La felicità non è dove pensiamo
Da cosa è condizionata la felicità? Dall’età, dal sesso, dalla bellezza, dalla ricchezza, dalla salute, dalla cultura, dal quoziente intellettivo, dal lavoro, dalla fama, dalla posizione sociale? La risposta, sorprendente, è: nulla di tutto questo.
La felicità è uno stato mentale che tutti possiamo conseguire: basta volerlo. Eppure, c’è nell’essere umano una curiosa “vocazione a coltivare l’infelicità”, pur avendo la possibilità di godere di un profondo benessere. Di solito attribuiamo il nostro stato d’animo negativo a un insieme di fattori esterni. In realtà, siamo spesso noi stessi i veri responsabili dell’insoddisfazione che ci affligge: una situazione che, paradossalmente, tendiamo a difendere.
La trappola del “sarò felice quando…”
Uno degli errori più comuni è credere che, per essere felici, sia necessario raggiungere un traguardo o cambiare qualcosa nella vita. Ma questo è solo un rimedio temporaneo: dopo aver realizzato l’obiettivo, ci ritroviamo subito alla ricerca di nuovi difetti da correggere e nuove situazioni da risolvere “prima di poter essere felici”.
È il meccanismo del “sarò felice quando…”, che sposta continuamente la meta e non arriva mai. La felicità, così, resta un miraggio all’orizzonte. La verità è un’altra: la felicità non ha prezzo, non si può comprare, ma si può imparare.
La lezione della psicologia positiva
Non a caso, negli ultimi anni la psicologia positiva è entrata a pieno titolo nei programmi di moltissime università, tanto da meritare persino la copertina di autorevoli riviste. Studia proprio ciò che rende la vita degna di essere vissuta, e affronta temi come:
- ottimismo, autostima e fiducia in se stessi;
- creatività ed empatia;
- senso dell’umorismo;
- gratitudine, semplicità e umanità.
Cosa ci impedisce, allora, di cogliere questo sentimento positivo? Spesso sono i nostri costrutti mentali, le abitudini e i “percorsi obbligati” che ci condizionano, impedendo alla felicità di manifestarsi in pienezza. La felicità non è un privilegio di pochi eletti: è uno stato d’animo che dipende dai nostri procedimenti mentali e dall’uso che ne facciamo.
Imparare a vivere bene
Il primo passo è antichissimo e semplice: cambiare ciò che è possibile cambiare, accettare il resto e scegliere di gioire del bicchiere mezzo pieno, anziché continuare a piangere sull’abituale bicchiere mezzo vuoto. La felicità, insomma, non è un punto di arrivo, ma il frutto di un vero e proprio apprendimento del vivere bene.
Questo apprendimento passa da alcune capacità che si possono coltivare:
- accettarsi e amarsi senza condizioni, imparando ad accogliere i propri limiti;
- scegliere situazioni gratificanti ed essere ottimisti, sapendo vedere il meglio delle cose;
- lasciare spazio alle proprie emozioni e curare la comunicazione con sé e con gli altri;
- saper accogliere e vivere i cambiamenti;
- proteggersi dalle paure, reali o immaginarie, e dalle denigrazioni proprie e altrui.
Ma soprattutto (ed è forse il segreto più prezioso) la felicità nasce da una decisione di gioia incrollabile e prioritaria, da rinnovare ogni giorno. Non un evento che ci capita, ma una scelta che facciamo. Ed è per questo che, davvero, anche tu puoi essere felice.
Domande frequenti
La felicità dipende da fattori esterni come la ricchezza?
No. La felicità non dipende da età, bellezza, ricchezza, salute o posizione sociale, ma è uno stato mentale legato ai nostri procedimenti interiori. Spesso attribuiamo l’infelicità a fattori esterni, mentre siamo noi i principali responsabili del nostro stato d’animo.
Cos’è la trappola del “sarò felice quando…”?
È l’errore di credere che la felicità arrivi solo dopo aver raggiunto un traguardo. Ma una volta ottenuto l’obiettivo, cerchiamo subito qualcos’altro da correggere: la meta si sposta continuamente e non arriva mai. La felicità va vissuta nel presente, non rimandata.
Cosa dice la psicologia positiva sulla felicità?
Che la felicità si può imparare. Studia ciò che rende la vita degna di essere vissuta (ottimismo, autostima, creatività, empatia, gratitudine, senso dell’umorismo) e mostra che il benessere dipende in gran parte dai nostri costrutti mentali e dall’uso che ne facciamo.
Come si può imparare a essere felici?
Cambiando ciò che è possibile cambiare, accettando il resto e coltivando capacità come amarsi senza condizioni, essere ottimisti, dare spazio alle emozioni e accogliere i cambiamenti. Soprattutto, rinnovando ogni giorno una consapevole “decisione di gioia”.
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