Cosa è successo
La lattoferrina è una proteina presente nel latte e in altri fluidi biologici, con proprietà di legame del ferro e attività antimicrobica osservata in laboratorio.
Durante la pandemia, studi su colture cellulari suggerirono che potesse interferire con l’ingresso del virus nelle cellule. È il tipo di risultato che giustifica una ricerca clinica, non una raccomandazione.
Ciò che accadde fu diverso: alcuni risultati preliminari ottennero ampia diffusione mediatica prima di essere validati, con un aumento immediato della domanda del prodotto e casi di esaurimento nelle farmacie.
Il seguito è la parte più importante e la meno raccontata: le revisioni sistematiche condotte successivamente hanno concluso che le prove sono insufficienti a sostenere l’uso della lattoferrina nella prevenzione o nel trattamento, e diversi lavori iniziali sono stati oggetto di rilievi metodologici.
Perché il salto dal laboratorio alla persona non funziona
È il nodo tecnico, ed è generale.
Una sostanza che inibisce un virus in vitro deve superare ostacoli enormi prima di funzionare in un organismo: assorbimento, degradazione, concentrazione raggiungibile nei tessuti giusti, interazione con il resto della fisiologia.
Per una proteina assunta per bocca il problema è particolarmente evidente: viene in gran parte digerita, e le concentrazioni efficaci in laboratorio non sono necessariamente raggiungibili nell’organismo.
Il dato generale che colloca la questione: la larga maggioranza dei composti promettenti in laboratorio non arriva alla pratica clinica. È la norma, non l’eccezione.
Come si riconosce una promessa prematura
I segnali sono ricorrenti e valgono per qualunque annuncio terapeutico.
- Il risultato proviene da colture cellulari o modelli animali, presentati come se riguardassero le persone.
- Lo studio è preliminare o non ancora sottoposto a revisione fra pari.
- Il campione è ridotto e manca un gruppo di controllo adeguato.
- L’esito misurato è surrogato (un parametro di laboratorio) anziché clinico.
- Chi comunica ha un interesse nel prodotto, o l’annuncio precede la pubblicazione.
- Manca la replicazione indipendente.
Va aggiunto un dato che riguarda la comunicazione: le esagerazioni presenti nelle notizie scientifiche derivano in larga misura da quelle già contenute nei comunicati che le precedono. Non è solo un problema giornalistico.
Perché non è innocuo
Le promesse premature hanno costi documentati.
Il ritardo nell’adozione di misure e trattamenti efficaci, per il senso di protezione che un rimedio percepito come tale produce.
La spesa sostenuta da persone spaventate, spesso senza margini economici.
L’erosione della fiducia: quando la promessa non si realizza, il credito verso l’informazione sanitaria in generale diminuisce, ed è un effetto che dura oltre il singolo caso.
E un elemento specifico degli integratori: la percezione che siano innocui perché naturali non corrisponde alla realtà, poiché possono interagire con farmaci e non sono sottoposti agli stessi controlli di efficacia dei medicinali.
Il criterio da tenere
Di fronte a un annuncio, tre domande sono sufficienti.
Lo studio riguarda persone? Esiste un gruppo di confronto? È stato replicato da altri?
Se le risposte mancano, il risultato non è necessariamente falso: è non ancora valutabile. È una posizione diversa dallo scetticismo, e più corretta.
E resta valido il principio che questa vicenda illustra meglio di qualunque spiegazione: una sostanza plausibile non è una sostanza efficace, e la distanza fra le due si misura in anni di verifica.
Domande frequenti
La lattoferrina funziona contro il covid?
Le revisioni sistematiche successive hanno concluso che le prove sono insufficienti a sostenerne l’uso in prevenzione o trattamento.
Perche un risultato di laboratorio non basta?
Perche una sostanza deve superare assorbimento, degradazione e concentrazione nei tessuti giusti. La maggior parte dei composti promettenti in vitro non arriva alla pratica clinica.
Come si riconosce una promessa prematura?
Risultati da cellule o animali presentati come clinici, studi preliminari, campioni ridotti senza controllo, esiti surrogati e assenza di replicazione indipendente.
Gli integratori sono innocui?
Non necessariamente: possono interagire con farmaci e non sono sottoposti agli stessi controlli di efficacia dei medicinali. Naturale non significa privo di effetti.
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