Psicologia Clinica e Psicopatologia

Il Simbolismo in Arte

Il simbolo è considerato il linguaggio profondo dell’arte e della psiche. Su cosa faccia davvero un’immagine simbolica a chi la guarda, la psicologia ha risultati più concreti (e più utili) delle teorie che gli vengono attribuite. Articolo divulgativo su psicologia dell’arte. Il testo originale conteneva un componimento poetico protetto dal diritto d’autore: non è riprodotto. […]

Psicolab — Il Simbolismo in Arte
Il simbolo è considerato il linguaggio profondo dell’arte e della psiche. Su cosa faccia davvero un’immagine simbolica a chi la guarda, la psicologia ha risultati più concreti (e più utili) delle teorie che gli vengono attribuite.
Articolo divulgativo su psicologia dell’arte. Il testo originale conteneva un componimento poetico protetto dal diritto d’autore: non è riprodotto.

Una precisazione sugli archetipi

La teoria più citata quando si parla di simboli in arte sostiene l’esistenza di immagini universali ereditate, comuni a tutta l’umanità.

Va detto il suo statuto: si tratta di un’ipotesi teorica che non ha ricevuto conferma empirica. La trasmissione biologica di contenuti simbolici non ha basi nelle conoscenze attuali sulla genetica e sullo sviluppo.

Ciò che invece spiega la ricorrenza di temi simili in culture diverse è più semplice: condizioni umane condivise (nascita, morte, dipendenza infantile, rapporti di potere, fertilità) e diffusione culturale, che è più estesa di quanto si supponga.

Va segnalato anche un problema metodologico: nelle interpretazioni simboliche si trova quasi sempre ciò che si cerca, perché il repertorio di significati disponibili è tanto ampio da adattarsi a qualunque immagine. Un’ipotesi che nessuna osservazione può smentire non è verificabile.

Cosa sappiamo su come guardiamo l’arte

La psicologia empirica dell’arte ha prodotto risultati meno suggestivi e più solidi.

La fluenza percettiva: ciò che viene elaborato con facilità tende a piacere di più. Simmetria, contrasto adeguato, buona organizzazione visiva aumentano il gradimento, un effetto documentato e in gran parte indipendente dalla cultura.

La familiarità: l’esposizione ripetuta aumenta il gradimento, anche in assenza di consapevolezza. È uno degli effetti più replicati della psicologia.

La tensione fra ordine e complessità: il piacere estetico è tipicamente maggiore per stimoli che uniscono una struttura riconoscibile a un elemento di novità. Né troppo prevedibile né caotico.

E il contesto: la stessa immagine viene valutata diversamente a seconda di cosa si sa sul suo autore, sul suo valore e sulla sua collocazione. L’informazione contestuale modifica la valutazione estetica in modo misurabile.

Il ruolo dell’ambiguità

Qui c’è un punto che riabilita in parte l’intuizione simbolica, in forma verificabile.

Le immagini ambigue (che ammettono più letture) sono associate a maggiore coinvolgimento, perché richiedono elaborazione attiva. Il piacere estetico è collegato al processo di attribuzione di senso, non solo al risultato.

Ne segue che un’opera che «funziona» simbolicamente non lo fa perché trasmette un significato prestabilito, ma perché invita a produrne uno.

Va aggiunto un elemento coerente: quanto più un’immagine è aperta, tanto più ciò che il singolo osservatore vi trova dipende dalla propria storia. È esattamente ciò che rende affascinante l’interpretazione simbolica, e ciò che la rende inutilizzabile come strumento diagnostico.

Perché l’arte non è un test

La conseguenza pratica merita di essere esplicitata.

Gli strumenti proiettivi (chiedere di interpretare immagini ambigue per inferire caratteristiche di personalità) hanno validità limitata, e il loro uso per conclusioni cliniche è problematico.

Vale anche al contrario: dalle opere di un artista non si inferisce il suo stato psichico. Le patografie retrospettive, che diagnosticano personaggi storici a partire dalle loro produzioni, non hanno fondamento tecnico.

Ciò che resta, ed è già molto: guardare arte è associato a effetti reali su umore e benessere, l’esposizione al bello ha benefici documentati, e programmi di visita museale sono stati studiati con esiti positivi su qualità della vita in diverse popolazioni.

Sono effetti che non richiedono alcuna teoria dei simboli per esistere, e che valgono per chi guarda, non come chiave per leggere chi ha creato.

Domande frequenti

Gli archetipi esistono?

Come ipotesi teorica non hanno conferma empirica. La ricorrenza di temi simili si spiega con condizioni umane condivise e diffusione culturale.

Cosa rende piacevole un’immagine?

La facilita di elaborazione, la familiarita e un equilibrio fra struttura riconoscibile e novita. E il contesto in cui la si incontra.

Perche le immagini ambigue coinvolgono di piu?

Perche richiedono elaborazione attiva: il piacere estetico e legato al processo di attribuzione di senso, non solo al risultato.

Dalle opere si capisce la psiche di chi le ha fatte?

No: le diagnosi retrospettive a partire dalle produzioni artistiche non hanno fondamento tecnico, e gli strumenti proiettivi hanno validita limitata.

La teoria degli archetipi non ha conferma empirica, e la ricorrenza dei temi si spiega con condizioni condivise e diffusione culturale. Cio che sappiamo su come guardiamo l’arte e piu concreto: fluenza, familiarita, equilibrio fra ordine e novita, contesto. L’ambiguita coinvolge perche invita a produrre senso, e per questo non serve come strumento diagnostico, ne sull’osservatore ne sull’autore.
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