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Moreno e Freud: lo Psicodramma come una terza rivoluzione psichiatrica?

Breve Estratto

Come ricorda OttavioRosati nella sua introduzione al secondo volume del “Manuale di psicodramma” scritto da Moreno, lo psicodramma nasce come alternativa alla psicoanalisi.
Lo stesso Moreno, del resto, quando nel 1912 ebbe modo di incontrare Freud gli disse:

Bene, dottor Freud, io comincio da dove lei finisce. Lei incontra le persone nel contesto artificiale del suo studio, io le incontro per strada e a casa loro, nel loro ambiente naturale. (…) Io insegno alla gente a giocare la parte di Dio. (Moreno, 1946, p.66).

Moreno si riteneva, infatti, autore della terza rivoluzione psichiatrica dopo Pinel e Freud (Z.T. Moreno,1982, pp.53-54), e principalmente per due grandi innovazioni: il passaggio dalla parola all´azione, e quello dall´individuo al gruppo. Innovazioni che rappresentano le due principali differenze, da cui derivano tutte le altre, tra Psicodramma e Psicoanalisi.
La prima grande innovazione di Moreno, il passaggio dalla parola all’azione, consiste nell´aver introdotto l´azione come principale strumento terapeutico.
La comunicazione verbale, scrive Moreno, è, rispetto all´azione, un processo secondario, che compare molto dopo nello sviluppo dell´uomo, sia in quello ontogenetico che in quello filogenetico. Ogni essere umano impiega due o tre anni per imparare a parlare, e fino ad allora comunica attraverso il corpo, attraverso l´atto; e anche la razza umana, per millenni, non ha parlato.
La parola è limitata, non è sufficiente per esprimersi, non lo è mai stata; perché, altrimenti, si chiede Moreno, l´uomo avrebbe avuto bisogno di inventare la musica, la danza, la pittura?
È proprio per l´uso esclusivo della parola nel processo terapeutico che Moreno riteneva la psicoanalisi limitata e limitante; mentre

invitato ad agire sul palcoscenico il corpo umano si rivela il magazzino della memoria (Rosati, 1985, p.19).

La tecnica psicodrammatica, che integra l´atto verbale a quello comportamentale, si basa proprio sul trasformare in azione, cioè in un evento che accade nel qui e ora, il mondo interno del soggetto. Attraverso la drammatizzazione le situazioni del passato vengono riportate nel qui e ora, non per essere rivissute con gli stessi sentimenti del passato, ma per viverle integrandole nel presente. Non solo le esperienze passate, ma anche quelle attuali saranno raccontate, rivissute e comprese in maniera più completa attraverso la loro messa in atto piuttosto che attraverso il resoconto verbale.
In altre parole:

il dramma è una rappresentazione più completa della psiche umana di quanto possa essere la parola. (Moreno Z.T., 1982, p.58)

Perché la mente dell´uomo è davvero psicodrammatica, perché noi pensiamo psicodrammaticamente; non pensiamo solo in termini di parole. Qualcuno pensa in termini di colori, in termini di scene, immagini, suoni. (Ibidem, p.57)

La parola invece

Permette di selezionare, di ignorare, di rimuovere, di censurare, di nascondere e nasconderci: tutti meccanismi che ci consentono di non farci travolgere dal continuo fluire dell´esperienza. (Boria, 1997, p.152)

Paul Lemoine, uno dei più importanti pionieri dello psicodramma in Europa, in un articolo pubblicato nel 1982 intitolato “Psicodramma e Psicoanalisi”, affronta proprio il tema della differenza tra i due approcci in merito al ruolo dell´azione. Egli parla di atto psicoanalitico e di azione psicodrammatica. Per atto psicoanalitico intende la frustrazione che in psicoanalisi deriva dall´astinenza del terapeuta (sottrazione dello sguardo, silenzi, eccetera) che

crea le condizioni favorevoli nel paziente perché rinascano in lui le domande arcaiche che non hanno mai avuto soddisfazione e perché la loro analisi sia ormai possibile. (Lemoine P., 1982, p.40)

L´azione psicodrammatica è però uno strumento più potente, perché rivivere nel qui e ora permette non solo di non mancare il dettaglio insolito, che molto spesso emerge quasi all´insaputa del soggetto e che ha una valenza rivelatrice, ma anche di riprendere la storia dal punto in cui si era lasciata, e, attraverso il gioco psicodrammatico, di rimaneggiarla e di correggerne gli effetti.

Il passaggio dall´atto psicoanalitico all´azione psicodrammatica può modificare radicalmente per un soggetto la sua visione di un avvenimento. (ibidem, p.41)

Il gioco mette cosi una sicura alla ripetizione, la blocca e questo costituisce il guadagno che l´azione psicodrammatica permette all´atto psicoanalitico. L´ho constatato a più riprese. (ibidem, p.41)

Lemoine parla di guadagno che la psicoanalisi ricava dall´utilizzazione della tecnica psicodrammatica. Si deduce, dunque, che la scelta di adottare uno dei due approcci non escluda la possibilità di poterlo integrare ed arricchire con l´altro. Egli, infatti, riporta nel suo articolo esempi di casi clinici in cui l´utilizzo di tecniche psicodrammatiche nel corso di una psicoanalisi riuscì a sbloccare situazioni ristagnanti, e casi in cui fu invece il passaggio dallo psicodramma all´analisi a svelare contenuti fino a quel momento nascosti.
Anche Anzieu (1978, pp.62-64), uno dei maggiori teorizzatori dello psicodramma analitico, affronta l´ argomento del rapporto tra psicoanalisi e psicodramma. Egli mette bene in evidenza come, sebbene si avvalgano di tecniche diverse, gli obiettivi finali siano gli stessi:

risolvere la sfasatura tra valori vissuti, spontanei, ed i valori reclamizzati, ufficiali, e, che si tratti di un piccolo gruppo o di un soggetto isolato, riavvicinare i secondi ai primi; risalire alle origini dei conflitti per risolverli. (Anzieu, 1978, pp.62-63)

La differenza dunque sta solo nella strada prescelta per arrivare alla stessa meta. La rappresentazione psicodrammatica, scrive Anzieu, è più vicina alle origini, in quanto permette di rivivere eventi traumatizzanti e di sperimentare nuovi atteggiamenti che dopo sarà più facile riportare nella vita reale. Il racconto, invece, è più vicino al punto d´arrivo, essendo un comportamento proprio dell´adulto e non più del bambino.

Ciononostante, la differenza tra le due tecniche si cancella davanti alla comunanza dei loro approcci: riconoscersi meglio nella propria storia personale, sentendosi allo stesso tempo più liberi in rapporto ad essi; dare al soggetto il potere di prendere decisioni in funzione di un giudizio che tenga conto dei suoi desideri, dei suoi ideali e della sua realtà (di cui fanno parte i desideri e gli ideali degli altri (ibidem, p.63).

Possiamo quindi concludere che, in fin dei conti, lo psicodramma e la psicoanalisi non sono poi da vedere cosi in netta contrapposizione. Sono, sì, due approcci diversi, ciascuno dei quali presenta i suoi vantaggi e i suoi limiti, ma l´uno non esclude l´altro, e, anzi, possono arricchirsi a vicenda. Del resto, nascere circa quarant´anni dopo Freud, e respirare l´aria della stessa città per tutto il periodo della sua formazione, ha influito su Moreno più di quanto egli stesso, e normalmente, si ammetta. Anche perché, se non ci fosse stata una certa continuità e comunanza di obiettivi, non sarebbe mai nato lo psicodramma analitico, una particolare forma di psicodramma che nasce proprio dall´integrazione del metodo psicodrammatico e di quello psicoanalitico.

La seconda grande innovazione di Moreno sta nell´aver superato l´approccio individualista spostando il locus della terapia, e quindi anche della diagnosi, dal singolo al gruppo.
L´approccio individualista fu la premessa della medicina scientifica sin dalle sue origini: la sede e l´origine del malessere fisico è l´organismo individuale. E quando la nascente psichiatria cominciò ad adottare i metodi scientifici la stessa premessa fu applicata automaticamente anche al concetto di malessere psichico, che, quindi, fu studiato e trattato come se l´individuo vivesse isolato dal suo contesto sociale.
Moreno critica la psicoanalisi per aver mantenuto un simile approccio e per non aver considerato sufficientemente la componente sociale dell´individuo. Dalle elaborazioni di Freud emerge, infatti, una visione essenzialmente unipersonale: i conflitti sono concettualizzati all´interno del paziente, nel suo spazio intrapsichico. Solo negli ultimi decenni – e quindi effettivamente molto dopo Moreno – c´è stata una progressiva rivalutazione dell´importanza delle relazioni oggettuali e interpersonali all´interno della corrente psicoanalitica.
Moreno è stato, dunque, tra i primi a spostare l´attenzione dal singolo individuo al sistema individuo-ambiente, e lo psicodramma può essere considerato come la prima forma di psicoterapia di gruppo (lo stesso termine psicoterapia di gruppo è stato coniato da Moreno nel 1932 al congresso di Philadelphia).
Egli parte dal presupposto che l´evento psicologico e quello sociale siano profondamente interconnessi, e che la personalità, a partire dal gruppo più semplice, quello duale, si strutturi attraverso l´interazione con il contesto fisico e sociale in funzione delle modalità relazionali richieste, delle frustrazioni, e dei conflitti che si incontrano. Nella terapia egli riteneva limitante il rapporto duale, caratteristico della psicoanalisi e delle psicoterapie individuali in genere, rispetto al coinvolgimento che la dimensione gruppale è capace di produrre, favorendo e potenziando il cambiamento.
Il gruppo nello psicodramma rappresenta uno strumento fondamentale, sia ai fini dell´analisi e della comprensione dei vissuti dei soggetti, sia ai fini terapeutici di sostenere e indirizzare questi ultimi verso il cambiamento. Il gruppo, infatti, se ben riscaldato, crea quell´atmosfera di spontaneità e creatività necessaria ad ogni membro per esprimersi liberamente e, così, accrescere la propria autoconsapevolezza. Inoltre, l´esperienza gruppale consente al soggetto di rendersi conto di non essere solo in una situazione difficile unica, ma di trovarsi, sia pure nella specificità dei propri vissuti personali, in una situazione comune ad altri e da altri “partecipata”. L´intero gruppo discute e si confronta sui vissuti dei singoli membri, e questo non solo permette al singolo di percepire una rassicurante sensazione di contenimento, ma offre anche all´intero gruppo un´importante occasione di crescita.
A Moreno si deve, inoltre, l’elaborazione di uno strumento, la sociometria, con cui misurare e analizzare le dinamiche affettive e relazionali di gruppo. La sociometria, in breve, può essere definita come l´insieme delle tecniche che rendono percepibile e rappresentabile la struttura dei rapporti all´interno di un gruppo.
Lo spostamento dell´ottica dall´individuo al gruppo ha portato anche ad altri cambiamenti che differenziano lo psicodramma dalle psicoterapie individuali. Prima di tutto cambia anche l´agente terapeutico. Nelle psicoterapie individuali l´agente terapeutico è uno solo: il medico o lo psicoterapeuta. Nello psicodramma, e nelle terapie di gruppo in generale, invece, ciascun membro del gruppo funge da agente terapeutico per gli altri, e il ruolo del terapeuta diventa quello di catalizzatore e regista.

(…) i valori terapeutici sono diffusi tra tutti i membri del gruppo: un paziente cura l´altro. (Moreno, 1946, p.381)

Inoltre il terapeuta non è più il medium della terapia, cioè il tramite o lo stimolo da cui emergono e si sviluppano tutti gli effetti terapeutici. Non lo sono neanche gli altri membri del gruppo, perché nello psicodramma il medium è, in una certa misura, separato dall´agente terapeutico. Il medium può essere semplice, come una luce particolare o un suono, o più complesso, come una danza o un film, fino ad arrivare alla forma più elaborata della rappresentazione psicodrammatica.

Quando il locus della terapia cambiò passando dall´individuo al gruppo, il gruppo divenne il nuovo soggetto (prima fase). Quando il gruppo venne diviso nei suoi piccoli terapeuti individuali e questi divennero gli agenti della terapia, il terapeuta capo divenne parte del gruppo (seconda fase), e, infine, il medium della terapia fu separato dal guaritore e dagli agenti terapeutici di gruppo (terza fase). (Moreno, 1946, p.383)

In conclusione, anche se il termine “rivoluzione psichiatrica” utilizzato da Moreno è forse eccessivo, e può forse essere ricondotto alla sua megalomania – tratto della sua personalità rilevato da più autori, ma anche da Moreno stesso – bisogna necessariamente riconoscere la vasta portata e la validità delle innovazioni da lui riportate.

Dobbiamo a Moreno alcuni dei contributi che hanno segnato in modo radicale il cammino dell´uomo, della sua vita ed esistenza, a tal punto che non pare esagerato mettere il suo nome accanto a quelli di Gutenberg, Freud e Marx, tanto per fare alcuni esempi. Egli ha infatti dato diritto di cittadinanza al corpo: per primo ha fatto alzare il paziente dalla poltrona, dal divano ed anche dal letto d´ammalato; (…) Egli ha “inventato” e “battezzato” il gruppo sotto le sue forme più diverse: psicoterapia di gruppo, gruppo di formazione , gruppo di incontro. (A.A. Schutzenberger, 1977, p.38).

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