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Azienda e Organizzazione

I Linguaggi Televisivi II

Questa è la seconda parte del saggio che abbiamo iniziato a pubblicare la settimana scorsa
Il linguaggio della fiction
Nel palinsesto televisivo una forma di programmazione televisiva è indicata dalla fiction. Il linguaggio che utilizza questa tipologia di trasmissione è riferito alla presenza di un copione che l’attore deve recitare lasciando poco spazio all’improvvisazione o alla personalizzazione del dialogo. Il discorso viene quindi ad identificarsi come parlato oralizzato( come rilevato dagli studi di Messina), con un repertorio tipico del italiano dell’uso medio accompagnato da tratti che mettono in rilievo i diversi stili di parlato. All’interno della sottocategorizzazione di questo genere non vengono riscontrate rilevanti differenze, in quanto le serialità che possono assumere queste trasmissioni non incide particolarmente sullo stile comunicativo. Unico elemento che la serialità può evidenziare è la presenza iniziale in ogni puntata di un narratore fuori campo, che fa un piccolo sunto delle puntate precedenti per permettere allo spettatore di tenere le fila del discorso e di poter andare avanti.
La presenza di parlati regionali o dialettali, marcati in diastratia, si può individuare in base alla volontà dell’autore di caratterizzare le ambientazioni o i personaggi. Anche il lessico può differenziarsi in base al tema trattato, come la medicina, l’ambito poliziesco, o il mondo giovanile. All’interno della fiction, così, verrà a configurarsi un lessico che tende alla semplicità e alla chiarezza, ma che è anche connotato da termini tecnico-specialistici dei vari ambiti. Importante è che il linguaggio tende alla buona tenuta normativa, ad esempio con l’utilizzo di congiuntivi, che permettono allo spettatore di trovarsi davanti ad un codice linguistico abbastanza accurato e corretto. Con la possibilità di acquisire delle forme linguistiche adeguate che non decadono nell’ambito del parlato poco accurato o trascurato. Proprio per la sua derivazione dal testo scritto questo linguaggio utilizza raramente i segnali discorsivi, il ricorso all’improvvisazione e la presenza di pause d’esitazioni, in quanto verrebbe tradito il principio di verosimiglianza del racconto. L’unica accezione in cui questi elementi possono essere ritrovati è in riferimento all’andamento del racconto, in cui anch’essi vengono precedentemente pianificati.
Il linguaggio dell’intrattenimento
L’intrattenimento, ovvero il genere che raccoglie le forme di svago tradizionali riferendosi anche al repertorio radiofonico o cinematografico, è caratterizzato dalla multi presenza di varie forme espressive. Il tratto che accomuna questa categoria televisiva è il riferimento comune ad un sistema di cornici, intorno al quale vengono introdotti i vari intermezzi e sketch del programma. Prendendo in considerazione la distinzione effettuata all’interno di questo genere si possono rilevare dei tratti tipici che fanno riferimento a diversi tipi di trasmissione.
Il talk show si caratterizza per l’importanza che la parola assume in quanto carattere costituente della categoria. L’importanza primaria è assunta dalla comunicazione del conduttore che presenta i vari momenti del programma e ne espone le linee principali. Quindi si avrà uno stile a tratti più lineare e riferito ad un parlato medio semplice, tipico del conduttore, mentre gli ospiti presenteranno un parlato più marcato in diastratia, ovvero un parlato trascurato con tratti regionali e popolari.
Altra tipologia di intrattenimento è il fenomeno recente dei reality show, questi programmi grazie alla vicinanza che intrattengono con la realtà sono contaminati da diversi registri linguistici. Si può notare un’esposizione narrativa da parte del conduttore, usata per introdurre un momento di dibattito o di osservazione della realtà precedentemente vissuta dai protagonisti. Mentre per i partecipanti si identificano diversi stili linguistici, ognuno caratterizzato dalle varie caratteristiche del parlante.
Allo stesso modo la narratività dell’esposizione si riscontra nel game show o nei media event. Di solito è riscontrata nel linguaggio del conduttore nel momento in cui introduce i meccanismi e le regole di gioco, per il primo genere, o quando comunica le modalità di televoto, enuncia i dati delle classifiche, presenta i concorrenti, per il secondo.
In generale si ha un largo utilizzo di periodi che non superino il 2° grado, di costrutti marcati tipici del parlato e funzionali nell’esposizione dell’informazione, e il ricorso frequente a segnali discorsivi, focalizzatori del discorso, fatismi i quali sono tratti tipici del parlato contemporaneo. Rilevante è anche la componente pragmatica che riconduce il discorso al contesto e invoglia maggiormente lo spettatore a seguire la trasmissione.
Un discorso a parte va fatto per i programmi- contenitore che non hanno una continuità tematica, ma sono sintatticamente carichi, attraverso la suddivisione in vari segmenti che compongono la trasmissione. Questo sottogenere ha maggiori difficoltà di definizione e tipizzazione, in quanto si ha la presenza di vari tipi di linguaggio che ne caratterizzano i tratti. Ad esempio si può rilevare un linguaggio formale quando il conduttore parla con gli ospiti, più colloquiale e ricco di segnali discorsivi nei giochi telefonici, e un parlato programmato quando enuncia delle informazioni descrittive. Ma non si può evidenziare un unico filo conduttore del programma proprio per la stessa definizione di contenitore che prevede elementi quanto mai diversificati.
Il linguaggio pubblicitario.
Parlando di linguaggio della pubblicità si deve innanzitutto far riferimento ai diversi sviluppi che questo tipo di comunicazione ha avuto negli anni. La fioritura di questi messaggi risale agli anni ’90, anche se la sua prima attestazione risale al Seicento. La sua impostazione era basata sullo slogan e il cartellone murale. Successivamente la pubblicità tende ad utilizzare altri mezzi di comunicazione di massa come la televisione, la radio, ed in tempi recenti internet.
Agli albori la comunicazione pubblicitaria contava su un target di riferimento molto limitato, tenendo presente che la popolazione in quegli anni era per la maggior analfabeta. Importanti sviluppi, in questi termini, vanno rintracciati negli anni ’50 e ’60 in cui la dittatura fascista utilizza la pubblicità per fare propaganda, ampliando così il raggio di riferimento alla massa, che risultava maggiormente istruita. Una volta eliminata l’influenza dittatoriale la pubblicità tende a diventare uno strumento indispensabile nel mondo economico, in quanto le aziende porgono maggiore attenzione alle esigenze del consumatore e il fruitore ha la possibilità di ampliare le conoscenze su un determinato prodotto. Attualmente la pubblicità è influenzata dal giudizio estetico che le masse tendono ad esprimere, come appare usuale anche per altri oggetti dell’immaginario televisivo. Questo fenomeno ha fatto si che la pubblicità puntasse maggiormente sugli elementi estetici, così da poter attirare, superando le aspettative, il fruitore del messaggio. È importante ricordare che essa è stata sempre influenzata dalla società in quanto la sua comunicazione si fonda sugli ideali, sugli stili di vita e sulle aspirazioni del consumatore, che nel tempo si vanno modificando e che vengono continuamente aggiornate per la formulazione di messaggi.
Focalizzando l’attenzione sul linguaggio caratteristico che essa utilizza, si deve sottolineare la commistione di informazione verbale e grafica. La sua funzione principale è quella di persuadere attraverso l’utilizzo di un lessico che va dall’utilizzo di tecnicismi o di lingue straniere, che in base al loro prestigio vengo utilizzate in presenza di un particolare repertorio, all’utilizzo di colloquialismi o altri espedienti. Proprio per la capillare diffusione di questa particolare comunicazione linguistica molti studiosi hanno espresso il loro giudizio negativo, affermando che essa rappresenta un cattivo modello di comportamento linguistico, in quanto gli individui poco istruiti tendono a considerarla erroneamente un esempio di prestigio verbale1, traendone spunto per l’acquisizione di informazioni. Il linguaggio verbale della pubblicità è ricco di elementi disuguali, si può avere l’utilizzo dell’aggettivo, specialmente possessivo, che instaura un legame più intimo con il consumatore e porta alla personalizzazione del prodotto, che in realtà è creato per tutti. Usuale è anche la presenza di espressioni diaforiche2 per enfatizzare maggiormente un prodotto reclamizzato( ad esempio, un caffè caffè), o l’utilizzo della giustapposizione, in cui avviene la separazione di un elemento dell’enunciato tramite la punteggiatura per indicare la progressione enunciativa che deve essere applicata, così da ottenere la giusta enfasi. Una delle novità linguistiche create dalla pubblicità è l’uso forzato delle regole di formazione e di derivazione, per creare un’unione semantica- concettuale tra il testo e la parte visiva. La retorica, anch’essa ampiamente sfruttata per creare dei messaggi pubblicitari, raccoglie al suo interno una varietà di figure e tropi che possiedono una funzione simbolica come l’iperbole, la metafora, la sinestesia ecc.
Uno dei fenomeni più importanti creati dalla pubblicità e dalla continua sperimentazione di tecniche e linguaggi, è quello del “ folklore verbale”3. Questo elemento tende a mescolare e riorganizzare la struttura di canzoni, titoli di film, versi di opere, modi proverbiali comuni a tutti, puntando sulla memoria ed il collegamento con i modelli originali.
In considerazione degli sviluppi pubblicitari si devono tenere presenti le forme televisive che questo tipo di comunicazione ha strutturato. Rilevante è chiarire il carattere dei messaggi promozionali, da cui poi derivano tutte le altre forme di reclamizzazione del prodotto come le televendite o il billboard pubblicitario. L’unica differenza tra questi formati è il posto che occupano nel palinsesto, possono essere posizionati all’inizio, in mezzo o alla fine di una trasmissione oppure possono avere degli appositi spazi all’interno del palinsesto televisivo. A noi in particolare, interessano i messaggi promozionali proprio per il fatto di essere inseriti all’interno dei programmi televisivi, che ne caratterizzano l’impostazione. Proprio per questo si possono distinguere dei messaggi promozionali costruiti su sketch umoristici e presenti all’interno di programmi del medesimo genere, ovvero comici. La peculiarità di questo tipo di messaggi sta nell’utilizzo di un italiano- parlato che nell’asse diamesico si avvicina all’italiano- scritto. Sia per il fatto che solitamente sono registrati che per l’utilizzo del prompter, il linguaggio di queste reclami è chiaro, semplice senza il minimo errore linguistico, al massimo vi si può trovare qualche piccola pausa d’esitazione. Inoltre di solito la voce del parlante viene sovrapposta alle immagini dei prodotti che scorrono per poter rendere la trasmissione del messaggio meno monotona, e puntare sul livello di coinvolgimento dello spettatore.
Note
1 M. Perugini, La lingua della pubblicità, pp. 604-606.
2 M. Perugini, La lingua della pubblicità, pp. 607-615.
3 M. Perugini, La lingua della pubblicità, pp. 607-615.

Enrica Cappello

Enrica Cappello