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Kung Fu e Gestione delle Performance Lavorative

Breve Estratto

Può il Kung Fu aiutarmi a gestire meglio una riunione o una trattativa con un cliente? Il parallelismo mi è venuto spontaneo, in quanto Project Manager e maestro di Kung Fu. Un concetto che sta alla base del Kung Fu T’ìen Shu, disciplina che pratico da ormai quasi vent’anni, è quello della “PCD”, acronimo che sta per Predisposizione, Concentrazione e Determinazione. Lo stato ottimale, che si raggiunge dopo lungo allenamento, è caratterizzato da fisico centrato e pronto alla reazione, mente lucida e calma, focus al 100% sull’obiettivo...

Può il Kung Fu aiutarmi a gestire meglio una riunione o una trattativa con un cliente? Il parallelismo mi è venuto spontaneo, in quanto Project Manager e istruttore di Kung Fu.
Un concetto che sta alla base del Kung Fu T’ìen Shu, disciplina che pratico da ormai quasi vent’anni, è quello della “PCD”, acronimo che sta per Predisposizione, Concentrazione e Determinazione.
Nel momento in cui il Maestro chiama una tecnica o dà un comando, se vuole far lavorare gli studenti in un certo modo (o, meglio, ricordargli come si dovrebbe sempre lavorare…) chiama a piena voce “PCD”.
L’obiettivo di questo richiamo è quello di riportare gli studenti in uno stato mentale ben definito, molto vigile, estremamente reattivo e orientato al massimo verso l’obiettivo: neutralizzare l’attacco avversario o portare una determinata tecnica al meglio delle possibilità.
Lo stato ottimale, che si raggiunge dopo lungo allenamento, è caratterizzato da fisico centrato e pronto alla reazione, mente lucida e calma, focus al 100% sull’obiettivo.
Il termine PCD rappresenta, per il praticante di Kung Fu T’ien Shu, sostanzialmente un’àncora, nell’accezione della Programmazione Neuro Linguistica. Serve, quando pronunciato, a fare entrare in uno stato mentale particolarmente lucido, pronto a reagire all’attacco con efficacia e risolutezza, qualunque sia stato il nostro stato mentale di pochi secondi prima.
Ma come si arriva a questo stato? Come si “ottiene” la PCD? Come faccio a predispormi? Come riesco a concentrarmi, a essere determinato?
Analizziamo le varie fasi punto per punto:
La Predisposizione: predispormi significa mettermi in uno stato mentale adeguato a compiere una determinata azione. Se sto per compiere una tecnica di difesa o un combattimento, il mio stato mentale non può essere quello della persona che sta per andare al cinema. Comincio a visualizzare il mio obiettivo, preparo il mio corpo ad agire, sia mentalmente che, ancora prima, fisicamente, con il riscaldamento. La predisposizione è anche il frutto di anni di allenamento. Posso predispormi quanto voglio ad applicare una tecnica o a combattere, ma se non mi sono preparato adeguatamente, difficilmente andrò da qualche parte…
Le chiavi sono l’allenamento e la capacità di individuare e visualizzare con chiarezza i propri obiettivi.
La Concentrazione: è il passo successivo. So che sto per iniziare un combattimento, mi sono già predisposto e il mio stato mentale è coerente con quello che sto per compiere. Ora tutta la mia attenzione è sul mio obiettivo. Tutto il resto sparisce. La mente deve essere calma, rilassata e allo stesso tempo pronta alla reazione. Se sono agitato, non posso essere concentrato. Il cervello diventa un fiume di pensieri e rischio di mettermi a pensare a quel dolorino che mi da tanto fastidio all’adduttore o alla discussione che ho avuto in ufficio poche ore prima. La concentrazione così se n’è andata ed al suo posto appare un pugno, proprio diretto verso di noi…
Le chiavi qui sono la respirazione, addominale e profonda, e il condizionamento mentale che deriva dall’allenamento continuo.
La Determinazione: è l’atto finale. Combatto o applico la tecnica. Tutta la mia preparazione, la mia concentrazione e la mia energia sono finalizzati all’atto che sto compiendo. Non ci devono essere remore o ripensamenti. O entro, o non entro. O è “si” o è “no”. I “forse” non sono accettabili. Esitare equivale a mancare l’obiettivo o, peggio ancora, essere colpiti.
Qui la chiave è il condizionamento mentale. Il ripetere e provare, che porta a capire che senza determinazione non vi è efficacia in quello che si fa. Nel combattimento, a differenza che in altri contesti (azienda inclusa), in caso di “errore” si ha un riscontro immediato facilmente verificabile: la tecnica non funziona e si viene colpiti.
Ora, qual’è quindi il parallelo con l’esperienza in azienda o, in generale, sul lavoro?
Prendiamo ad esempio la classica riunione e ripercorriamo le fasi.
Sto per entrare in riunione, sono il relatore. Arrivo all’ultimo momento, non mi sono assolutamente preparato sull’argomento e la presentazione che dovevo fare è rimasta un foglio bianco in PowerPoint… Entro pensando al fatto che è il compleanno di mia moglie e anche quest’anno me ne sono dimenticato… In riunione, un po’ perché mi mancano alcuni dati fondamentali (non essendomi preparato, vedi sopra) per supportare le mie ipotesi, un po’ perché tentenno nell’esporre, finisco per accettare un lavoro risulterà essere infattibile… E mia moglie staserà mi metterà lo zucchero nelle lenzuola, per punizione…
Chiaramente questa è una situazione paradossale, ma sarà probabilmente capitato a molti (anche a me) di arrivare ad una riunione o ad un appuntamento con un cliente col cervello altrove, mal preparati ed esserci fatti mettere nel sacco magari perché poco determinati nell’esporre le nostre convinzioni.
Il mio Maestro avrebbe gridato a gran voce nelle orecchie “PCD!!!!”. Molto probabilmente affrontando la stessa situazione preparati, con il giusto stato d’animo e ben determinati, avremmo ottenuto ben altro risultato!
Ultima nota: “determinati” non vuol dire “aggressivi” , vuol dire, come sempre, “assertivi”. Così come in palestra essere determinati non vuol dire mandare il nostro avversario al pronto soccorso, in ufficio essere determinati non significa imporre a tutti il proprio volere. Significa portare avanti con decisione le nostre convinzioni, con la corretta apertura mentale per riconoscere quando abbiamo ragione e quando no, quando insistere e, viceversa, quando è il caso di mediare. Nello stesso modo, in palestra, ci si deve accorgere rapidamente quando abbiamo di fronte un avversario con il quale non è il caso di fare “gli splendidi” e venire a più miti consigli, anche se siamo molto determinati, altrimenti al pronto soccorso ci finiamo comunque, ma questa volta da protagonisti…

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