Intervista a Massimo Polidoro

Dopo aver eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”, diceva Sherlock Holmes. Questo potrebbe essere il motto di chi vuole fare ricerca nel settore delle pseudoscienze e del paranormale.
Esistono mondi che hanno sempre affascinato gli essere umani: sogni, creature misteriose, delle facoltà percettive extrasensoriali. Ma l’elenco potrebbe anche non finire.
Fino al Medio Evo molte di queste attività venivano guardate con sospetto e chi “possedeva” particolari facoltà faceva spesso una brutta fine: i roghi di streghe sono solo l’esempio più eclatante giunto fino ai giorni nostri.
Nell’epoca dei lumi e con il nascere della scienza in senso cartesiano, è nato anche l’interesse per tutti quei fenomeni occulti frequentemente associati all’operato di forze demoniache.
Chi fa ricerca in questo settore può avere un approccio sostanzialmente riconducibile a due orientamenti: romantico o scientifico. Le due modalità investigative non sono necessariamente autoescludentisi e una non è per forza superiore o migliore dell’altra. Sono due modi di accostarsi al mondo per ottenere determinate risposte.
Eysenck, psicologo tedesco noto per il suo approccio rigorosamente scientifico e con una forte componente matematico-statistica, ha spesso criticato la psicoanalisi freudiana, considerandola una pseudoscienza, ma non ha mai attaccato direttamente il sistema junghiano, considerando Jung un mistico, un filosofo, un poeta, ma non uno scienziato nel senso stretto della parola.
Lo psichiatra inglese R. D. Laing invece è uno dei pochi scienziati che con la sua opera “Nodi”, è stato in grado di cogliere ed integrare il metodo scientifico con un approccio esistenzialista e poetico. Ma questi casi rappresentano l’eccezione alla regola.
Esiste quindi un approccio poetico ed uno razionale (Luria). L’approccio poetico spinge a vedere il mondo e le cose in base al proprio stato d’animo, alle proprie percezioni interiori. Di qui un interesse non pragmatico e non scientifico alle cose della vita e anche ai fatti considerati paranormali. Esistono i fantasmi? Sì. Esiste la telepatia? Sì. Chi crede, crede per fede e non si basa sui dati. Il romanticismo ha a che fare con la fede in qualcosa e non con le prove della sua effettiva realtà.
Massimo Polidoro è Segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale). È direttore della rivista Scienza & Paranormale; dal 1996 è responsabile europeo della James Randi Educational Foundation; è consulente per Superquark e inoltre è docente di “Metodo scientifico, Pseudoscienze e Psicologia dell’insolito” presso l’università Bicocca di Milano. Autore di numerosi saggi, ha esordito con grande successo anche nella narrativa.

1) Laureato in psicologia a Padova, con un indirizzo clinico? Se sì come mai l’interesse per l’”insolito” e la psicologia dell’insolito?
Non ho seguito un indirizzo clinico, ma sociale. E se devo essere sincero, non ho mai pensato dopo la laurea di lavorare come  psicologo. Avevo deciso prima ancora di iscrivermi all’universita’  che il mio mestiere sarebbe stato quello di studiare e indagare  presunti misteri e ritenevo che una laurea in psicologia mi avrebbe  potuto fornire la formazione piu’ adeguata. Non a caso, l’unico  ordine professionale a cui sono iscritto e’ quello dei giornalisti e  non degli psicologi.

2) Lei si sente un pioniere in questo ramo della psicologia?
No, direi che piuttosto contribuisco a divulgare questi argomenti in Italia, mentre nei paesi anglosassoni l’Anomalistic Psychology e’ una  materia riconosciuta.

3) Quali potenzialità future ha la psicologia dell’insolito?
Potrebbe sicuramente averne, visto che si occupa di argomenti che  interessano e incuriosiscono tutti quanti, ma a parte il mio corso  non mi sembra ci sia da parte dell’Accademia in genere un’interesse a  sviluppare in maniera sistematica questi temi. Speriamo che le cose  cambino presto.

4) La sua attività la porta spesso a scontrarsi con persone in  malafede  che approfittano della parola “mistero” per lucrare?
Certo, imbroglioni e truffatori sono all’ordine del giorno. Ma  incontro piu’ spesso (anche perche’ i ciarlatani stanno alla larga)  persone che in buona fede ritengono di possedere facolta’  paranormali, e poi in genere si scopre che erano in errore o perche’  non si erano mai sottoposti a nessuna seria verifica, oppure perche’  illudevano se’ stessi.

5) Gli psicologi, specie quelli di orientamento psicoanalitico,  vengono  accusati di essere privi di metodo scientifico. Lei che metodologia  usa,  visto che nel suo campo la metodologia è alla base della credibilità  degli studi?
Alla base del mio lavoro, come di quello del CICAP, il Comitato  italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, di cui  sono Segretario nazionale, non ci puo’ essere altro che il Metodo  Scientifico. Ipotesi, teorie e interpretazioni vengono solo dopo che  empiricamente si sia dimostrata o meno l’esistenza di un fenomeno  insolito.

6) Cosa rappresenta per lei il libro “Il sesto senso”?
E’ un volume con cui ho cercato di raccontare la psicologia dell’insolito al pubblico italiano, raccogliendo tante esperienze insolite che capitano o possono capitare a ciascuno di noi e Spiegando che cosa le provoca in realta’ e come mai siamo spesso pronti a interpretarle come paranormali o, comunque, ’’inspiegabili’’.

7) Com’è il suo rapporto professionale con James Randi?
Il migliore che ci possa essere. Ho avuto la fortuna di studiare con lui per due anni negli Stati Uniti – e questo prima ancora di iscrivermi all’Universita’ – e da allora non abbiamo mai smesso di vederci e sentirci: sul piano personale e’ quasi un secondo padre per me.

8) Anche lo psichiatra e psicologo analitico C.G. Jung si è interessato molto ai fenomeni paranormali. Cosa ne pensa? E, se lo ha letto, cosa ne pensa del suo scritto sulla “sincronicità”?
Ecco, diciamo che Jung era molto lontano dalla verifica empirica e scientifica che invece cerchiamo di ottenere noi. Per lui, un’interpretazione suggestiva, anche se soggettiva, era sufficiente a ’’dimostrare’’ la realta’ di un fenomeno: per noi invece non puo’
bastare.

9) Indagare l’insolito è un po’ come indagare l’inconscio? Che differenza c’è tra il suo lavoro e quello fatto un secolo fa da Freud e seguaci?
Come ripeto, noi non vogliamo dare una spiegazione opinabile o soggettiva per un fatto insolito o misterioso: a noi interessa capire che cosa, oggettivamente, l’ha provocato. Di solito ci riusciamo e cerchiamo di ottenere una risposta che sia univoca, ripetibile e verificabile da chiunque.

10) Nel suo libro “i grandi gialli della storia”, parla di Jack lo Squartatore. 5 omicidi e migliaia di libri scritti su questo personaggio. Perché?
Forse perche’ e’ stato il primo caso di assassino ’’mediatico’’, di una persona, cioe’, che e’ stata capace di sfruttare i giornali a suo vantaggio. Per quanto raccapriccianti, delitti come i suoi – o peggiori – se ne sono visti tanto prima che dopo. Se lui e’ riuscito a restare una figura quasi ’’mitologica’’ si deve dunque a questo, ma anche al fatto che la sua identita’ (nonostante i tanti tentativi di scoprirla fatti negli ultimi cento e passa anni) resta a tutt’oggi un mistero.

11) Ha esordito nella narrativa. Come lei anche altri psicologi si sono dedicati in passato alla narrativa. Mi sa dire il perché?
Posso rispondere solo per me. Dopo avere scritto oltre 20 libri di saggistica, in cui mi sono occupato di tanti misteri ed enigmi del passato, sentivo il bisogno di raccontare in modo diverso una vicenda, che pur incastrata in fatti storici realmente accaduti, era frutto unicamente della mia fantasia. Ma non e’ stato un incidente, oltre che sul prossimo lavoro di saggistica, infatti, sto gia’ scrivendo anche il prossimo romanzo.

12) Crede che ci sia spazio per esercitare la professione di psicologo clinico in Italia?
Come dicevo, quello dello psicologo clinico non e’ il mio mestiere, tuttavia ne conosco tantissimi che questa professione la praticano, tanto in ospedale quanto privatamente.

13) Ma esiste la professione di psicologo? Nel senso che uno fa l’avvocato e più o meno si sa cosa fa. Ma lo psicologo? Dal selezionatore a chi indaga il mistero. Lo spettro del lavoro è ampio, forse come in nessuna altra professione.
Vero. D’altra parte, lo studio della mente e del comportamento umano e’ un argomento talmente vasto che non sarebbe possibile fare altrimenti. Dunque, e’ necessario che ci sia chi ne studia il funzionamento fisiologico, chi il comportamento sociale, chi fa esperimenti in laboratorio, chi si occupa di selezione e formazione del personale, chi aiuta la polizia nelle indagini, chi lavora in ospedale… E in tutto questo, c’e’ spazio anche per chi, come me, desidera capire come mai la nostre mente e’ spesso portata a trarre conclusioni infondate, vedendo misteri dove magari non ce ne sono.

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