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Critica della Ragion Televisiva

Breve Estratto

Viviamo in un mondo generalmente violento. Accanto ad una violenza che osserviamo ogni giorno leggendo di episodi di pedofilia, abusi sessuali, pestaggi, omicidi di camorra o mafia, esiste una forma subdola di violenza che transita sui media travestita da normalità.
E’ il ritenere normale ciò che non è oppure considerare un evento quale assioma comportamentale di una più vasta categoria. Così tutti i sacerdoti diventano pedofili, tutte le persone sono inconsciamente omosessuali, la maggior parte dei “manager” è cocainomane, negli ospedali si muore in corsia e via dicendo. La storia dell’umanità nasce con un episodio violento: Caino uccide il fratello Abele. Simbolicamente due mondi antitetici: altruista e generoso Abele, più legato al possesso Caino (che etimologicamente significa appunto possesso). Nell’offerta sacrificale a Dio, Caino è egoista e, non tollerando la frustrazione del rimprovero Divino, uccide il fratello. E’ un episodio biblico che conserva la sua attualità.
L’unione tra media e tendenza utilitaristica, con il concorso dell’uccisione della spiritualità, ha generato una società ancor più violenta. E’ violenza non porre regole o punti di riferimento a cui i nostri adolescenti possano aggrapparsi. E’ violenza indurre il sospetto che le Canoniche siano luoghi dove vaga lo spettro della pedofilia. E’ violenza ritenere le scuole covi di bulli. E ancora è violenza forzare norme legislative che legittimano comportamenti discutibili. La realtà non è apparentata in via esclusiva con la negatività ma il gioco mediatico se da un lato è figlio dell’audience dall’altro è generato dal gusto della perversione. La perversione sottile dei cosiddetti reality come il Grande Fratello, emblema di una dissociazione artificiale, che sconfina nella distorsione della realtà. Che dire dei talk show dove è ormai necessaria la presenza di un gay o o di un transgender come opinionista?
Siamo nell’epoca del trasformismo utilitaristico dei valori, del relativismo che origina da una matrice ideologica distorta e da una concezione infantile della libertà. Alcuni bambini di una scuola di Adro sono stati privati della mensa perchè i genitori non pagavano la retta. Al di là della normativa amministrativa, giusta od ingiusta che sia, il buon senso pare perdersi nel cono d’ombra dell’economia. Che idea avranno della solidarietà questi bambini una volta divenuti adulti? Possiamo certamente dire che si tratta di un episodio isolato, dominato dalle circostanze, dalle incomprensioni, ma gli episodi isolati quando sono la spia di un vuoto di valori, di un vuoto d’amore sociale, lasciano un senso di smarrimento. Niente cibo per i bambini ma milioni di euro per il Grande Fratello.
Un anonimo ha donato 10.000 Euro per far mangiare i bambini. E’ l’applicazione tangibile ed umana del credo Gandhiano: “Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo”. Indurre una persona al cambiamento è un’operazione complessa che rimanda a norme etiche, capacità professionali ed empatiche, condivisione di valori. Il cambiamento di una comunità è ancor più complesso in quanto necessita di scelte politico-sociali che possono ledere interessi di casta o poteri più o meno nascosti.
La pressione sul tasto del telecomando è guidata da una sorta di “neuroni specchio mediatici” impressi da una cultura televisiva che inizia già da bambini quando, genitori poco attenti e sbrigativi, ci piazzano davanti ai cartoni animati. In molte famiglie gli orari dei pasti sono stabiliti in relazione ai programmi che guardano i figli. Programmi che sembrano scandire il tempo sin dal mattino. L’estremo è lo schermo in cucina. Si costruisce un Grande Fratello al proprio domicilio e forse guardare quello che trasmettono in TV leva il senso di colpa delle mancanze di genitori più virtuali che reali.

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