Che cos’è la “PCD”
Nel Kung Fu T’ien Shu PCD è l’acronimo di Predisposizione, Concentrazione, Determinazione. Quando il maestro chiama una tecnica e vuole che gli allievi lavorino in un certo modo, o, più esattamente, vuole ricordare loro come si dovrebbe sempre lavorare: pronuncia a piena voce quelle tre lettere.
L’obiettivo del richiamo è riportare i praticanti a uno stato mentale ben definito: vigile, estremamente reattivo, orientato al massimo verso l’obiettivo. Lo stato ottimale, che si raggiunge solo dopo lungo allenamento, ha tre caratteristiche: fisico centrato e pronto alla reazione, mente lucida e calma, attenzione al cento per cento sull’obiettivo.
In termini psicologici, quel richiamo funziona come un’àncora nel senso della Programmazione Neuro-Linguistica: uno stimolo che, se pronunciato, fa entrare in uno stato mentale particolarmente lucido, qualunque fosse lo stato di pochi secondi prima.
Le tre fasi, una per una
Predisposizione
Predisporsi significa mettersi in uno stato mentale adeguato all’azione che si sta per compiere. Chi sta per affrontare un combattimento non può avere lo stato d’animo di chi sta andando al cinema. Si comincia a visualizzare l’obiettivo, si prepara il corpo ad agire: mentalmente e, prima ancora, fisicamente, con il riscaldamento.
Ma la predisposizione è anche il frutto di anni di allenamento: ci si può predisporre quanto si vuole, se non ci si è preparati adeguatamente non si va da nessuna parte. Le chiavi qui sono due: l’allenamento e la capacità di individuare e visualizzare con chiarezza i propri obiettivi.
Concentrazione
È il passo successivo. Lo stato mentale è ormai coerente con ciò che si sta per fare, e tutta l’attenzione si sposta sull’obiettivo: tutto il resto sparisce. La mente deve essere calma e rilassata e insieme pronta alla reazione.
Chi è agitato non può essere concentrato: il pensiero diventa un fiume, si finisce per pensare a quel piccolo dolore all’adduttore o alla discussione avuta in ufficio poche ore prima. La concentrazione se n’è andata, e al suo posto arriva un pugno diretto verso di noi.
Le chiavi sono la respirazione addominale e profonda e il condizionamento mentale che deriva dall’allenamento continuo.
Determinazione
È l’atto finale: si combatte, si applica la tecnica. Tutta la preparazione, la concentrazione e l’energia convergono sull’atto che si sta compiendo. Non ci devono essere remore o ripensamenti: o è sì o è no, i “forse” non sono accettabili. Esitare equivale a mancare l’obiettivo o, peggio, a essere colpiti.
La chiave, anche qui, è il condizionamento che nasce dal ripetere e dal provare, fino a capire che senza determinazione non c’è efficacia. Nel combattimento, a differenza di altri contesti, l’errore ha un riscontro immediato e facilmente verificabile: la tecnica non funziona e si viene colpiti.
Il parallelo con il lavoro
Prendiamo una situazione ordinaria: una riunione in cui si è relatori.
Si arriva all’ultimo momento, senza essersi preparati sull’argomento, con la presentazione rimasta un foglio bianco. Si entra pensando ad altro. In riunione mancano i dati per sostenere le proprie ipotesi (non essendosi preparati) e si tentenna nell’esporre. Il risultato è accettare un lavoro che si rivelerà infattibile.
È un esempio volutamente paradossale, ma la sostanza è comune: capita a molti di arrivare a una riunione o a un appuntamento con un cliente con la testa altrove, mal preparati, e di uscirne male proprio perché poco determinati nell’esporre le proprie convinzioni.
Le tre fasi si traducono direttamente:
- Predisposizione: preparare i contenuti, avere chiaro l’obiettivo dell’incontro, dedicare qualche minuto prima di entrare per centrarsi;
- Concentrazione: essere presenti a ciò che accade nella stanza, invece che alle preoccupazioni portate da fuori;
- Determinazione: sostenere con chiarezza le proprie posizioni, senza esitazioni che indeboliscono anche gli argomenti migliori.
Determinati non vuol dire aggressivi
Una precisazione essenziale. Determinazione non è aggressività: è assertività.
Come in palestra essere determinati non significa mandare l’avversario al pronto soccorso, in ufficio non significa imporre a tutti il proprio volere. Significa portare avanti con decisione le proprie convinzioni, mantenendo l’apertura mentale necessaria per riconoscere quando si ha ragione e quando no, quando insistere e quando invece è il caso di mediare.
Vale anche il rovescio: nella pratica marziale bisogna accorgersi rapidamente quando si ha di fronte un avversario con cui non è il caso di fare gli splendidi. Anche essendo molto determinati, la valutazione realistica della situazione resta parte della competenza, altrimenti si finisce comunque male, questa volta da protagonisti.
Domande frequenti
Cosa significa l’acronimo PCD?
Predisposizione, Concentrazione, Determinazione: le tre fasi che, nel Kung Fu T’ien Shu, portano allo stato mentale ottimale per la prestazione, fisico centrato e pronto, mente lucida e calma, attenzione interamente sull’obiettivo.
Perché si parla di “àncora”?
Perché il richiamo funziona come uno stimolo condizionato nel senso della Programmazione Neuro-Linguistica: pronunciato, riporta rapidamente il praticante allo stato mentale desiderato, indipendentemente da come si sentiva pochi secondi prima.
Come si applicano questi principi a una riunione di lavoro?
Preparando contenuti e obiettivi in anticipo (predisposizione), restando presenti a ciò che accade nella stanza anziché alle preoccupazioni esterne (concentrazione) e sostenendo con chiarezza le proprie posizioni senza esitazioni (determinazione).
Qual è la differenza tra determinazione e aggressività?
La determinazione è assertività: sostenere con decisione le proprie convinzioni mantenendo l’apertura per riconoscere quando si ha ragione e quando no, quando insistere e quando mediare. L’aggressività è invece imporre il proprio volere a prescindere.