Essere genitore oppure fare genitore
di Giuseppina Calvo
“Lo ricordo (mio padre) camminare davanti a me con il passo di un gigante le domeniche mattina
quando andavamo insieme a visitare i bancali della serra dove giacevano doloranti le sue piante
malate. (…) Il ricordo infantile di mio padre dedicato al dolore delle foglie contiene il nocciolo
della mia eredità. Cosa ho ereditato? Non un regno, non una discendenza illustre, non geni, né
beni, ma una testimonianza silenziosa del desiderio. Osservavo mio padre chino sulle sue piante. E
sapevo che quella era la sua vita, quello il suo lavoro, quella la sua soddisfazione, quello il suo
mondo.” (Massimo Recalcati)
Essere genitori oppure fare i genitori: una interessante differenza!
Fare i genitori rimanda allo svolgere funzioni e compiti che attengono all’accudimento delle basilari necessità del figlio: cibo sano, coperte calde in inverno, frequenza scolastica, socializzazione con i pari, attività sportive. A questo si aggiunge uno stile nelle risposte che cerchi di indirizzare verso strade utili all’affermazione di sé nella società e alla costruzione di un cittadino capace di conformarsi e di rispettare le norme del vivere civile.
Fare i genitori: funzione normativa e compito sociale
Eppure i risultati in termini di soddisfazione per i genitori e per i figli tardano ad arrivare.
In particolare durante la fase dell’adolescenza, spesso anche il genitore più normativo e che ha offerto ottime opportunità, spesso si trova a dover scontrarsi con un figlio inquieto, polemico, oppositivo.
Nei programmi tv cosi’ come nei social numerosi sono gli esperti del settore (psicologi, pedagogisti, sociologi e opinionisti) che si spendono con impegno nell’elencare checklist che forniscano direttive chiare per la costruzione di un figlio perfetto. Addirittura si riempiono i teatri per ascoltare il guru-psicologo che con modi saccenti e giudicanti bacchetta quegli adulti che solo in nome dell’età possono definirsi tali, ma che presentano una fragilità narcisistica tipicamente adolescenziale e che rimangono a bocca aperta in attesa di una indicazione magica per il modellamento perfetto, senza fatica, del proprio figliuolo.
Donald Winnicott insisteva sulla necessità di una “madre sufficientemente buona” non perfetta, consapevole che un buon genitore conosce la propria ambiguità, la compresenza di odio e amore verso il figlio e lo aiuta ad accettare il proprio essere imperfetto, ma con il desiderio di impegnarsi nel crescere e nel migliorare. Non una negazione del proprio passato, delle proprie sofferenze, delle proprie illusioni ma accoglienza della finitezza dell’umano che non è rassegnazione ma stimolo a costruire la migliore versione di sé stessi.
Dall’educazione normativa alla trasformazione simbolica
I bambini prima, i ragazzi dopo sono in contatto con l’essere dei propri genitori; sentono e parlano
attraverso il corpo e lui non mente: un abbraccio troppo prolungato oppure freddo, una carezza che
non arriva, uno sguardo giudicante o assente dicono ai figli molto più di mille parole o di mille
regole elargite dai grandi Guru della mente.
La grande sfida per un genitore è accettare l’immagine che il figlio gli riflette e che lo rappresenta,
che gli mostra i nodi esistenziali che non ha voluto/potuto sciogliere e che il figlio personifica con
le proprie fatiche e i propri comportamenti.
“Babbo, ti scrivo per dirti che ti amo. Grazie per avermi insegnato cosi’ tanto, senza parole. Senza
darmi lezioni, senza sentenze dall’alto. Senza trattarmi da scemo. Grazie di non avermi spiegato il
bello e il giusto, ma di avermeli mostrati in te. Di avermi fatto imparare… come le anatre a
migrare, come i merli a cantare, come i ragni a tessere la tela: guardando, ammirando, seguendo.
Seguendo non i discorsi, ma i passi. “ (Fabio Genovesi)
Il confronto con un padre, una madre che con il proprio comportamento esprime una istanza
superegoica che porta la norma e l’afferma non perché ha potere ma perché è bene per l’altro crea
persone che sanno accogliere, integrare e trasformare Thanatos in Eros, l’Ombra in Luce, il non
pensabile in dicibile, gli elementi beta in alfa e cioè i dati sensoriali in pensieri che contengono
l’impulsività e la mettono al servizio della creatività, della vita.
Basta con ciò che si deve fare; sollecitiamo un lavoro sull’essere dei genitori, molto più faticoso ma
sicuramente più autentico e pertanto più fruttuoso per i nostri figli.
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