Psicologia Sociale e del Comportamento

Mente e Memoria: il Soggetto Esteso

Senza memoria non saremmo nulla: è ciò che ci rende davvero umani, custode della nostra identità. Ma la memoria non è una sola cosa, bensì un insieme di sistemi diversi. E oggi si spinge oltre: fino a chiedersi se la nostra mente finisca davvero dentro il cranio, o se si “estenda” al mondo che ci […]

Psicolab — Mente e Memoria: il Soggetto Esteso
Senza memoria non saremmo nulla: è ciò che ci rende davvero umani, custode della nostra identità. Ma la memoria non è una sola cosa, bensì un insieme di sistemi diversi. E oggi si spinge oltre: fino a chiedersi se la nostra mente finisca davvero dentro il cranio, o se si “estenda” al mondo che ci circonda.

La memoria, fondamento della conoscenza

La memoria è il fattore più importante della conoscenza, ciò che ci rende veramente umani. Senza di essa, come ha osservato uno studioso, saremmo “dei vegetali, intellettualmente morti”. È grazie alla memoria che possiamo apprendere, riconoscere, progettare il futuro e, soprattutto, mantenere un senso continuo di chi siamo.

Un punto sorprendente è che la memoria non è un’unica funzione localizzata in un punto preciso: “si può dire che si trovi dappertutto nel cervello”. Ricordare il numero di telefono appena sentito non usa lo stesso meccanismo dell’immagine ricorrente di un’infanzia lontana; ricordare una nozione studiata è diverso dal saper nuotare. Esistono, insomma, tante memorie diverse.

I tanti tipi di memoria

Gli studiosi distinguono diversi sistemi mnemonici, ciascuno con una funzione:

  • la memoria sensoriale (come quella iconica, per le immagini): trattiene per pochissimo tempo l’impressione appena percepita;
  • la memoria a breve termine o “di lavoro”: ci permette di continuare a fare o capire ciò che abbiamo appena iniziato, tenendo attive le informazioni mentre le elaboriamo (per esempio un numero appena dettato);
  • la memoria a lungo termine: conserva ciò che permane nel tempo, ed è lì che andiamo a “cercare” i vecchi dati per poi riporli, magari modificati.

La memoria a lungo termine si articola a sua volta. Quando ricordiamo volontariamente, parliamo di memoria esplicita (o dichiarativa), che comprende la memoria semantica (le conoscenze che abbiamo studiato) e la memoria episodica (gli eventi che abbiamo vissuto, come il ricordo di un primo bacio). Accanto a questa c’è la memoria implicita o procedurale: quella che ci fa nuotare, andare in bicicletta o suonare senza pensare a ogni singolo movimento.

La memoria non è un archivio fisso

Un aspetto affascinante è che la memoria non funziona come un archivio o un hard disk che conserva copie immutabili. Ogni volta che rievochiamo un ricordo, in un certo senso lo ricostruiamo, e nel farlo possiamo modificarlo, senza accorgercene. È per questo che i ricordi cambiano nel tempo, si arricchiscono o si distorcono. La memoria è viva e dinamica, più simile a un racconto che si riscrive che a una fotografia che resta identica.

Questa natura ricostruttiva ha implicazioni importanti: spiega perché due persone ricordano lo stesso evento in modi diversi, e perché i nostri ricordi sono profondamente legati alle emozioni e ai significati che attribuiamo alle esperienze.

Il “soggetto esteso”: la mente oltre il cervello

Da qui si apre una prospettiva ancora più radicale, quella del “soggetto esteso” o della mente estesa. L’idea di fondo è provocatoria: la nostra mente, e in particolare la nostra memoria, non si esaurisce dentro il cranio, ma si “estende” agli strumenti e all’ambiente che usiamo per pensare e ricordare.

Pensiamoci: un’agenda su cui annotiamo gli appuntamenti, una rubrica telefonica, un taccuino, e oggi lo smartphone, sono a tutti gli effetti estensioni della nostra memoria. Non teniamo più a mente decine di numeri di telefono perché li abbiamo “delegati” al dispositivo. In questa prospettiva, quegli strumenti non sono semplici accessori esterni, ma parte integrante del sistema con cui pensiamo e ricordiamo. La mente diventa così un processo che coinvolge insieme il cervello, il corpo e il mondo.

Cosa significa per noi

L’idea del soggetto esteso è affascinante ma anche impegnativa, perché mette in discussione un confine che davamo per scontato: quello tra “dentro” e “fuori” di noi. E solleva domande attualissime nell’era digitale.

Se una parte crescente della nostra memoria è “affidata” a dispositivi esterni, cosa accade alle nostre capacità? Da un lato, delegare libera risorse mentali per compiti più complessi; dall’altro, c’è chi teme un impoverimento delle nostre abilità mnemoniche “naturali”. La verità è probabilmente più sfumata: gli strumenti esterni hanno sempre accompagnato l’evoluzione del pensiero umano, la scrittura stessa è, in fondo, una memoria esterna inventata migliaia di anni fa.

Ciò che conta è la consapevolezza: sapere come funziona la nostra memoria, riconoscerne la natura molteplice e ricostruttiva, e usare gli strumenti esterni come alleati senza rinunciare a coltivare le nostre facoltà. Perché, in fondo, la memoria non è solo un meccanismo: è il tessuto stesso della nostra identità, ciò che collega chi siamo stati a chi siamo e a chi diventeremo.

Domande frequenti

Perché si dice che la memoria non è una sola?

Perché esistono diversi sistemi mnemonici con funzioni distinte: la memoria sensoriale, quella a breve termine (o di lavoro) e quella a lungo termine, a sua volta divisa in esplicita (semantica ed episodica) e implicita o procedurale. Si trovano, per così dire, “dappertutto nel cervello”.

Qual è la differenza tra memoria esplicita e implicita?

La memoria esplicita (o dichiarativa) riguarda ciò che ricordiamo volontariamente: le nozioni studiate (semantica) e gli eventi vissuti (episodica). La memoria implicita o procedurale riguarda invece le abilità che eseguiamo senza pensarci, come nuotare o andare in bicicletta.

I ricordi sono copie fedeli del passato?

No. La memoria non è un archivio immutabile: ogni volta che rievochiamo un ricordo, in parte lo ricostruiamo, potendo modificarlo senza accorgercene. Per questo i ricordi cambiano nel tempo e due persone possono ricordare lo stesso evento in modi diversi.

Cos’è la “mente estesa” o il “soggetto esteso”?

È l’idea che la mente, e in particolare la memoria, non si esaurisca dentro il cranio ma si estenda agli strumenti e all’ambiente che usiamo per pensare e ricordare: dall’agenda allo smartphone. Questi strumenti diventano parte integrante del sistema con cui pensiamo.

La memoria è il fondamento della conoscenza e dell’identità, ma non è una sola cosa: esistono la memoria sensoriale, quella a breve termine (di lavoro) e quella a lungo termine, divisa in esplicita (semantica ed episodica) e implicita o procedurale. Non funziona come un archivio fisso: ogni volta che rievochiamo un ricordo lo ricostruiamo, potendo modificarlo. Da qui l’idea affascinante del “soggetto esteso”: la mente e la memoria non si esauriscono nel cervello, ma si estendono agli strumenti che usiamo (dall’agenda allo smartphone) che diventano parte del nostro modo di pensare. Nell’era digitale ciò solleva domande su cosa deleghiamo e cosa rischiamo di perdere. La chiave è la consapevolezza: usare gli strumenti come alleati senza smettere di coltivare le nostre facoltà.
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