Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Un Pubblico informato: il «Metodo Fishkin»

Cosa penserebbe davvero l’opinione pubblica se fosse informata? È la domanda a cui prova a rispondere il sondaggio deliberativo: un metodo che, invece di registrare le opinioni così come sono, le misura prima e dopo aver fornito alle persone gli elementi per formarsele. Il limite dei sondaggi tradizionali Il problema di partenza è noto e […]

Psicolab — Un Pubblico informato: il «Metodo Fishkin»
Cosa penserebbe davvero l’opinione pubblica se fosse informata? È la domanda a cui prova a rispondere il sondaggio deliberativo: un metodo che, invece di registrare le opinioni così come sono, le misura prima e dopo aver fornito alle persone gli elementi per formarsele.

Il limite dei sondaggi tradizionali

Il problema di partenza è noto e raramente affrontato: chi risponde a un sondaggio spesso non conosce l’argomento.

Vengono posti quesiti sui temi più diversi, che l’intervistato può ignorare del tutto o conoscere in modo generico. Le risposte risultano quindi improvvisate o basate sul sentito dire.

Lo stesso vale in occasione delle elezioni: si finisce per rispondere sulla base di impressioni, senza la possibilità (e spesso senza il desiderio) di approfondire le proposte in campo.

La proposta di Fishkin

Il politologo statunitense James Fishkin ha elaborato un metodo per superare questo limite.

Il procedimento:

  • si seleziona un campione rappresentativo della popolazione, necessariamente di dimensioni contenute;
  • si conduce un primo sondaggio, che funge da riferimento;
  • il gruppo viene riunito fisicamente per alcuni giorni e coinvolto in incontri e gruppi di lavoro con esperti, politici di diverso orientamento, amministratori;
  • si ripete il sondaggio e si confrontano i risultati.

L’esperienza mostra che le posizioni espresse dopo l’informazione risultano significativamente diverse da quelle iniziali.

Il passaggio ulteriore

Fishkin propone inoltre che l’intero processo venga trasmesso in diretta o in sintesi.

L’obiettivo è duplice: diffondere su larga scala le conoscenze sul tema e stimolare l’interesse ad approfondirlo individualmente.

Vale la pena notare la logica: non si tratta solo di ottenere un dato più accurato, ma di rendere pubblico il processo attraverso cui le opinioni si modificano quando incontrano informazioni.

Non solo una tecnica

La proposta ha un’ambizione più ampia del miglioramento dei sondaggi.

Fishkin sostiene che alla base di un sistema democratico debba esserci, oltre al diritto di voto, la possibilità concreta di disporre di una gamma ampia di valutazioni contrapposte sugli argomenti politici, cioè il diritto all’informazione.

Da qui il passaggio dalla rilevazione dell’opinione pubblica a ciò che viene chiamato giudizio pubblico: quello che l’opinione pubblica sarebbe se fosse adeguatamente informata.

Come sintetizza Giuliano Amato, curatore dell’edizione italiana: essere sovrani non comporta di per sé avere un’opinione informata su tutto; semmai richiede di essere messi in condizione di averla.

I limiti riconosciuti

Il testo è onesto nell’elencarli, e questo rende la proposta più credibile.

Si tratta di una simulazione, non della realtà. Prescinde da fattori come l’influsso di una campagna elettorale. E soprattutto, i partecipanti sono stimolati a documentarsi e a partecipare attivamente, mentre nella vita ordinaria i cittadini si mostrano spesso restii a informarsi su questioni politiche, tanto più in un clima che le carica di valori negativi.

Il modello, in altri termini, misura cosa accadrebbe in condizioni che di norma non si verificano.

Gli esiti concreti

Il metodo è stato applicato numerose volte in ambito anglosassone (Stati Uniti, Regno Unito, Australia) con spostamenti d’opinione rilevanti tra prima e dopo, fino al ribaltamento del parere su alcuni quesiti.

Il caso texano

L’esperimento con le ricadute più dirette risale al 1996 in Texas.

Una legge statale richiedeva alle compagnie elettriche di consultare il pubblico su come produrre energia, senza specificare le modalità. Erano in gioco centinaia di milioni di dollari, e la decisione dipendeva da un pubblico poco informato.

Furono condotti otto sondaggi deliberativi, con processo trasparente e trasmesso dalle televisioni pubbliche. I cittadini arrivarono a combinazioni ragionevoli tra gas naturale e fonti eoliche, e il Texas divenne un riferimento nelle rinnovabili.

È il caso che meglio dimostra il punto: il pubblico non era incapace di decidere, era privo degli elementi per farlo.

L’obiezione

Non mancano le riserve. Il politologo Angelo Panebianco ha contestato l’impostazione su un punto preciso.

Troppo spesso, osserva, si individua la causa della cattiva salute democratica nella scarsità di cittadini informati e desiderosi di partecipare. Ma il grosso dei cittadini è disinformato e disattento alla vita pubblica ovunque, in tutte le democrazie.

Ne discende che quella diagnosi risulta generalizzante, e che un sondaggio deliberativo non basta a far progredire un modello di governo.

L’obiezione ha peso: se il disinteresse è una costante strutturale e non un difetto correggibile, un dispositivo che funziona solo in condizioni artificiali dice poco su come migliorare le condizioni reali.

Perché il tema resta attuale

Al di là della disputa, il metodo conserva un valore che vale la pena isolare.

Anche assumendo che la partecipazione informata non sia generalizzabile, il confronto tra le due rilevazioni fornisce un’informazione preziosa: quanto un’opinione dipende dalle conoscenze disponibili.

Ed è un dato che riguarda direttamente il modo in cui leggiamo qualunque sondaggio: sapere che su un dato tema l’opinione si sposta sensibilmente quando le persone si documentano significa sapere che il dato rilevato misura anche, e forse soprattutto, il livello di informazione circolante.

Domande frequenti

Cos’è un sondaggio deliberativo?

Un metodo in cui un campione rappresentativo viene intervistato, poi coinvolto per alcuni giorni in incontri con esperti e portatori di posizioni diverse, e infine intervistato di nuovo per confrontare i risultati.

Cosa si intende per “giudizio pubblico”?

Ciò che l’opinione pubblica sarebbe se fosse adeguatamente informata, in contrapposizione all’opinione così come viene rilevata. Il passaggio implica che il diritto all’informazione sia parte della democrazia quanto il diritto di voto.

Quali sono i limiti del metodo?

È una simulazione: prescinde da fattori reali come le campagne elettorali e coinvolge partecipanti stimolati a documentarsi, condizione che nella vita ordinaria non si verifica.

Perché il caso texano è considerato esemplare?

Perché ha avuto ricadute dirette: consultazioni deliberative trasparenti su come produrre energia portarono a scelte equilibrate tra gas e rinnovabili, mostrando che il pubblico non era incapace di decidere ma privo di elementi.

Il sondaggio deliberativo affronta un limite reale delle rilevazioni d’opinione: chi risponde spesso non conosce l’argomento. Il metodo misura le posizioni prima e dopo alcuni giorni di confronto con esperti e portatori di posizioni diverse, e gli scarti registrati sono rilevanti. L’ambizione va oltre la tecnica: postula che il diritto all’informazione sia parte della democrazia quanto il diritto di voto. I limiti sono però riconosciuti (è una simulazione in condizioni che di norma non si verificano) e l’obiezione più seria osserva che il disinteresse è una costante di tutte le democrazie. Resta comunque un’informazione preziosa: quanto un’opinione dipenda dalle conoscenze disponibili.
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