’energia chimica (ATP) necessaria a sostenere lo sviluppo embrionale; in altre parole è garanzia del fatto che l’ibrido citoplasmatico, il cibrido, non ha alcuna potenzialità di svilupparsi».[6]
NOTE
[1] http://www.hfea.gov.uk/
[2] Corriere della Sera del 08 novembre 2006, http://www.iss.it/binary/sibi2/cont/CorriereSera081106.1163062346.pdf
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] Le Scienze del 14 settembre 2007, http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/il_falso_mito_degli_embrioni_chimera/1312806

Antonino Fiannacca

Antonino Fiannacca