Psicoterapia e Psicoanalisi

Ippoterapia come Strumento di Autoconoscenza

Da molti secoli ormai il cavallo si trova al fianco dell’uomo e considerato da sempre come una risorsa: la storia infatti è strettamente collegata al bisogno di usare, domare, allevare gli animali, utili come mezzi di sopravvivenza, di lavoro e di trasporto. Trasformare i cavalli liberi in fidi destrieri era un bisogno fondamentale; essere in grado di cavalcare era determinante per le battaglie, ma anche per l’alta educazione dei giovani, futuri leader, delle famiglie aristocratiche ed alto borghesi. Col passare dei secoli però l’utilizzo di questo animale si è via via modificato: l’equitazione si è trasformata più che altro in una pratica sportiva e ludico-ricreativa, finalizzata non solo alla competizione sportiva, o al semplice piacere dell’equitare, tanto da essere considerata da alcuni come “l’arte di condividere il piacere di una danza fra diversi” (Mazzoleni, 2009, “Equitare per ben-essere”), come una simbiosi armonica tra due corpi… ma anche alla cura e alla riabilitazione grazie alla pratica ippoterapica.
L’ippoterapia, dal greco Huppos = cavallo e Therapeia = cura, consiste in una serie di tecniche mediche che utilizzano il cavallo al fine di migliorare lo stato di salute di soggetti affetti da disabilità varie, fisiche, psichiche, motorie, cognitive…(www.wikipedia.org).
Tuttavia le potenzialità terapeutiche che questo stupendo animale può realmente offrire, non sono ancora pienamente sfruttate. Infatti, in Italia, il cavallo non viene utilizzato per il trattamento di alcuni disagi psicologici che, pur non essendo “gravi”, sono molto diffusi e soprattutto influiscono sul benessere globale degli individui, rendendo difficile e complicato affrontare anche le normali situazioni quotidiane. Stiamo parlando di scarsa conoscenza di sé, di mancanza di consapevolezza di sé, del proprio corpo, del mondo esterno, di sordità verso le emozioni proprie e altrui, di mancanza di sensibilità percettiva, di incapacità di gestire le proprie emozioni e reazioni…
Molti studi hanno dimostrato l’esistenza all’interno dell’encefalo umano di due cervelli distinti: quello cognitivo e quello emotivo. Il primo razionale, cosciente, rivolto verso il mondo esterno, deputato all’elaborazione delle informazioni provenienti dall’esterno e alla valutazione dei comportamenti e delle azioni migliori da mettere in atto in conseguenza di tali informazioni. Il secondo incosciente, preoccupato in primo luogo della sopravvivenza e strettamente connesso al corpo. Esso ha una struttura neuronale più rudimentale rispetto al cervello cognitivo, che però si rivela più rapida e adattata alle reazioni essenziali per la sopravvivenza.
Connessa a questa parte del nostro encefalo è l’intelligenza emotiva che viene misurata tramite un parametro chiamato quoziente emozionale che si basa su quattro funzioni essenziali:
Attitudine ad identificare il proprio stato emotivo e quello altrui;
Attitudine a conoscere il normale sviluppo delle emozioni;
Attitudine a ragionare sulle proprie emozioni e quelle altrui;
Attitudine a gestire le proprie emozioni e quelle di chi ci circonda.
Inoltre è stato dimostrato che la conoscenza di sé, la compassione, la cooperazione e la gestione e risoluzione dei conflitti sono fortemente influenzati dal livello di QE posseduto.
Ciò che sembra determinare il successo sociale di una persona non è tanto la potenza del suo intelletto, ma una serie di capacità sintetizzate con il nome di quoziente emozionale.
Quando il cervello emotivo e quello cognitivo si integrano, il primo per individuare ciò che vogliamo vivere, il secondo per farci avanzare lungo quella via nel modo più intelligente possibile, proviamo un’armonia interiore, che è condizione indispensabile per ogni benessere duraturo. Al contrario la tendenza al soffocamento delle emozioni può avere gravi conseguenze sulla salute (Servan-Schreiber, 2003, “Guarire”).
Ebbene ritengo che sia possibile colmare queste carenze grazie ad un lavoro mirato, che punti l’attenzione sicuramente sulle emozioni, sul loro riconoscimento e sulla loro gestione, utilizzando come strumento chiave per il cambiamento e la presa di consapevolezza il cavallo. Obiettivi prefissati: stimolare gli individui ad affinare le proprie capacità percettive e la propria sensibilità, imparando a conoscere se stessi, le proprie emozioni, il proprio corpo, presupposto imprescindibile per una migliore capacità di relazionarsi con gli altri.
Il contatto con il cavallo implica sicuramente un forte coinvolgimento, sia dal punto di vista fisico che emozionale, in quanto per potersi rapportare a lui nel migliore dei modi è necessario possedere un’elevata sensibilità, ed una certa acutezza per decifrare le miriadi di messaggi non verbali che ci manda. Inoltre è necessario avere una forte consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, ed una buona conoscenza del proprio corpo. Queste peculiarità sono indispensabili, non solo per un corretto e sano avvicinamento al mondo dell’equitazione e più in generale al cavallo, ma anche in tutte le altre sfere della vita quotidiana.

Immagine di Francesca Festa

Francesca Festa