Felicità! Ecco qualcosa che tutti desideriamo ma che pochi riescono a raggiungere.
Da cosa è condizionata? Forse dall’età, dal sesso, dalla bellezza, dalla ricchezza, dalla salute, dalla cultura, dal quoziente intellettivo, dalla libertà dal lavoro, dalla fama, dalla posizione sociale….?
Nulla di tutto questo.
La felicità è uno stato mentale che noi tutti possiamo conseguire, basta volerlo.
Esiste nell’uomo l’insana vocazione a coltivare l’infelicità, pur avendo la possibilità di godere un profondo benessere.
Di solito imputiamo lo stato d’animo negativo ad un insieme di fattori esterni; in realtà siamo noi stessi i veri responsabili dell’insoddisfazione che ci affligge, situazione che difendiamo strenuamente
Infatti crediamo che per un approccio alla felicità, sia necessario conseguire un traguardo, cambiare qualcosa nella vita. Ma questo o quello è solo un rimedio temporaneo giacché in ogni caso, dopo aver realizzato l’obiettivo, siamo di nuovo alla ricerca di difetti da correggere e situazioni da risolvere prima di poter essere felici.
“La felicità non ha prezzo, non si può comprare. La felicità, però, si può imparare.”
Sarebbe questa la felicità autentica cui il settimanale ´Time´ ha dedicato una copertina.
Negli ultimi anni, oltre 100 campus statunitensi hanno spalancato le loro porte alla psicologia positiva, ammessa a pieni voti, con tanto di bacio accademico, tra i programmi curricolari. .
Ottimismo, autostima, creatività, empatia, senso dell´umorismo; e ancora: gratitudine, semplicità, umanità. …..Sono solo alcuni dei temi affrontati in aula.
Cosa ci impedisce di cogliere questo sentimento positivo permanente?
Sono i nostri costrutti mentali, le nostre abitudini e percorsi obbligati che ci condizionano, impedendo alla felicità di manifestarsi in tutta la sua pienezza.
Non è vero cioè che sia un privilegio di pochi eletti; la felicità è uno stato d’animo, una condizione dell’essere, uno stato permanente del cervello; dipende dai nostri procedimenti mentali e dall’uso che ne facciamo.
Riusciamo ad essere felici nel momento in cui decidiamo di cambiare ciò che è possibile cambiare, quindi accettare il resto e decidere di gioire del bicchiere mezzo pieno anziché continuare a piangere sul nostro abituale misero bicchiere eternamente mezzo vuoto!
La felicità cioè non è un punto di arrivo bensì scaturisce da un vero e proprio apprendimento del vivere bene dove non basta imparare a tollerare il dolore ma occorre abituarsi ad accettarsi, amarsi senza condizioni, scegliere situazioni gratificanti, essere ottimisti, saper vedere il meglio delle cose, avere fiducia in se stessi, lasciare spazio alle proprie emozioni, avere una comunicazione adeguata con se stessi e con gli altri, essere capaci di accogliere e vivere i cambiamenti, imparare ad accettare i propri limiti, proteggersi dalle paure reali o immaginarie, dalle nostre e altrui denigrazioni…ma innanzitutto da una incrollabile, inderogabile, prioritaria decisione di gioia, da rinnovare ogni giorno.
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