Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Il New Code di John Grinder

Il New Code è la riformulazione della Programmazione Neurolinguistica proposta da uno dei suoi fondatori. Vale la pena guardare da vicino sia le sue premesse teoriche sia il tipo di dimostrazione dal vivo su cui poggia la sua persuasività. Articolo divulgativo. La PNL non è una psicoterapia e i corsi che la insegnano non abilitano […]

Psicolab — Il New Code di John Grinder
Il New Code è la riformulazione della Programmazione Neurolinguistica proposta da uno dei suoi fondatori. Vale la pena guardare da vicino sia le sue premesse teoriche sia il tipo di dimostrazione dal vivo su cui poggia la sua persuasività.
Articolo divulgativo. La PNL non è una psicoterapia e i corsi che la insegnano non abilitano a trattare disturbi psicologici: in Italia questo è riservato a professionisti iscritti all’albo.

Cosa dice la ricerca sulla PNL

La premessa va detta con chiarezza, perché condiziona tutto il resto.

Le assunzioni caratteristiche della PNL classica non hanno ricevuto conferma sperimentale. In particolare, l’idea dei sistemi rappresentazionali preferiti (che ciascuno elabori prevalentemente in modo visivo, uditivo o cinestesico e che il rapport migliori adeguandosi a quel canale) non è stata supportata dagli studi che l’hanno verificata.

Lo stesso vale per l’ipotesi che i movimenti oculari indichino il tipo di elaborazione mentale in corso: le verifiche sperimentali non l’hanno confermata.

Le rassegne sistematiche che hanno esaminato la PNL come intervento hanno concluso che le evidenze di efficacia sono insufficienti.

Va aggiunto che il riferimento alla neurologia contenuto nel nome non corrisponde a un fondamento neuroscientifico: il modello non deriva da ricerca sul sistema nervoso.

La riformulazione

Il New Code nasce, per ammissione del suo autore, come correzione di limiti riconosciuti nella prima formulazione.

Gli elementi che introduce sono di un certo interesse: minore contenuto imposto dall’operatore, uso di giochi che richiedono attenzione simultanea su più canali per indurre uno stato di elevata concentrazione, e delega dei dettagli del cambiamento a processi non consapevoli.

È corretto riconoscere che questa impostazione evita alcuni errori della versione precedente, in particolare l’idea che l’operatore sappia quale sia la soluzione giusta.

Ciò che non cambia è lo statuto delle prove: la riformulazione è stata elaborata sul piano teorico e didattico, non sottoposta a verifica sperimentale indipendente.

La dimostrazione dal vivo

L’episodio raccontato dal testo originale (segnali non verbali interpretati come risposte di una mente inconscia, in contrasto con quanto la persona dichiara) è il cuore della questione, ed esistono spiegazioni ben studiate.

Il fenomeno dei movimenti involontari che rispondono a un’aspettativa è documentato da oltre un secolo con il nome di effetto ideomotorio: piccoli movimenti prodotti senza intenzione consapevole, guidati da ciò che ci si attende. È la spiegazione stabilita di fenomeni come il pendolino o la tavola ouija.

Si aggiungono altri meccanismi noti:

  • Le caratteristiche della domanda: chi partecipa a una dimostrazione pubblica coglie cosa ci si aspetta e tende a conformarsi, senza intenzione di ingannare.
  • L’interpretazione flessibile: quando qualunque micro-comportamento può valere come segnale, una conferma si trova sempre. Un’ipotesi che nessuna osservazione può smentire non è verificabile.
  • La selezione dei casi: le dimostrazioni riuscite circolano, quelle non riuscite no.

Il punto non è la malafede (l’esperienza soggettiva è genuina) ma che l’episodio non discrimina fra le spiegazioni disponibili.

Una precisazione sull’inconscio

L’elaborazione non consapevole esiste ed è ampiamente studiata: apprendimento implicito, automatismi, influenze non intenzionali sulle decisioni.

Ciò che la ricerca non sostiene è la nozione di un agente inconscio dotato di intenzioni proprie, con cui si possa negoziare o entrare in relazione.

Va segnalato anche il rischio pratico: le tecniche che accedono a “risposte inconsce” tramite segnali corporei sono state usate anche in contesti di recupero della memoria, con esiti dannosi documentati, ricordi ricostruiti e vissuti come autentici.

Il criterio pratico che ne deriva: come strumento di sviluppo personale con aspettative realistiche, il percorso può risultare soddisfacente. Come trattamento di ansia, depressione, trauma o dipendenze, esistono terapie con evidenze molto più solide, e ritardarne l’avvio ha un costo.

Domande frequenti

La PNL ha basi scientifiche?

Le sue assunzioni caratteristiche (sistemi rappresentazionali preferiti, significato dei movimenti oculari) non sono state confermate, e le rassegne sull’efficacia la giudicano insufficientemente supportata.

Il New Code cambia il quadro?

Corregge alcuni limiti della prima formulazione, in particolare l’idea che l’operatore conosca la soluzione. Ma non e stato sottoposto a verifica sperimentale indipendente.

Come si spiegano i segnali inconsci nelle dimostrazioni?

Con l’effetto ideomotorio, documentato da oltre un secolo, unito alle aspettative del contesto e a un’interpretazione tanto flessibile da trovare sempre una conferma.

L’elaborazione inconscia non esiste?

Esiste ed e studiata: apprendimento implicito, automatismi, influenze non intenzionali. Cio che manca e la prova di un agente con intenzioni proprie con cui negoziare.

Le assunzioni distintive della PNL non hanno retto alla verifica, e il riferimento alla neurologia nel nome non corrisponde a un fondamento neuroscientifico. Il New Code corregge alcuni limiti della prima formulazione ma resta privo di verifica indipendente. Le dimostrazioni dal vivo con segnali inconsci si spiegano con l’effetto ideomotorio e le aspettative del contesto: sono genuine nell’esperienza, non probanti. E per ansia, depressione o trauma esistono trattamenti con evidenze ben piu solide.
Resta aggiornato. Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere i prossimi approfondimenti via email. Presto saremo anche sui canali social: continua a seguirci.