La persona prima del ruolo
Prima ancora di parlare di organizzazione e risorse umane, va ricordato un punto: ciascuna persona ha una personalità che non coincide con il corpo che possiede, il lavoro che svolge o il ruolo che occupa. La personalità è il realizzarsi del processo di vita in un individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole.
Una persona libera, in questo senso, è creativa più che reattiva. È creativo chi compie scelte in modo libero e consapevole di fronte agli stimoli che riceve; è reattivo chi reagisce meccanicamente, seguendo schemi di pensiero rigidi e chiusi. Il passaggio dal reagire allo scegliere rende l’uomo capace di responsabilità, in inglese response-ability, letteralmente “abilità di risposta”. Decidere significa proprio questo: selezionare in modo consapevole quale impulso mettere in atto, invece di azionare una risposta automatica dietro la quale spesso si nasconde la rassegnazione. E per scegliere davvero, la persona deve prima riuscire a riconoscersi e a individuarsi.
Ne deriva un principio valido tanto nella vita quanto nel lavoro: non esiste un modello unico e “giusto” di personalità vincente. Ognuno deve valorizzare la propria e trovare in essa le caratteristiche migliori per riuscire in quello specifico contesto. Un ruolo, del resto, non ha senso se privato del contesto aziendale, ma nemmeno se privato di una certa personalità.
L’organizzazione come entità viva
Un errore frequente è considerare l’organizzazione come la semplice somma delle persone che la compongono. In realtà non è un incontro tra individui che operano insieme pur restando separati, ma un insieme di parti individuali che ne formano una unica: sono proprio quelle specifiche persone a formare quella specifica organizzazione e a renderla ciò che è.
Vale la metafora della rosa: una rosa non è la somma di petali, stelo, spine e foglie, ma l’insieme unitario di tutti questi elementi, diverso da qualsiasi altro. Comprendere questo è fondamentale per non sbagliare il livello su cui intervenire. L’organizzazione non si identifica con la volontà di una singola persona, di solito il leader: ha una propria anima, un proprio clima, proprie necessità, che vanno considerate come quelle di un’entità a sé. Le figure di vertice devono saper distinguere, con l’aiuto di validi collaboratori, ciò che appartiene all’organizzazione da ciò che appartiene a loro stesse.
Il meta-fattore umano
All’interno di un’organizzazione occorre distinguere i fattori materiali dal fattore umano:
- il fattore denaro;
- il fattore macchinari;
- il fattore strumenti;
- il meta-fattore risorse umane.
Le risorse umane vanno definite “meta-fattore” perché, a differenza degli altri, sono loro a far funzionare i macchinari, a far girare il denaro, a mettere in moto tutto il resto, e mai il contrario. Il fattore umano possiede un’abilità intellettiva sempre personale, che collabora, in armonia o disarmonia, con altre persone. È proprio qui che diventa evidente perché un’organizzazione efficace si avvale di figure come il counselor e il coach.
Quando il potere e le pseudo-competenze frenano il gruppo
Nelle organizzazioni convive un aspetto tipicamente umano: il desiderio di supremazia. È l’impulso che spinge a uscire dall’interdipendenza del gruppo per porsi, per ambizione o vanità, al di sopra degli altri. In un clima di competizione per il potere, l’umiliazione altrui alimenta il prestigio personale, ed è così che il pettegolezzo prende talvolta il posto di una sana collaborazione. In questo contesto, dove si “muove guerra alla struttura” per il tornaconto personale, si inserisce l’importanza del counselor, che accompagna la persona verso uno sviluppo equilibrato della propria personalità all’interno della struttura.
Lo stesso desiderio di potere induce spesso ad assumere ruoli e responsabilità per cui non si possiedono le competenze adeguate. La pseudo-competenza, cioè la competenza falsa o insufficiente, è una delle maggiori cause di malfunzionamento delle organizzazioni. Qui entra in scena il coach che, come sul campo sportivo, allena le risorse perché le competenze diventino abilità mirate alla migliore performance.
Counselor e coach: simili ma distinti
Counseling e coaching sono due professioni affini e compatibili, ma con finalità diverse. Entrambe lavorano nello spazio della relazione umana che si crea tra professionista e cliente, ed entrambe mirano a migliorare la performance personale e, di conseguenza, quella dell’organizzazione. Molto diffuse nei paesi anglofoni, sono in crescita anche in quelli latini, dove acquistano sempre più importanza nella gestione del personale.
Il coach
Il coach è un vero e proprio allenatore, che prepara il coachee ad acquisire, sviluppare e mantenere abilità professionali di tipo mentale. Il coaching si articola fondamentalmente in tre livelli:
- Motivazione: il coach allena il coachee a una determinata abilità, come un allenatore prepara l’atleta a superare un record.
- Automotivazione: il coach insegna al coachee ad allenarsi da solo, supportandolo con supervisioni.
- Capacità di motivare: il coach insegna al coachee ad allenare a sua volta gli altri, sempre con il necessario supporto.
Il counselor
Il counselor organizzativo ha invece il compito di orientare, sostenere e accompagnare il cliente nei momenti di cambiamento, stress e crescita. La tensione, l’ansia da prestazione, la cattiva gestione dello stress e le pseudo-competenze sono tra i principali ostacoli al successo, nel lavoro come nello sport. Il counselor aiuta a risolvere problemi ben definiti e fornisce strumenti professionali per svolgere meglio la propria funzione, da soli e nel gruppo. Non solo abilità tecniche di analisi e valutazione, ma anche abilità mentali: la gestione emotiva, la capacità di concentrazione, una comunicazione efficace, la creatività.
Perché servono a un’azienda produttiva
Così come all’atleta non basta un fisico eccellente per diventare campione, ma servono cuore e testa, anche nel mondo professionale non basta conoscere tecniche e macchinari: senza consapevolezza si diventa “bravi automi”. Un professionista competente è creativo e costruisce il proprio percorso in modo consapevole e responsabile.
Chi gestisce le risorse umane dovrebbe tenere presenti alcuni punti chiave: il professionista è prima di tutto una persona, e in natura è più forte chi sa adattarsi usando le proprie risorse; i cambiamenti riguardano tutti e fanno parte del corso naturale delle cose; l’organizzazione ha una vita propria e non si identifica mai con il suo “padrone”; lo stress va inteso come un motore che dà energia, positiva o negativa, ai processi in movimento; e ogni cosa che prende vita segue un percorso con un inizio, delle tappe e una fine. Per identificare, analizzare, valutare e gestire tutto questo servono strumenti accurati: ed è proprio ciò che counseling e coaching offrono.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra coach e counselor?
Il coach è un allenatore che sviluppa specifiche abilità mentali e professionali per migliorare la performance. Il counselor orienta e sostiene la persona nei momenti di cambiamento, stress e crescita, aiutandola a risolvere problemi definiti e a svilupparsi in modo equilibrato. Sono figure affini ma con finalità diverse.
Cos’è la pseudo-competenza?
È una competenza falsa o insufficiente: si assumono ruoli e responsabilità senza possedere le abilità adeguate a sostenerli. È considerata una delle principali cause di malfunzionamento delle organizzazioni, ed è uno degli ambiti in cui interviene il coach.
Perché le risorse umane sono un “meta-fattore”?
Perché, a differenza di denaro, macchinari e strumenti, sono le persone a far funzionare tutti gli altri fattori, e mai il contrario. Il fattore umano possiede un’intelligenza personale che collabora con altre persone e forma l’organizzazione stessa.
Perché coaching e counseling sono utili in azienda?
Perché un’organizzazione produttiva ha bisogno di persone consapevoli, equilibrate e competenti. Queste figure aiutano a gestire stress e cambiamento, a colmare le pseudo-competenze e a valorizzare la personalità di ciascuno, migliorando la performance individuale e collettiva.
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