Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

La foto su LinkedIN

Da una fotografia si formano giudizi su competenza e affidabilità in una frazione di secondo. Sono giudizi rapidi, condivisi e poco accurati, e questo è il motivo per cui la questione della foto professionale non è di gusto. Articolo divulgativo. Il testo di partenza è del 2012: le piattaforme sono cambiate, i meccanismi descritti qui […]

Psicolab — La foto su LinkedIN
Da una fotografia si formano giudizi su competenza e affidabilità in una frazione di secondo. Sono giudizi rapidi, condivisi e poco accurati, e questo è il motivo per cui la questione della foto professionale non è di gusto.
Articolo divulgativo. Il testo di partenza è del 2012: le piattaforme sono cambiate, i meccanismi descritti qui no.

Cosa accade guardando un volto

Gli esperimenti hanno misurato i tempi con precisione: un’esposizione di un decimo di secondo è sufficiente a formare giudizi su affidabilità, competenza, simpatia e aggressività.

Esporre l’immagine più a lungo non cambia il giudizio: aumenta soltanto la fiducia con cui viene espresso.

Questi giudizi sono inoltre largamente condivisi: persone diverse valutano lo stesso volto in modo simile. È ciò che li rende socialmente potenti.

E sono poco accurati: la corrispondenza fra tratti attribuiti da una foto e caratteristiche effettive della persona è debole o nulla.

Il quadro è quindi: rapidi, concordi, influenti e sbagliati.

Cosa li produce

Alcuni fattori sono identificati e in parte controllabili.

L’espressione: tratti anche minimi che ricordano un sorriso aumentano l’affidabilità percepita; espressioni che ricordano la rabbia la riducono. Una fotografia con espressione neutra viene letta come leggermente ostile.

La maturità dei tratti: volti dall’aspetto più giovanile sono percepiti come più onesti e meno competenti.

L’angolazione e l’inquadratura: immagini scattate dal basso o molto ravvicinate modificano le proporzioni percepite e con esse il giudizio.

La qualità tecnica: una fotografia sfocata o mal illuminata riduce la valutazione della persona, non solo dell’immagine, un caso di attribuzione errata della fluidità percettiva.

L’effetto alone

Il meccanismo più rilevante nei contesti professionali.

Un’impressione generale positiva su una dimensione si estende ad altre non collegate: chi appare gradevole viene giudicato anche più competente, più onesto e più capace.

È documentato nelle valutazioni scolastiche, nei processi di selezione e nei procedimenti giudiziari.

Ha una conseguenza importante: una fotografia non aggiunge informazione sulla competenza, ma modifica il modo in cui vengono lette le informazioni che ci sono.

La questione della discriminazione

Da qui deriva un punto che il testo originale non affronta.

Gli studi condotti inviando candidature identiche variando solo un elemento (nome, foto, indirizzo) rilevano differenze consistenti nella probabilità di essere richiamati, in base a origine percepita, età, aspetto.

È il motivo per cui in diversi paesi la fotografia nel curriculum è sconsigliata o vietata, e per cui esistono procedure di selezione che rimuovono le informazioni identificative nelle prime fasi.

La formulazione «bere o affogare» del testo originale trascura che il costo di quella scelta non è distribuito equamente: chi corrisponde alle aspettative implicite ha da guadagnare, chi non vi corrisponde ha da perdere.

Su una piattaforma professionale la foto è di fatto necessaria, e vale la pena sapere che serve a rendere identificabili: non a essere valutati meglio.

Indicazioni pratiche

Ridotte all’essenziale, e coerenti con quanto sopra.

Volto ben visibile e occupante gran parte dell’inquadratura, poiché il riconoscimento è la funzione principale.

Espressione lievemente positiva, che è l’unica variabile davvero controllabile con effetti misurati.

Buona illuminazione e messa a fuoco, per non incorrere nell’attribuzione errata della bassa qualità.

Sfondo neutro, che riduce gli elementi irrilevanti.

E una fotografia attuale: la discrepanza fra immagine e persona in un incontro successivo produce un effetto negativo superiore a quello di qualunque difetto dell’immagine.

Domande frequenti

Quanto tempo serve per formarsi un giudizio da una foto?

Un decimo di secondo. Esporla più a lungo non cambia il giudizio: aumenta solo la fiducia con cui viene espresso.

Questi giudizi sono accurati?

No. La corrispondenza fra tratti attribuiti e caratteristiche reali è debole o nulla, ma i giudizi sono condivisi fra osservatori diversi ed è questo a renderli influenti.

Perché in alcuni paesi la foto nel curriculum è sconsigliata?

Perché gli studi con candidature identiche mostrano differenze consistenti nelle probabilità di richiamo in base a origine percepita, età e aspetto.

Qual è l’errore più costoso?

Una foto non attuale: la discrepanza al primo incontro produce un effetto negativo superiore a qualunque difetto dell’immagine.

Da una fotografia si formano in un decimo di secondo giudizi su competenza e affidabilità, concordi fra osservatori diversi e sostanzialmente inaccurati. Una foto non aggiunge informazione: modifica come vengono lette quelle presenti, per effetto alone. Da qui la discriminazione documentata nelle selezioni, e il fatto che in vari paesi la foto nel curriculum sia sconsigliata. Sulle piattaforme professionali serve a rendere identificabili, non a essere valutati meglio, e l’unica variabile davvero utile è un’espressione lievemente positiva.
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