A Parigi: spazio e tempo per approfondire la conoscenza dell’Art hors-normes del Bel Paese. Seguitemi.
Al Louvre: “La “Sainte Anne”, l’ultime chef-d’œuvre de Léonard de Vinci” (Eseguito tra il 1503 ed il 1519. Rimasto incompiuto. Restaurato da Cinzia Pasquale). Sponsor unico della Mostra-evento: Salvatore Ferragamo Group. Il Museo – per la prima volta – ha concesso il http:\\/\\/psicolab.neta-osta ad un defilé. Il prossimo 12 giugno, la stessa Maison italiana, nell’ala Denon, in 120 metri di passerella, presenterà la collezione Resort 2012, disegnata da Massimiliano Giornetti.
- Al Musée Maillol – per la prima volta in Francia -: “Artemisia 1593/1654 Pouvoir, glorie et passions d’une femme peintre”.
- Al Musée d’Orsay: “Degas et le nu”. Al Centre Pompidou: “Matisse. Paires et séries”.
- Al Grand Palais: “Helmut Newton”. Il secondo fotografo, dopo Man Ray, a beneficiare di una retrospettiva nella prestigiosa location. All’Espace Culturel Louis Vuitton: “Autobiographies”.
Queste sono solo alcune delle Esposizioni in corso, nel paniere della primavera 2012 di Parigi.
Ai rispettivi siti web istituzionali si possono trovare i primi “assaggi” di visite, in quella che è definita Art Culturel, in periodi storici diversi. Di norma, l’Art Culturel – l’arte colta, omologata dalla Cultura con la “C” maiuscola – si distingue dall’Art Brut. Quest’ultimo termine è stato introdotto, per la prima volta, nel 1945, da Jean Dubuffet. Meglio precisato, dalla stesso, nel 1949, in “L’Art brut préféré aux arts culturels”. Nella storica sede parigina – l’hôtel particulier al 137, rue de Sèvres – la Fondazione Dubuffet apre le porte al pubblico per permettere di conoscere, da vicino, l’attività dell’artista, nel contempo, collezionista di quell’Arte prodotta da persone semplici, senza preparazione tecnica, accademica, rinchiuse in ospedali psichiatrici, carceri; o visionarie medianiche; od eccentriche autodidatte.
Oltre confine, a Londra, presso Waddington Custot Galleries si sta per svolgere: “Late Paintings by Jean Dubuffet (1975-1982)”. Navighiamo fra le pagine virtuali e quelle su supporto cartaceo. Approfondiamo fra i cataloghi dedicati all’artista Dubuffet ed i volumi: “Art Brut– L’instict créateur”, di Laurent Danchin; “L’Art outsider–Art brut et création hors normes au XXe siécle”, di Colin Rhodes e “L’art brut”, di Lucienne Peiry. Troviamo, puntualmente citati, artisti ed opere italiani. Parigi, la Ville Lumière, ci facilita la ricerca. Sino al 6 gennaio 2013, “Banditi dell’arte” – la prima Esposizione consacrata ad una panoramica della creazione hors-normes del Bel Paese – sarà ospitata all’Halle Saint Pierre, ai piedi della Butte-Montmartre. Curatori: Gustavo Giacosa (Direttore artistico ContemporArt–Ospitale d’Arte Villa Piaggio, Genova (I)) e Martine Lusardy (Direttrice Halle Saint Pierre, Parigi (F)).
Banditi come coloro che agiscono ai margini della società, isolati, nell’ombra. Banditi come messi al bando, allontanati. Precisazioni che ho raccolto non solo in un video youtube/Intervista a Giacosa, del 3 aprile scorso, ma anche all’apertura della Mostra, quando, la stessa, si è arricchita e completata con lo speciale Festival du film “I banditi dell’arte font leur cinéma”, nei giorni 24 e 25 marzo. Programmazione di Pierre-Jean Wurtz (Association Hors-Champ, Nizza (F)) e Denis Lavaud. Questi, all’Auditorium dell’Halle Saint Pierre – in team con Lucienne Peiry (Collection de l’Art Brut, Losanna (CH)); Gustavo Giacosa e diversi ospiti fra registi; collezionisti (Caroline Bourbonnais/La Fabuloserie, Dicy (F); Martine et Pierre-Louis Boudra/Association Geppetto/Musée “Les Amoureus d’Angélique”, Carla-Bayle (F)) – hanno offerto l’opportunità di approfondire la conoscenza dell’attività artistica di Filippo Bentivegna; Fernando Oreste Nannetti; Giovanni Battista Podestà; Joseph (Giuseppe) Barbiero; Pietro Ghizzardi; Luigi Buffo; Giovanni Bosco; Artisti dell’Associazione “La Nuova Tinaia”; Franco Bellucci; Luigi Lineri; Marcello Cammi; Bonaria Manca.
La Mostra, in due sezioni, al piano terra, dà spazio e voce anche ad Anonimi della Collezione del Museo di Antropologia ed etnografia di Torino; della Collezione Lombroso; alla raccolta dell’Ospedale psichiatrico San Lazzaro, di Reggio Emilia; ad Eugenio Lenzi; Carlo Zinelli; Luigi Sapretti; Andrea Oderda; Nello Ponzi; Francesco Toris; Gaetano Gambino; Salvatore Bentivegna; Alessandro Masia; Federico Saracini; Rosario Lattuca. Saliti, al primo piano, sono 8 porte di Francesco Nardi che accolgono i visitatori. Si trovano, poi, alcune delle opere di artisti degli Ateliers “La Nuova Tinaia” di Firenze; La Manica Lunga, di Sospiro, Cremona; Blue Cammello, di Livorno. Vi sono anche fotografie che portano a Colombara, nelle Marche, al “Mappamondo della pace”, di Orfeo Bartolucci; a Manarola, in Liguria, al “Presepe ecologico”, di Mario Andreoli; a San Sperate, in Sardegna, al “Giardino fantastico”, di Fiorenzo Pilia; a Casarza Ligure, al “Parco delle bombosculture”, di Angelo Stagnaro; a Guagnano, in Puglia, all’”Eremo di Vincent”, di Vincent Brunetti; a Castiglione d’Adda, Lombardia, al “Giardino di sculture”, di Giulio Rancilio; a Gambassi Terme, Toscana, alle “Grotte” di Maurizio Becherini.
Alle pareti: sculture di legno; disegni; assemblaggi di oggetti; collezioni di sassi raccolti al bordo del fiume Adige; stoffe lavorate e ricamate da Melina Riccio. Riannodo con i cappelli di paglia di un Anonimo della Collezione del Museo Antropologico di Torino; con gli abiti e calzature realizzati da Andrea Oderda; con il film “La Sérénité sans carburant” (Bonaria Manca) di Marie Famulicki, 2004, 52’. In espositori: sculture di pietra calcarea ed i quaderni di Tarcisio Merati.
Mi pare di riconoscere, appena più in là, i corpi di donna, nudi, disegni, tecnica mista, di Giovanni Galli, dell’Atelier Centro di Attività Espressive La Tinaia; i tir ed i trattori, pastelli ad olio, di Fausto Badari, dell’Atelier La Manica Lunga-officina creativa. Sì, proprio quelli che da ArtistInMostra–Fiera di Creatori d’Arte Contemporanea, edizione 2012, in Parma (I), mi hanno condotto a Parigi. Nel catalogo della Manifestazione fieristica emiliana, si trovano pagine dedicate alla speciale sezione. Titolo: “L’Arte Irregolare. Cenni sulle origini, i luoghi, i protagonisti”, a firma Cristina Calicelli.
Seguendo l’ordine cronologico, in una nota, la precisazione: da Art Brut definita da Jean Dubuffet, ad Outsider Art, classificata, nel 1972, da Roger Cardinal, ad Arte Irregolare, introdotta da Bianca Tosatti. Mi immergo, così, nella lettura di “Figure dell’Anima Arte irregolare in Europa”: catalogo della Mostra tenutasi a Pavia ed a Genova, nel 1998. Mi soffermo sul video Rai Edu, Magazzini Einstein, on line, del 3 novembre 2011: “Art Brut: un patrimonio da salvare”/“Art Brut. Arte oltre la ragione”, regia Diego Magini. Ritrovo i contributi di alcuni artisti dell’Atelier “Alce in rosso”, dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova (I)).
Sulla mia scrivania, accanto al volume “Arte e Psichiatria Uno sguardo sottile”, di Giorgio Bedoni-Bianca Tosatti: il catalogo “PaesaggidAnima Dialogo e sintesi creativa fra Silvana Crescini e otto artisti outsider”. L’arte- terapia sfocia in maieutica. Il volume “Follia gentile: dal manicomio alla salute mentale”, a cura di Cinzia Migani, Giuseppina Nosè, Giordano Cavallari ed il catalogo della Mostra “Follia gentile: 2007, Mantova, Palazzo della Ragione”/RintracciArti 2007-Diritti in cerca di identità, attendono un prossimo aggiornamento, da raccogliere “sul campo”, vigente, ora, la legge 17 febbraio 2012, n. 9. Entro il 1 febbraio 2013, infatti, ex art. 3-ter “Disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”, si avrà la chiusura dei sei O.P.G. italiani. Non si sono modificati i Codici Penale e di Procedura Penale. Rimane l’attesa per poter conoscere del futuro dell’Atelier Libera Creatività Espressiva – Ricerca, Organizzazione, Sviluppo, Studio, Opere (Acronimo: Alce in rosso), condotto da Silvana Crescini, in Castiglione delle Stiviere.
Il video Rai Edu “Art Brut: un patrimonio da salvare” non dimentica Antonio Ligabue. Artista fra i protagonisti nel libro “Naïfs?”, 1973, di Renzo Margonari. Sfogliandolo trovo anche Pietro Ghizzardi. Egli è nel catalogo della Mostra 2011-2012 “Naïf mantovani”, Museo d’Arte Moderna, MAM, Gazoldo degli Ippoliti (Mantova (I))-Museo Nazionale delle Arti Naïves, Luzzara (Reggio Emilia (I)) e, nel contempo, con undici suoi quadri, a chiudere la sezione storica di “Banditi dell’arte”. All’Auditorium dell’Halle Saint Pierre, il 24 marzo, è stata letta da Gustavo Giacosa, in lingua francese, su richiesta dei parenti dell’artista, la nota di Cesare Zavattini “Anch’io ricordo ancora”, a pagina V, del libro-autobiografia “Mi richordo anchora”, di Pietro Ghizzardi, 1976, Einaudi Editore. Un momento per introdurre al film-documentario “Pittore Contadino” (Pietro Ghizzardi), di Michele Gandin, 1963, 10’. L’autobiografia di Ghizzardi si completa con il suo “A Lilla: quattro pietre immortalate”, del 1980. Come Zavattini nella nota, anche Ghizzardi, in quest’ultimo libro, scrive di sé: pittore naïf. Egli pare, però, lontano, distaccato da quella stessa definizione che, sicuramente, gli ha permesso di essere riconosciuto artista oltre il perimetro di casa, anche fuori Paese. I suoi cartoni, dipinti fronte/retro, sono quelli di un autodidatta che ritrae soprattutto donne con seni nudi. Opere che, a pieno titolo, arricchiscono “Banditi dell’arte”. Ritratti che sono stati a pochi passi dal Centre Pompidou, alla Galerie Christian Berst Art Brut. L’occasione? L’esposizione “Pietro Ghizzardi charbons ardents” (Parigi, 14 ottobre>19 novembre 2011). Il Catalogo, in italiano-inglese-francese, con prefazione di Dino Menozzi, è sfogliabile on-line, free, all’url della stessa Galleria.
Leggo di Pietro Ghizzardi scrittore, a pag. 269-274, ne “Il romanzo e la realtà. Cronaca degli ultimi sessant’anni di narrativa italiana”, di Angelo Guglielmi” e l’intervento di Paolo Nori, nella quarta di copertina di “Vite sbobinate e altre vite”, di Alfredo Gianolio e mi ritrovo molto critica. Passo oltre e noto che Gianolio, in questa edizione, dopo lo spazio dedicato a Pietro Ghizzardi con “La fine del mondo”, ha inserito Maria Pia Dallasta con “Lo sguardo del desiderio”: il contributo importante di un’artista che è stata modella per alcuni ritratti di Ghizzardi.
“Gli uomini come Ligabue e Ghizzardi diventano pittori perché desiderano ardentemente rompere l’isolamento sociale in cui li imprigiona la condizione di emarginati. Vogliono esprimere, farsi udire, intervenire, ma manca loro la parola. Per questo in ogni quadro c’è una lunga storia, spesso sommariamente espressa e involontariamente poetica (…)” (Renzo Margonari, in “Pietro Ghizzardi”, Esposizioni, Mantova, Loggia di Giulio Romano, 1978). Ghizzardi non è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico, né in carcere; non è stato un visionario medianico, ma – secondo la stessa definizione data da Alain Bourbonnais ai creatori collezionati nella sua “La Fabuloserie” – è stato sicuramente un artista hors-normes. Per una conoscenza a 360°, inizierò con gli apporti che si trovano in “Pietro Ghizzardi, inediti artistici 1954-1985”, a cura di Vittorio Erlindo e “Pietro Ghizzardi inediti letterari”, a cura di Giovanni Negri, Renzo Pivetti Editore.
Ma, questo, sarà l’inizio di un altro viaggio.
Per info ed approfondimenti:
hallesaintpierre.org
dubuffetfondation.com
artbrut.ch
fabuloserie.com
arte.rai.it