Perché le abitudini resistono
Colpisce che gli esseri umani ripetano azioni controproducenti anziché modificare comportamento o punto di vista. La spiegazione proposta è che quelle abitudini soddisfino un bisogno: in questo senso vengono definite “ecologiche” rispetto al sistema che le ospita.
Il problema nasce quando portano con sé effetti collaterali, che prima o poi si manifestano e rendono evidente la necessità di un cambiamento.
Quando decidiamo di voltare pagina, però, non lottiamo solo contro un’abitudine sgradita: abbiamo a che fare con l’intero sistema all’interno del quale quel comportamento ha una funzione precisa.
È una delle ragioni per cui molti tentativi, dopo un successo iniziale, vengono riassorbiti dal sistema e non producono il risultato sperato.
Il punto di leva
Per superare il vecchio equilibrio e trovarne uno più soddisfacente servono tre elementi:
- identificare le connessioni rilevanti;
- individuare il punto esatto su cui fare leva;
- agire con il timing appropriato.
L’immagine della leva rimanda alla possibilità di spostare un macigno con uno sforzo minimo, a condizione di sapere come.
L’aneddoto del meccanico
Un meccanico viene chiamato per far ripartire il motore di una vecchia nave che nessuno riesce a riparare. Esamina la situazione, poi assesta una martellata in un punto preciso della caldaia: il motore riparte. La fattura è di 1.000 dollari, 1 per la martellata, 999 per aver saputo dove e quando darla.
La morale è trasferibile: il valore non sta nell’intensità dell’intervento, ma nella precisione con cui viene collocato.
Dove intervenire: le convinzioni
Il punto di leva si trova spesso a livello delle convinzioni e delle credenze personali.
Si tratta di idee talvolta molto radicate che ostacolano il cambiamento in tre modi: impediscono di vedere le soluzioni disponibili, limitano di fatto il potere di scelta e rendono invisibili alternative che sarebbero praticabili.
Le domande sistemiche
È qui che entrano in gioco le domande sistemiche: un tipo particolare di domande che aiutano a vedere dentro la complessità in cui si è immersi.
La loro funzione è spostare il punto di osservazione della persona e, per questa via, modificare alcune convinzioni che bloccano il processo di cambiamento.
Le caratteristiche
Secondo la formulazione di S. Radatz, le domande sistemiche:
- sono sempre aperte, mai chiuse (cioè con risposta sì/no);
- portano la persona a riflettere, anziché placare la curiosità di chi domanda;
- si focalizzano sul significato interno che la persona attribuisce a un evento, più che sul significato esterno con cui lo nomina;
- non suggeriscono mai una risposta;
- sono orientate alle soluzioni e non alla comprensione del problema;
- sono spesso delle contro-domande.
Vale la pena soffermarsi sul secondo punto, che distingue una domanda sistemica da una semplice richiesta di informazioni: chi la pone non sta raccogliendo dati, sta creando le condizioni perché l’altro veda qualcosa che prima non vedeva.
Alcune tipologie
Le principali categorie, con un esempio ciascuna:
- Orientate a obiettivi, soluzioni e risorse: «da cosa ti accorgi che il tuo obiettivo è stato raggiunto?»
- Comportamentali: «cosa fai tu per creare questa situazione?»
- Sulle differenze: «cosa hai fatto di diverso rispetto alle volte precedenti?»
- Dissociative: «come spiegherebbe la cosa una persona che osserva da fuori?»
- Paradossali: «come potresti fare a sprecare ancora altre occasioni?»
Ogni tipologia lavora su un meccanismo diverso. Le comportamentali restituiscono alla persona un ruolo attivo in ciò che descrive come subito; quelle sulle differenze cercano le eccezioni, cioè le volte in cui il problema non si è presentato; le dissociative introducono una prospettiva esterna; le paradossali usano l’estremizzazione per rendere visibile un meccanismo.
A cosa servono
In un processo di coaching, queste domande vengono usate per aiutare la persona ad arricchire la propria “mappa del mondo” e ad ampliare così la gamma delle possibilità a disposizione.
È una formulazione che chiarisce l’obiettivo: non fornire una soluzione dall’esterno, ma allargare il campo entro cui la persona può cercarla.
Domande frequenti
Perché è così difficile cambiare un’abitudine?
Perché l’abitudine soddisfa un bisogno e mantiene in equilibrio il sistema di cui fa parte. Cambiarla significa agire non su un comportamento isolato ma sull’intero sistema, che tende a riassorbire i tentativi dopo un successo iniziale.
Cosa sono le domande sistemiche?
Domande aperte, orientate alle soluzioni, che spostano il punto di osservazione della persona e agiscono sulle convinzioni che ostacolano il cambiamento. Non suggeriscono risposte e non servono a soddisfare la curiosità di chi le pone.
Che differenza c’è rispetto a una normale domanda?
Una domanda ordinaria raccoglie informazioni; una domanda sistemica crea le condizioni perché la persona veda qualcosa che prima non vedeva. Si focalizza sul significato interno attribuito a un evento, non sull’etichetta con cui lo si nomina.
Cosa significa “fare leva” nel cambiamento?
Individuare il punto preciso e il momento giusto in cui un intervento minimo produce un effetto ampio. Il punto di leva si colloca spesso a livello delle convinzioni personali più radicate.