Cos’è la valutazione iniziale
Le prime sedute non sono ancora terapia: servono a capire cosa sta accadendo, se un intervento è indicato, quale, e se quel professionista è la persona adatta.
Comprendono la ricostruzione della storia, l’individuazione dei fattori che mantengono il problema, la valutazione del rischio e la definizione di obiettivi condivisi.
È anche il momento in cui va valutata la possibilità di inviare altrove: a un collega con competenze diverse, a una valutazione medica, a un servizio.
Un professionista che non contempla mai questa possibilità è, di per sé, un elemento da considerare.
Cosa verificare prima
Alcune informazioni sono controllabili e conviene farlo.
L’iscrizione all’albo: la ricerca è pubblica e richiede pochi minuti. L’abilitazione alla psicoterapia risulta come annotazione separata.
La formazione: quale scuola di specializzazione, riconosciuta dal ministero.
L’esperienza sul problema specifico: è una domanda legittima e la risposta è informativa. Non tutti i professionisti lavorano su tutto.
Le condizioni pratiche: costo, frequenza, durata prevista, gestione delle assenze. Vanno chiarite all’inizio, e la reticenza su questo punto è un segnale.
Sull’approccio
Una precisazione utile.
Per alcune condizioni esistono trattamenti con prove superiori (disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi alimentari, disturbo post-traumatico) e conviene chiedere se il professionista li utilizza.
Per molte altre situazioni le differenze fra approcci sono modeste, e ciò che predice l’esito è in gran parte comune: la qualità dell’alleanza, l’accordo su obiettivi e metodi, la capacità di riparare le incomprensioni.
Ne segue che l’orientamento teorico conta meno di quanto il dibattito suggerisca, tranne nei casi in cui esiste un trattamento specifico indicato.
Cosa osservare nelle prime sedute
Sono gli indicatori più affidabili, perché riguardano l’esperienza diretta.
- Ci si sente ascoltati e non incasellati.
- Si può esprimere disaccordo senza che venga interpretato come resistenza.
- Viene spiegato come si intende procedere e perché.
- Vengono definiti obiettivi riconoscibili e un modo per verificare se ci si sta avvicinando.
Il dato che rende importante l’ultimo punto: l’alleanza misurata nelle prime sedute predice l’esito successivo. Ciò che si percepisce all’inizio è informativo, e non va rinviato.
Cosa deve far riflettere
Alcuni segnali sono riconosciuti come problematici.
Promesse di risultati garantiti o in tempi definiti.
Interpretazione di ogni obiezione come conferma della diagnosi.
Difficoltà a definire quando il percorso potrà concludersi.
Confusione dei ruoli: rapporti fuori dallo studio, richieste personali, coinvolgimento in altre attività del professionista.
Consigli su scelte di vita al posto della persona anziché lavoro sulla capacità di decidere.
Su questi punti la deontologia è esplicita, e l’ordine professionale riceve segnalazioni.
Sul cambiare
Un ultimo elemento.
Che un percorso non funzioni con un professionista non significa che non funzionerà. La corrispondenza fra persone conta, ed è legittimo interromperlo.
Ciò che conviene fare è dirlo anziché sparire: la discussione di un’insoddisfazione è essa stessa materiale utile, e in una parte dei casi la riparazione di quella rottura migliora l’esito.
Ma se dopo averlo detto la situazione non cambia, la scelta di rivolgersi altrove è appropriata e non richiede giustificazioni.
Domande frequenti
Cosa si può verificare prima di iniziare?
L’iscrizione all’albo e l’abilitazione alla psicoterapia, la scuola di specializzazione, l’esperienza sul problema specifico e le condizioni pratiche del percorso.
L’approccio teorico conta?
Per alcune condizioni esistono trattamenti con prove superiori e conviene chiederlo. Per molte altre le differenze sono modeste e conta soprattutto la qualità dell’alleanza.
Cosa osservare nelle prime sedute?
Sentirsi ascoltati, poter esprimere disaccordo senza che sia letto come resistenza, ricevere una spiegazione del metodo e obiettivi verificabili. L’alleanza iniziale predice l’esito.
Si può cambiare terapeuta?
Sì, ed è legittimo. Conviene però dirlo anziché interrompere senza spiegazioni: discutere l’insoddisfazione è materiale utile e talvolta migliora il percorso.