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Spiritualità

La Itaca delle Nostre Vite

Voglio parlare di felicità proprio in un momento che è assai difficile per varie problematiche: vedi le incertezze di una integrazione difficile (alla voce Rom e Islam), di una situazione ambientale preoccupante (alla voce monnezza e riscaldamento globale), le criticità di un futuro economico incerto (alla voce mutui americani, petrolio, recessione). Sento il bisogno di affrontare questo argomento perché siamo in una società dove l’uomo è diventato vecchio e disincantato. Ha perso quella sublime fede nelle illusioni che rappresenta l’eterna giovinezza nonché la forza dirompente propria dei poeti e degli artisti.
Penso che solo se riusciamo ad inquadrare ciò che realmente ci rende felici riusciremo a dare felicità agli altri, e così, attraverso le singole felicità individuali, tutta la società ne beneficerà positivamente incominciando proprio da noi giovani, troppo spesso inascoltati o distratti da insensati affanni.
“Dobbiamo stare attenti a distinguere la felicità dalla contentezza” così diceva Troisi che vedeva la differenza tra le due nel fatto che la prima è data dai sentimenti mentre la contentezza dalle cose.
Certamente troppo spesso tendiamo a scappare dal riuscire a definire ciò che per noi è felicità, e quindi un po’ vigliaccamente sgattaioliamo dall’argomento. Rimandando il problema, vuol dire che inconsciamente lo status quo ci va bene, cadendo così nella trappola di lasciar passare i giorni quasi come se non si fossero vissuti. Ma siamo fatti così: solo quando qualcosa è nel passato ci si rende meglio conto di come sarebbe bello averlo nel presente e dietro nostalgici rimpianti, lasciamo così trascorrere i più dei giorni.
Essere felici rappresenta la più bella scommessa della nostra vita, richiede impegno e poggia sulla regola delle tre A: Ascoltare, Amare e Accettare gli altri.
Certamente una ricetta per il raggiungimento della felicità non può esistere perché tutto verrà sempre filtrato dai nostri occhi e poi prenderà forma in base a ciò che noi abbiamo dentro, frutto di una raccolta che ha i suoi semi nell’attenzione che abbiamo saputo dedicare ad ascoltare i segnali del nostro inconscio. Non ci sono scorciatoie, certo tutto ciò che nella società vediamo e ascoltiamo ci da delle finte ambizioni, ma in fondo la trappola delle illusioni e dei desideri impossibili è proprio quella che ci fa sentire inadeguati: la felicità è sicuramente anche data dalla differenza degli obiettivi che raggiungi rispetto a quelli che ti eri prefissato. Purtroppo questo senso di inadeguatezza alla volte è accresciuto anche dal dogma imposto: “siate felici”, proprio questo appesantisce il “viaggio” rendendolo carico di aspettative, ansie e stress costringendo talvolta ognuno di noi ad una beatitudine forzata.
Penso che un buon punto di partenza sia incominciare dalla regola universale: essere felici significa entrare in contatto con quello che siamo veramente. Al contrario se ci allontaniamo da questo nostro “noi”, ci ritroviamo nel mondo a dover competere non solo con gli altri ma anche con quella parte di noi sconosciuta che ci lascerà sempre quella sensazione di insoddisfazione. Potrai cambiare lavoro, amicizie, amori, città, ma il rischio è che ovunque tu vada la tua ombra ti segua. Per questo è importante lavorare su di sé non ponendosi la felicità come fine ma come strumento per ottenere una vita dove i giorni di cui parlavo sopra, siano meno di quelli che hanno avuto per te un significato importante. Data la mia giovane età, e il percorso che da poco ho iniziato a scoprire, dico che mi piacerebbe vivere sviluppando relazioni umane che non hanno radici nella paura, ma nell’amore e nella fiducia di poter far nascere progetti che sappiano trasformarsi in opportunità, per il più gran numero di persone possibili.

Staff

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