Psicodiagnostica e Test

Un Caso di Lutto – parte I

Dopo un lutto, gli adulti tendono a proteggere i bambini escludendoli. È la risposta più comune e quella con le conseguenze peggiori, perché ciò che il bambino non capisce lo ricostruisce da solo, e quasi sempre peggio. Articolo divulgativo, non contiene ne riporta casi clinici. Se un bambino mostra sofferenza persistente dopo una perdita: Telefono […]

Psicolab — Un Caso di Lutto – parte I
Dopo un lutto, gli adulti tendono a proteggere i bambini escludendoli. È la risposta più comune e quella con le conseguenze peggiori, perché ciò che il bambino non capisce lo ricostruisce da solo, e quasi sempre peggio.
Articolo divulgativo, non contiene ne riporta casi clinici. Se un bambino mostra sofferenza persistente dopo una perdita: Telefono Azzurro 19696, emergenze 112. I servizi di neuropsichiatria infantile sono il riferimento.

Come i bambini comprendono la morte

La comprensione si costruisce per componenti, e conoscerle indica cosa dire.

L’irreversibilità: che chi è morto non torna. Prima che sia acquisita, il bambino può chiedere ripetutamente quando la persona tornerà, e non è negazione: è la domanda che gli risulta sensata.

La non funzionalità: che il corpo ha smesso di funzionare, quindi non prova freddo, fame o paura.

L’universalità: che riguarda tutti, inclusi sé stessi e le persone care. È la componente che genera più ansia quando viene acquisita.

E la causalità: che la morte ha cause fisiche. La sua assenza è il punto critico, perché apre alle spiegazioni magiche.

Va detto ciò che ne consegue: prima che la causalità sia compresa, i bambini attribuiscono spesso a sé stessi la responsabilità dell’accaduto, per un pensiero, un litigio, un desiderio espresso. Il senso di colpa infantile dopo un lutto è documentato e quasi mai spontaneamente riferito.

Cosa non aiuta

Alcune formule diffuse producono danni prevedibili.

Gli eufemismi: «è partito», «si è addormentato», «l’abbiamo perso». Vengono presi alla lettera e producono paura del sonno, dei viaggi, o l’attesa di un ritorno.

L’esclusione dai riti e dalle conversazioni: il bambino percepisce comunque che è successo qualcosa, e senza informazioni riempie i vuoti con ipotesi peggiori dei fatti.

Le bugie, anche piccole: quando emergono (e emergono) minano la fiducia proprio in chi dovrebbe essere il punto di riferimento.

Il silenzio prolungato sulla persona morta, che comunica che il tema è proibito.

E l’attesa di reazioni adulte: i bambini alternano dolore intenso e gioco, e questo non significa che non abbiano capito. È il loro modo di dosare l’esperienza.

Cosa aiuta

  • Parole concrete e vere, adeguate all’età: dire che è morto, spiegare la causa in termini comprensibili, chiarire che non tornerà.
  • Dire esplicitamente che non è colpa sua, anche se non l’ha chiesto: è l’informazione che più spesso manca.
  • Rispondere alle domande quando arrivano, anche se ripetute: la ripetizione è il modo in cui si elabora.
  • Offrire la partecipazione ai riti senza imporla, spiegando prima cosa accadrà.
  • Mantenere le routine, che sono la principale fonte di sicurezza in una fase in cui tutto è cambiato.
  • Continuare a nominare la persona morta, che consente al bambino di fare altrettanto.
  • E mostrare il proprio dolore senza esserne travolti davanti a lui: vedere che si può stare male ed essere ancora presenti è ciò che insegna che il dolore è sopportabile.

Quando serve un aiuto professionale

La grande maggioranza dei bambini attraversa un lutto senza sviluppare un quadro clinico, e il fattore protettivo più solido è la presenza di un adulto disponibile e stabile.

Va segnalato ciò che merita attenzione: sintomi che persistono per mesi senza attenuarsi, regressioni prolungate, ritiro dal gioco e dai coetanei, calo marcato del rendimento, disturbi del sonno persistenti, o l’espressione di desideri di raggiungere la persona morta.

Va aggiunto che è stata riconosciuta una forma di lutto prolungato, con criteri di durata e compromissione, per la quale esistono trattamenti specifici. Riconoscerla evita di attendere che passi da sé quando non sta passando.

E un elemento che riguarda gli adulti: il fattore che più incide sull’adattamento del bambino è il funzionamento del genitore superstite. Occuparsi del proprio lutto non toglie tempo al figlio: è la parte più efficace di ciò che si può fare per lui.

Domande frequenti

Si puo dire a un bambino che qualcuno e morto?

Si, ed e preferibile: gli eufemismi vengono presi alla lettera e producono paure specifiche o l’attesa di un ritorno.

Perche i bambini si sentono in colpa?

Perche prima di comprendere la causalita fisica attribuiscono l’accaduto a un proprio pensiero o comportamento. Va detto esplicitamente che non e colpa loro.

E normale che giochi poco dopo?

Si: i bambini alternano dolore intenso e gioco, e questo non significa che non abbiano capito.

Quando chiedere aiuto?

Se i sintomi persistono per mesi senza attenuarsi, con ritiro, regressioni prolungate o desideri di raggiungere la persona morta.

I bambini comprendono la morte per componenti, e finche manca la causalita tendono ad attribuirsi la colpa: dirlo esplicitamente e la cosa piu utile. Eufemismi, esclusione e bugie producono danni prevedibili, mentre aiutano parole concrete, routine mantenute e la possibilita di nominare chi e morto. La maggioranza non sviluppa un quadro clinico, e il fattore protettivo maggiore e un adulto disponibile.
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