Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

La Figura del Gestalt – Counselor nelle Organizzazioni

Il counseling è, in modo semplice, “l’arte di aiutare ad aiutarsi”. Nato nell’ambito della psicologia umanistica, non offre soluzioni preconfezionate ma accompagna la persona verso la propria strada. L’approccio gestaltico, in particolare, guarda alla situazione umana nel suo insieme e porta il cliente verso consapevolezza, responsabilità e creatività. E lo stesso metodo può essere applicato […]

Psicolab — La Figura del Gestalt – Counselor nelle Organizzazioni
Il counseling è, in modo semplice, “l’arte di aiutare ad aiutarsi”. Nato nell’ambito della psicologia umanistica, non offre soluzioni preconfezionate ma accompagna la persona verso la propria strada. L’approccio gestaltico, in particolare, guarda alla situazione umana nel suo insieme e porta il cliente verso consapevolezza, responsabilità e creatività. E lo stesso metodo può essere applicato non solo agli individui, ma all’azienda intesa come sistema vivente unico.

Il counseling come arte di aiutare ad aiutarsi

Il counseling nasce dalle nuove correnti della psicologia umanistica. Secondo la metodologia gestaltica, opera nel processo di apprendimento interattivo che si stabilisce tra il counselor e il cliente, che può essere un singolo, un gruppo o un’organizzazione. L’obiettivo generale è fornire al cliente strumenti e risorse personali per affrontare le proprie problematiche in modo creativo e raggiungere il maggior grado di soddisfazione possibile: in una parola, aiutarlo a migliorare la qualità della vita.

Definire il counseling un’arte più che una scienza non è casuale. Il counselor lavora nella relazione umana per costruire, insieme al cliente, infinite possibilità. Contribuisce a valorizzare ciascun individuo come un “pezzo unico”, un’opera a sé, dotata di un proprio gusto etico ed estetico. È proprio l’unicità a rendere ogni persona non davvero classificabile in nessuna griglia, anche se, per comodità, si usano sempre griglie di riferimento puramente interpretative.

La psicologia della Gestalt: il tutto e le parti

La psicologia della Gestalt, o “della forma”, si pone all’opposto dell’analisi per scissione, cioè di quell’approccio che scompone un fenomeno nelle sue parti isolate. Il suo concetto fondamentale è racchiuso nell’aforisma “il tutto è più della somma delle singole parti”.

I gestaltisti osservano che le parti formano un tutto, una globalità, e che una stessa parte, presa singolarmente, assume caratteristiche diverse rispetto a quando è inserita in un insieme differente. Riprendendo la teoria di Kurt Lewin, la Gestalt privilegia la situazione umana piuttosto che quella problematica: non analizza mai un problema al di fuori del suo contesto. Ciò che conta non è il “sintomo” isolato, ma la persona nella sua interezza e nel suo ambiente di vita.

I punti focali dell’approccio gestaltico

Alcuni concetti chiave definiscono il metodo:

  • Il qui-e-ora: la centralità della dimensione del presente, di ciò che accade nel momento.
  • La consapevolezza: la capacità di auto-riconoscimento, di accorgersi di sé.
  • Il concetto di figura/sfondo: la capacità di portare in primo piano i bisogni più urgenti, per poi riportarli sullo sfondo una volta soddisfatti.
  • La responsabilità: intesa come capacità di rispondere a un bisogno in modo consapevole.
  • La creatività: la capacità di generare sempre scelte alternative di soluzione.

Ogni individuo è considerato unico e riceve la massima attenzione, per coglierne la peculiarità creativa e aiutarlo a esprimerla pienamente.

La relazione come strumento di lavoro

Il principale strumento del counselor è la relazione. Attraverso di essa si costruisce un rapporto interpersonale di qualità, finalizzato a comprendere il problema, a guardarlo da diversi punti di vista e a individuare soluzioni alternative. Una relazione di aiuto presuppone due soggetti, uno dei quali si trova in difficoltà: ha un problema che gli impedisce di evolvere e di prendere ulteriori decisioni, e questo genera uno stato di disagio.

Il counselor, anche detto facilitatore, si pone con un atteggiamento attivo e intenzionale, rivolto alla soluzione: attraverso particolari tecniche di comunicazione aiuta l’interlocutore a trovare la propria personale strada. Non gli indica la meta, ma lo accompagna a scoprirla.

Ascolto, empatia e cambiamento

L’abilità comunicativa è fondamentale per orientare la relazione verso lo scambio. La capacità di ascolto è uno degli strumenti principali per definire il tipo di relazione che si instaura. In particolare, l’ascolto empatico, cioè la capacità di ascoltare in modo efficace e partecipe, può produrre benefici e cambiamenti nella persona che vive il disagio. L’empatia è una delle condizioni necessarie, e talvolta sufficienti, per facilitare la comunicazione.

Servono infine la consapevolezza emotiva e l’accettazione di sé da parte del facilitatore, e la disponibilità al cambiamento da parte dell’interlocutore. Per accompagnare il cliente verso il cambiamento occorre contenerlo e sostenerlo nella consapevolezza dei propri schemi interpretativi, aiutandolo ad accorgersi che ne esistono altri, ai quali può attingere se lo desidera.

Il counselor e l’organizzazione come sistema vivente

La Gestalt permette di applicare lo stesso sguardo all’azienda. Se pensata come un sistema organizzato di parti che forma un intero inscindibile, anche un’organizzazione può essere considerata unica, e come tale merita la massima attenzione per coglierne la peculiarità creativa e aiutarla a esprimerla.

Per comprendere l’utilità del counselor organizzativo bisogna pensare all’azienda come a un’entità unica, in cui abita e partecipa la dinamica relazionale della sua stessa evoluzione. Il processo di omeostasi aziendale, come quello di ogni organismo, è costantemente sottoposto allo stress dei mutamenti. Ed è proprio attraverso questo passaggio continuo tra i cambiamenti che si può salire i gradini dell’evoluzione.

Ogni cambiamento, osservato con occhio gestaltico, segue il proprio ciclo di vita. Vale l’immagine del disco in vinile: se si rovina uno dei solchi, la puntina torna indietro e si crea un blocco, un punto di rottura che impedisce di procedere. Il compito del counselor è accompagnare e contenere il cliente, individuo o organizzazione, verso l’individuazione di quel punto di rottura e la sua riparazione, così da riprendere un cammino sano ed evolutivo.

Domande frequenti

Cos’è il counseling?

È una relazione di aiuto, nata dalla psicologia umanistica, che si può definire “l’arte di aiutare ad aiutarsi”. Il counselor non offre soluzioni preconfezionate, ma fornisce strumenti e accompagna la persona a trovare la propria strada per migliorare la qualità della vita.

Cosa distingue l’approccio gestaltico?

La Gestalt guarda alla situazione umana nel suo insieme, mai al problema isolato dal contesto. Si fonda sull’idea che “il tutto è più della somma delle parti” e privilegia concetti come il qui-e-ora, la consapevolezza, il rapporto figura/sfondo, la responsabilità e la creatività.

Qual è lo strumento principale del counselor?

La relazione. Attraverso un rapporto di qualità, basato su ascolto empatico ed empatia, il counselor aiuta l’interlocutore a guardare la situazione da più punti di vista e a individuare soluzioni alternative, accompagnandolo verso il cambiamento.

Come si applica il counseling gestaltico alle aziende?

Considerando l’organizzazione come un sistema vivente unico, sottoposto allo stress dei cambiamenti. Il counselor aiuta a individuare i “punti di rottura” che bloccano l’evoluzione e a ripararli, così che l’azienda possa riprendere un cammino sano e di crescita.

Il counseling è l’arte di aiutare le persone ad aiutarsi: non fornisce risposte, ma strumenti e consapevolezza. L’approccio gestaltico, ispirato a Kurt Lewin, guarda alla persona nella sua interezza e mai al problema isolato, valorizzando qui-e-ora, responsabilità e creatività. Il suo strumento centrale è la relazione, fondata sull’ascolto empatico. Lo stesso sguardo può essere rivolto all’azienda, intesa come sistema vivente unico: il counselor aiuta a individuare i punti di rottura che bloccano l’evoluzione e a ripararli, per riprendere un cammino sano e di crescita.
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