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Coaching e Counseling nelle Organizzazioni

Breve Estratto

Abstract
La personalità è il realizzarsi del processo vitale dell’individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole (creativo, non reattivo).
Nelle organizzazioni, contesto tipicamente umano, dove si muove guerra alla struttura per il benestare personale, si annoda l’importanza del counselor per accompagnare la persona verso uno sviluppo equilibrato all’interno di quella specifica struttura. La presenza, invece, delle pseudo-competenze (competenze false o incomplete) è considerata una della maggiori cause del mal funzionamento delle organizzazioni e necessita della presenza del coach quale allenatore di abilità mentali necessari per acquisire una professionalità idonea e competente. L’insieme di persone consapevoli, equilibrate e competenti formano un’organizzazione produttiva.
Prima ancora di parlare di organizzazione e risorse umane vorrei ricordare che ciascuna persona ha una personalità che non è solamente il corpo che possiede, il lavoro che svolge o il ruolo che occupa in società ma è ciò che rende l’uomo un essere unico e libero. La personalità è il realizzarsi del processo di vita in un individuo libero, socialmente integrato e psicologicamente consapevole. Una persona libera è di solito creativa e non reattiva. Creativa per me è una persona che opera delle scelte liberamente e consapevolmente di fronte agli stimoli che riceve; reattivo, invece, è colui che reagisce meccanicamente di fronte agli stimoli e segue circuiti e schemi di pensiero rigidi e chiusi. Il passaggio da reattivo a creativo rende l’uomo capace di responsabilità – in inglese respons-ability, ovvero con abilità di risposta. Io intendo responsabile un uomo libero di scegliere di proteggersi dietro una risposta conosciuta (quindi di accettare il proprio limite) o di agire una reazione nuova (quindi di superare il blocco e agire il cambiamento) piuttosto che azionare una risposta di tipo meccanicistica dietro la quale si cela solitamente la rassegnazione. Decidere significa effettuare la scelta della reazione da attuare mettendo in risalto un impulso piuttosto che un altro in modo responsabile e consapevole. Per arrivare ad una capacità di scelta consapevole, acquisire quindi capacità decisionale, la persona deve riuscire per prima cosa ad individuarsi e a riconoscersi.
Nel mondo professionale, come in generale nella vita, non esiste una personalità, quale modello unico e giusto, del come fare per avere successo ed essere vincenti ma ognuno, deve usare la sua personalità e trovare in essa le caratteristiche migliori per essere vincente in quello specifico contesto. Un ruolo, infatti, non ha senso se privato del contesto aziendale ma anche se privato di una certa personalità.
L’organizzazione non è l’agire di diverse persone che si unisce ma è l’agire proprio dell’organizzazione, condiviso dalle diverse persone che ne fanno parte. Più precisamente non è un incontro tra più parti che si vedono e operano insieme pur nella loro individualità ma è un insieme di parti individuali che ne formano una unica, sono proprio quelle specifiche parti a formare quella specifica organizzazione e a renderla ciò che è.
All’interno di un’organizzazione bisogna sempre distinguere i fattori materiali dal meta-fattore umano:
1. fattore denaro
2. fattore macchinario
3. fattore strumenti
4. meta-fattore risorse umane
Spesso ci si dimentica che le risorse umane, per completezza e correttezza, vanno definite meta-fattore in quanto come gli altri fattori (denaro – macchinari – strutture) l’organizzazione le utilizza per perseguire i suoi scopi ma sono sempre loro, che fanno funzionari i macchinari, girare il denaro etc… e non avviene mai il contrario. Non bisogna quindi dimenticare che il fattore umano ha un’abilità intellettiva sempre e comunque personale che collabora ed opera in armonia – o disarmonia – con altre persone intelligenti e che insieme formano l’organizzazione stessa. In quest’ottica è facilmente comprensibile perché un’organizzazione funzionale ed efficace si avvale di figure professionali quali il counselor o il coach.
Per comprendere appieno le figure professionali del coach e del counselor bisogna ricordare che un’organizzazione è una struttura composta e complessa e come tale ha una sua anima, una sua motivazione, un suo modo organizzativo etc… Per utilizzare una metafora una rosa non è la composizione di tanti petali + uno stelo + delle spine + delle foglioline ma piuttosto una rosa è l’insieme di tutti questi elementi ed è diversa dall’insieme di altri elementi pur se equivalenti. Questo è un primo punto fondamentale da comprendere per non sbagliare il livello sul quale intervenire. L’organizzazione non è la volontà o la capacità di una singola persona – di solito identificata con il leader effettivo – e le sue necessità non sono le necessità dell’amministratore unico o del direttore generale ma queste figure devono essere in grado, con l’ausilio di validi collaboratori, di distinguere la volontà, le capacità, il clima, le necessità etc… proprie dell’organizzazione che va considerata come ente a se e quindi esistente. Non dimentichiamo mai che esiste nell’uomo il bisogno irrefrenabile di ottenere la supremazia sugli altri. Questo irresistibile e affascinante impulso è quello che porta l’uomo ad uscire dall’interdipendenza sociale (quindi organizzativa) e a porsi, per ambizione competitiva e vanità, al di sopra degli altri (e quindi del complesso organizzativo). In un clima di lotta per la propria escalation al poter, l’altrui umiliazione genera il prestigio dell’altro, questo spiega perché spesso le persone sono attirate dal pettegolezzo piuttosto che da una sana collaborazione. In questo contesto tipicamente umano, dove si muove guerra alla struttura per il benestare personale, si allaccia l’importanza della figura del counselor all’interno delle organizzazioni. Il counselor accompagna la persona verso uno sviluppo equilibrato di tutta la sua personalità all’interno di quella struttura organizzativa. E’ sempre questo irrefrenabile desiderio di potere che spesso conduce l’uomo, all’interno di un contesto organizzativo, a prendersi dei poteri e delle responsabilità per i quali non è in realtà abilitato, ovvero non ha le giuste competenze per sostenerli. La pseudo-competenza, cioè la competenza falsa o insufficiente, è una della maggiori cause del mal funzionamento delle organizzazioni. In questo contesto entra in scena la figura del coach che, come sul campo sportivo, allena le risorse affinché le competenze diventino per un’abilità mirata alla migliore performance.
L’organizzazione che punta alle proprie risorse con particolare interesse verso le risorse umane, non può non rendersi conto dell’importanza che queste rivestono e della necessaria competenza nel saperle gestire. Counseling e coaching sono due figure professionali tra loro molto simili e compatibili ma con diverse finalità, sicuramente entrambi efficaci. Tutti e due lavorano muovendosi negli spazi della relazione umana che si viene a creare tra il counselor/coach e il cliente ed entrambi mirano ad un miglioramento della performance personale e di conseguenza dell’organizzazione. Queste due figure professionali, molto diffuse nei paesi anglofoni, meno conosciute ma in via di sviluppo nei paesi latini, stanno acquisendo sempre maggiore importanza all’interno della gestione del personale. Il coach è un vero e proprio allenatore che allena il coachee per acquisire, sviluppare e mantenere delle abilità professionali di tipo mentale. Il coaching si divide fondamentalmente in tre tipologie:
1. il coach allena il coachee ad una determinata abilità così come l’allenatore prepara l’atleta a saltare un nuovo record – motivazione
2. il coach insegna al coachee ad allenarsi da solo supportandolo con delle supervisioni – automotivazione
3. il coach insegna al coachee ad allenare gli altri sempre supportandolo con le necessarie supervisioni – capacità a motivare
Il counselor organizzativo, ma anche quello sportivo per mantenere il paragone di cui sopra, ha il compito di orientare, sostenere e seguire il cliente per supportarlo nei momenti di cambiamento, di stress e di crescita. La tensione, l’ansia da prestazione, la non buona gestione dello stress, le pseudo-competenze in ambito professionale, come in ambito sportivo, sono solo alcune delle serpi che il diavolo insinua nell’uomo per orientarlo al fallimento. Il counselor aiuta l’uomo a risolvere una problematica ben definita, ma anche fornisce lui degli strumenti professionali per meglio svolgere la sua funzione singolarmente e nel gruppo. Questi strumenti professionali non forniscono al cliente solamente abilità tecniche quali l’utilizzo di strumenti capaci di analisi e valutazione, ma forniscono anche delle abilità mentali come ad esempio la capacità della gestione emotiva o del cambiamento, la capacità di concentrazione piuttosto che la capacità di usare una comunicazione efficace o l’essere creativi.
Perché counseling e coaching sono importanti in un’azienda che si voglia definire funzionale e mirata alla produttività?
Così come all’atleta per diventare campione non basta un eccellente fisico ma questo deve collaborare consapevolmente con il cuore e con la testa, anche nel mondo professionale per essere il numero uno in qualsiasi ambito lavorativo, non basta conoscere le tecniche o i macchinari ma bisogna lavorare con il cuore e con la testa altrimenti si diventa bravi automi. Un professionista competente è creativo e costruisce un percorso consapevolmente e responsabile.
Chi gestisce le risorse umane, che sia un gruppo di professionisti, di attori, di sportivi, di studiosi etc., deve sempre tenere presenti alcuni punti chiave che sono:
1. Il professionista (o quant’altro) è prima di tutto una persona, ricordiamoci che in natura è più forte chi è adattabile ma è adattabile chi può utilizzare le risorse di cui è dotato.
2. I cambiamenti esistono per tutti, fanno parte del naturale processo delle cose e nessuno ne è esente.
3. L’organizzazione vive una vita propria gestita da persone e non si identifica con il suo padrone mai e in nessun caso.
4. Lo stress va inteso come un motore che da energia, che può essere tanto positiva quanto negativa ai processi in movimento. Il continuo processo di adattamento a cui qualsiasi essere o entità è sottoposto genera continuamente stress.
5. Ciascuna cosa che prende forma o vita segue un percorso ed ha un inizio e una fine con delle soste intermedie che delimitano il cambiamento
Per identificare, analizzare, valutare e cambiare (in sostanza gestire) quanto sopra riportato ciascuno di noi si deve fornire di strumenti lavorativi accurati e funzionali, tanto il counseling quanto il coaching ne offrono diversi.

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