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Il Genere Gangsteristico nel Cinema Americano

Come in ogni altra forma d’arte, così nel cinema, il genere è considerato una categoria empirica, utile a nominare, distinguere e classificare delle opere, che si presume tenga conto di un insieme di somiglianze e tematiche ricorrenti tra le opere stesse. Oltre che dal ricorso ad uno specifico ambito tematico, un genere cinematografico è caratterizzato anche da certi presupposti storico- culturali e da un complesso di norme strutturali, a cui si adeguano i registi, pur conservando la libertà di operare adattamenti e innovazioni.
A ciò va aggiunto che, siccome un film si rivolge ad una collettività di uomini attraverso l’utilizzo di codici visivi e auditivi, ogni regista si pone il problema di trovare un sistema di riferimenti che agevoli la ricezione e la comprensione del messaggio scenico sia a livello semantico che concettuale.
Per tutti questi motivi, rapportando un film a un genere, gli si dà una precisa identità, cioè un insieme di tratti comuni che si trasmettono quasi per generazione spontanea nei film successivi1.
Il genere gangsteristico affonda le sue radici alla fine degli anni Venti, in concomitanza con l’affermazione del film sonoro, quando si cominciarono ad affrontare tematiche scottanti e allora attualissime, come il proibizionismo, la Chicago di Al Capone e la crisi del 1929.
Ad inaugurare la vera prima fase di questo genere, si sogliono citare due film della già spettacolare cinematografia americana: Little Caesar del 1930 e Scarface del 1932. Queste due pellicole costituiscono i modelli esemplari e la fonte indiscussa a cui hanno attinto i registi e gli sceneggiatori successivi che hanno ricostruito le tappe della malavita organizzata degli Italiani, soprattutto meridionali, emigrati negli Stati Uniti d’America nel primo decennio del Novecento.
Naturalmente, man mano che il genere si evolve e si affina nel tempo, la tecnica e gli effetti scenici diventano sempre più ricercati e sofisticati. Inoltre il regista tende a privilegiare l’intreccio sempre più complesso con ripetuti colpi di scena, ponendo le premesse per nuovi e imprevisti sviluppi.
Pertanto Piccolo Cesare e Scarface sono presi come modello, perché in queste opere si ammira un’intima unità, costantemente sostenuta da una sceneggiatura incalzante e rigorosamente coerente. L’ambizione dei registi è stata quella di focalizzare la realtà del mondo dei gangster e della loro singolare personalità, comunicando con immediatezza realistica tutti i minimi particolari del loro ambiente e della loro complessa natura.
Fin dalle origini, infatti, le storie dei film del genere gangsteristico hanno avuto uno svolgimento lineare, nel rispetto delle categorie tradizionali di spazio e tempo. Infatti non vi sono né flashback né distorsioni nello sviluppo narrativo, che si articola in un determinato arco di tempo, aderendo fedelmente alla successione dei fatti. La storia del protagonista, su cui si concentra l’azione, è narrata con un percorso che ha un inizio, una parte centrale e una fine, evidenziando il dilatarsi e il decrescere della tensione emotiva, ed anche lo scioglimento e la conclusione.
Pertanto obiettivo fondamentale di questi primi film è mostrare un personaggio spregiudicato che agisce contro la legge e ineluttabilmente prepara la sua tragica fine, senza che si attribuiscano valori etici al suo operato e alla morte violenta inconsciamente da lui cercata. Qualche inquadratura descrittiva o qualche battuta gettata lì come per caso, assumono una funzione moralistica del tutto convenzionale2.
Nonostante ciò, questi film restano freschi, brillanti, pieni di vita e li sentiamo come genuina conquista, qualcosa di unico, in cui questo genere ancora oggi trova elementi di esaltazione di una umanità istintiva ed eroica.
Le peculiarità delle loro trame appaiono evidenti anche in rapporto al momento storico in cui essi furono girati e apparvero nelle sale cinematografiche: colgono la società americana in fermento per il rapido sviluppo industriale e animata dal mito della libera impresa, insofferente di ogni controllo statale sulle attività economiche di holding finanziarie, trust e corporation. Sono gli stessi anni in cui, mescolando spunti idealistici a motivi grettamente utilitari, il puritanesimo americano lottava contro la corruzione pubblica e privata, ma anche contro la libertà degli scambi, contro le minoranze cattoliche o ebree, contro i negri, contro i comunisti e contro gli immigrati. L’intolleranza, la xenofobia e l’odio di classe si manifestarono anche in clamorosi processi, come quello che nel 1927 si concluse con la condanna a morte degli italiani Sacco e Vanzetti, benché la loro innocenza fosse evidente.
Forse per i suddetti motivi l’impatto di questi film col pubblico fu tanto forte che ne seguì una lunga pausa di riflessione; infatti per trovare altri film di rilievo sullo stesso genere, bisogna arrivare agli anni Settanta con la saga de Il Padrino3. La nostra indagine perciò non può che focalizzare, per ora, i film degli anni Trenta che, benché esigui di numero, gettarono basi molto solide anche per i futuri sviluppi dell’universo mafioso e gangsteristico.
Innanzi tutto ad una attenta lettura di quelle sequenze, ormai evolute rispetto al film muto di pochi anni prima, appare evidente la contrapposizione tra chi sta dentro la società e chi vive ai suoi margini; tra la società stessa e gli esclusi. Inoltre le loro trame, nelle intenzioni dei registi e sceneggiatori, dovevano far intendere chiaramente che nella società americana una esistenza eroica era possibile solo nel mondo sommerso della malavita organizzata e che la funzione dei personaggi si limitava a dar risonanza a modelli del tutto fittizi e con implicazioni affatto esteriori. Il linguaggio cinematografico, pur avendo acquisito ormai una indiscutibile autonomia e rilevanza documentaristica, resta privo di implicazioni concettuali, quasi compiaciuto solo dell’efficacia delle immagini, ma incapace di contestualizzare i contenuti culturali. Si deve però riconoscere a questi film anche il merito, accentuando gli aspetti umani e psicologici, di aver contribuito a far uscire dall’anonimato la figura del gangster, che assume un ruolo ben definito e facilmente individuabile.
Note
1 Cfr. Moine, R (2002) I generi del cinema, Torino, Lindau.
2 Cfr. Kaminsky, S (1997) Generi cinematografici americani, Milano, Pratiche.
3 Cfr. Shadoian, J (1980) Il cinema gangsteristico americano, Bari, Dedalo.

Antonio Marchionna

Antonio Marchionna