L’esperienza ordinaria del risveglio
Chi si desta di notte in un luogo non familiare sperimenta per qualche secondo una condizione informativa: sa di esistere, ma non dove si trova né in quale momento.
È l’osservazione con cui Proust apre la Recherche, ed è utile perché mostra che il senso di sé e la collocazione di quel sé nel tempo e nello spazio sono componenti distinte, che possono presentarsi separate.
Quella dissociazione, che nella veglia dura pochi istanti, in alcune condizioni neurologiche è stabile.
Due livelli
Una distinzione utile separa una coscienza di base e una estesa.
La prima è il senso immediato di essere un soggetto che percepisce, ancorato al presente: qui e ora, senza passato e senza futuro.
La seconda colloca quel soggetto in una biografia: un prima, un dopo, una storia. Si sviluppa nel corso della vita, poggia sul linguaggio e raggiunge negli esseri umani la massima estensione.
Il rapporto fra le due è asimmetrico e clinicamente osservabile: si può perdere gran parte della coscienza estesa (come avviene nelle demenze avanzate) mantenendo quella di base; il crollo di quest’ultima porta invece via anche l’altra.
Il modello dello spazio di lavoro
Fra i modelli disponibili, quello dello spazio di lavoro globale è tra i più discussi.
L’idea è che gran parte dell’elaborazione avvenga in moduli specializzati che lavorano senza consapevolezza (come accade guidando mentre si conversa) e che un contenuto diventi cosciente quando viene amplificato dall’attenzione e reso disponibile a molte aree contemporaneamente.
La coscienza servirebbe cioè a rendere un’informazione utilizzabile da tutto il sistema: per parlarne, ricordarla, usarla in una nuova strategia.
Va detto che si tratta di uno dei modelli in campo e non di una conclusione acquisita: esistono proposte alternative, e la questione di cosa renda un processo cosciente resta aperta.
Le dissociazioni
Le condizioni che mostrano la scomponibilità della coscienza sono diverse e istruttive.
L’anosognosia: una persona paralizzata a metà del corpo può affermare con convinzione di stare bene e di poter muovere l’arto. Non è negazione psicologica: è l’assenza dell’informazione stessa, e compare tipicamente in lesioni dell’emisfero destro.
L’eminegligenza spaziale: la metà sinistra dello spazio smette di esistere come possibile oggetto di attenzione. Non è cecità (l’informazione arriva e influenza il comportamento) ma non diventa accessibile alla consapevolezza. È forse la dimostrazione più chiara che vedere e sapere di vedere sono processi separati.
L’asomatognosia: il mancato riconoscimento di una parte del proprio corpo come propria.
L’arto fantasma: la persistenza dell’esperienza di un arto amputato, spesso con dolore.
Una precisazione sull’arto fantasma
Il testo originale riporta la spiegazione secondo cui aree corticali vicine invaderebbero il territorio corrispondente all’arto mancante.
Questa lettura, a lungo prevalente, è stata messa in discussione. Studi con tecniche più fini hanno mostrato che la rappresentazione dell’arto amputato rimane in gran parte conservata nella corteccia anche a distanza di decenni, e che l’entità della riorganizzazione era stata sovrastimata.
Il dolore fantasma resta comunque reale e trattabile, e questa è l’informazione che conta per chi lo sperimenta.
Va corretta anche una notazione anatomica: la collocazione dei genitali nella mappa corticale, tradizionalmente descritta sotto i piedi, è stata rivista da studi più recenti che li situano in posizione contigua al tronco.
Cosa se ne ricava
La conclusione più utile è che l’unità che sperimentiamo è un prodotto e non un dato.
Il senso di essere una cosa sola è costruito continuamente da processi che possono guastarsi separatamente, e la sua apparente ovvietà dipende dal fatto che di norma funzionano tutti.
Ne segue anche un’osservazione sulla certezza soggettiva: nell’anosognosia la persona è convinta di stare bene, e quella convinzione non è distinguibile dall’interno da una corretta.
È un limite che riguarda chiunque: la sicurezza con cui si crede qualcosa non è informativa sulla sua correttezza, perché il sistema che produce la sicurezza è diverso da quello che verifica.
Domande frequenti
La coscienza è una cosa sola?
No. È distinguibile almeno in un livello di base, ancorato al presente, e uno esteso, che colloca il soggetto in una biografia. Il secondo può venir meno lasciando intatto il primo, non viceversa.
Cos’è l’anosognosia?
L’assenza di consapevolezza della propria malattia: una persona paralizzata può affermare con convinzione di poter muovere l’arto. Non è negazione psicologica ma mancanza dell’informazione stessa.
Perché l’eminegligenza è importante?
Perché mostra che vedere e sapere di vedere sono processi separati: l’informazione arriva e influenza il comportamento senza diventare accessibile alla consapevolezza.
L’arto fantasma dipende dalla riorganizzazione corticale?
Questa spiegazione, a lungo prevalente, è stata messa in discussione: studi più recenti mostrano che la rappresentazione dell’arto resta in gran parte conservata anche dopo decenni.