Psicologia del Lavoro e Organizzazioni

Obiettivi ben Formati o S.M.A.R.T.

Un sogno è un obiettivo senza scadenza. È la formula più efficace per capire cosa distingue un desiderio da un obiettivo, e perché il criterio della data non sia un dettaglio organizzativo ma la differenza sostanziale tra i due. Articolo divulgativo. Alcuni riferimenti provengono dall’ambito della programmazione neuro-linguistica, priva di validazione scientifica; i criteri operativi […]

Psicolab — Obiettivi ben Formati o S.M.A.R.T.
Un sogno è un obiettivo senza scadenza. È la formula più efficace per capire cosa distingue un desiderio da un obiettivo, e perché il criterio della data non sia un dettaglio organizzativo ma la differenza sostanziale tra i due.
Articolo divulgativo. Alcuni riferimenti provengono dall’ambito della programmazione neuro-linguistica, priva di validazione scientifica; i criteri operativi qui esposti hanno però riscontri autonomi nella ricerca sulla definizione degli obiettivi. Gli esempi relativi al peso corporeo sono ripresi dal testo originale: qualunque obiettivo riguardante l’alimentazione andrebbe definito con un professionista sanitario e mai su base estetica.

Formulazione positiva e specifica

Il primo criterio riguarda la forma linguistica.

Un obiettivo va formulato in positivo, non come negazione. La ragione proposta è che per «non pensare a un gatto nero» occorre prima immaginarlo e poi tentare di cancellarlo.

Al di là della formulazione, l’osservazione ha un fondamento pratico: un obiettivo espresso come allontanamento da qualcosa mantiene l’attenzione sul problema anziché sulla soluzione. Dire cosa si vuole ottenere obbliga a prefigurarlo, e senza prefigurazione non c’è direzione.

Il problema della genericità

«Voglio stare meglio» è troppo vago. Meglio come: fisicamente, psicologicamente? Quanto? In quale ambito?

La specificazione ha tre funzioni: determina l’obiettivo, facilita la sua rappresentazione mentale e permette di scomporlo in passi più accessibili.

Risultato, non processo

Un’osservazione acuta: «voglio dimagrire» descrive un processo, non un risultato, e un processo può verificarsi in misura irrilevante restando tecnicamente compiuto.

Occorre invece indicare con precisione cosa si vuole ottenere, in termini verificabili.

Motivante, ma non isolato

Un obiettivo troppo ordinario non genera slancio: aspettative scarse producono impegno scarso. Un traguardo che, una volta raggiunto, non cambia nulla difficilmente mobiliterà energie.

Il rischio opposto

Il testo segnala però anche l’errore contrario, meno discusso: zoomare troppo.

Concentrandosi su un particolare si rischia di perdere il contesto. Se l’obiettivo è ricucire un rapporto con un collega ma per farlo si trascura il proprio lavoro, si è persa di vista la situazione complessiva.

È un promemoria utile: un obiettivo non esiste da solo, ma dentro un sistema di altri impegni che continuano a valere.

Quando, dove, con chi

Tre domande da porsi.

La data è l’elemento decisivo: gli obiettivi senza scadenza si perdono per strada. Fissarla non serve solo a specificare, ma consente una verifica precisa, in quel giorno si saprà con certezza se è stato raggiunto.

Il testo suggerisce inoltre di metterlo per iscritto, per renderlo concreto e per ricordarsene quando il tempo previsto è lungo.

Le domande su dove e con chi servono ad affrontare in anticipo le implicazioni ambientali e relazionali. Cambiare attività o lavoro può comportare spostamenti: meglio interrogarsi subito sulle conseguenze economiche e sulle persone coinvolte.

Come saprai di averlo raggiunto

È indicata come la domanda fondamentale, e lo è per una ragione precisa: tra la formulazione e la scadenza accadono fatti che possono anticipare o rendere ambiguo l’esito.

Servono quindi criteri di verifica definiti in anticipo.

La tecnica proposta consiste nel formularli in termini percettivi: cosa vedremo, cosa sentiremo dire e da chi, cosa noteranno gli altri. Un criterio osservabile è più difficile da negoziare a posteriori di una valutazione generica.

La coerenza con i propri valori

Il criterio meno tecnico è anche quello che il testo tratta meglio.

Un obiettivo deve essere allineato ai propri valori. L’autore lo illustra con esempi personali: attività che pure lo attraggono risulterebbero insostenibili perché in contrasto con il proprio ruolo genitoriale o con la propria idea di sé.

L’indicazione operativa è di verificarlo subito, non a metà percorso: un conflitto con i propri valori non scompare procedendo, si manifesta come esitazione, rinvio o autosabotaggio.

Vale in particolare per i cambiamenti che incidono su stabilità economica o assetto familiare.

La controllabilità

Ultimo criterio, e forse il più sottovalutato: l’obiettivo deve dipendere da noi, o quantomeno essere fortemente influenzabile.

L’esempio usato è deliberatamente estremo: un obiettivo che dipende interamente dalla decisione di un’altra persona non è un obiettivo, è una speranza.

La riformulazione utile consiste nello spostarsi su ciò che è sotto il proprio controllo: non l’esito che dipende da altri, ma le azioni che possiamo compiere e che aumentano la probabilità di quell’esito.

Le risorse

Vanno infine inventariate: quali risorse personali si hanno, quali mancano, su cosa si può contare, su cosa occorre investire.

E poi agire

La conclusione è la più semplice e la più necessaria: nessun obiettivo, per quanto perfettamente formulato, produce effetti senza azione. Come nota una citazione riportata, anche stando sul binario giusto ci si fa travolgere se ci si siede.

L’acronimo

Le caratteristiche si riassumono nella sigla SMART: Specifico, Misurabile, Attivabile, Realistico, Temporizzato.

Nelle diverse versioni le lettere assumono significati parzialmente diversi: S può indicare anche «scritto» o «semplice»; M «motivante» o «significativo»; A «raggiungibile», «ambizioso», «allineato» o «concordato»; R «rilevante» o «realizzabile». La T resta quasi sempre legata al tempo.

La variabilità non è un difetto: indica che l’acronimo è un promemoria, non una formula rigida.

Domande frequenti

Cosa significa l’acronimo SMART?

Specifico, Misurabile, Attivabile, Realistico e Temporizzato. Le singole lettere assumono varianti nelle diverse formulazioni: è un promemoria operativo, non una formula fissa.

Perché la scadenza è così importante?

Perché è ciò che distingue un obiettivo da un sogno. Consente inoltre una verifica precisa: alla data stabilita si sa con certezza se è stato raggiunto o meno.

Perché formulare gli obiettivi in positivo?

Perché un obiettivo espresso come allontanamento da qualcosa mantiene l’attenzione sul problema. Dire cosa si vuole ottenere obbliga a prefigurarlo, e senza prefigurazione non c’è direzione.

Cosa fare se un obiettivo dipende da altri?

Riformularlo su ciò che è sotto il proprio controllo: non l’esito che dipende dalla decisione altrui, ma le azioni che possiamo compiere e che ne aumentano la probabilità.

La differenza tra un sogno e un obiettivo sta nella scadenza, che oltre a specificare consente una verifica netta. Gli altri criteri completano il quadro: formulazione positiva, perché un obiettivo espresso come allontanamento tiene l’attenzione sul problema; specificità, che permette anche di scomporre in passi; e la distinzione tra processo e risultato. Due elementi sono meno ovvi e più preziosi, definire in anticipo criteri di verifica osservabili, difficili da negoziare a posteriori, e controllare subito la coerenza con i propri valori, perché un conflitto su quel piano non scompare procedendo ma riemerge come rinvio o autosabotaggio.
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