Psicoterapia e Psicoanalisi

Il Modello di Badaracco. L’apparente Contraddittorietà di due Visioni del Mondo.

L’idea che una persona non si spieghi sommando le sue componenti è corretta, e ha conseguenze pratiche sul modo di curare. Vale però la pena distinguere ciò che è un principio metodologico da ciò che viene presentato come una spiegazione. Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Rielabora un testo teorico del 2018 senza riprenderne […]

Psicolab — Il Modello di Badaracco. L’apparente Contraddittorietà di due Visioni del Mondo.
L’idea che una persona non si spieghi sommando le sue componenti è corretta, e ha conseguenze pratiche sul modo di curare. Vale però la pena distinguere ciò che è un principio metodologico da ciò che viene presentato come una spiegazione.
Articolo divulgativo, non sostituisce una valutazione professionale. Rielabora un testo teorico del 2018 senza riprenderne l’impianto.

Emergenza e riduzionismo

La nozione richiamata è che un sistema possieda proprietà non presenti nelle sue parti né deducibili da esse.

È un concetto legittimo e utilizzato in molte discipline. Va però usato con precisione, perché nella divulgazione tende ad assumere una funzione che non gli compete.

Affermare che un fenomeno è emergente descrive una difficoltà di derivazione dai livelli inferiori: non fornisce una spiegazione alternativa. Dire che una condizione psichica emerge dall’organizzazione del sistema non dice cosa la produce né cosa la modifica.

Il rischio è che il termine funzioni come un segnaposto: sembra spiegare, e invece nomina ciò che resta da spiegare.

La formulazione più difendibile è metodologica: nessun livello di descrizione (genetico, neurobiologico, psicologico, sociale) è di per sé sufficiente, e i livelli si vincolano a vicenda senza che uno sia riducibile all’altro. Su questo l’accordo è ampio.

Il modello a più livelli

La versione operativa di quel principio, oggi standard in psichiatria e psicologia clinica, è il modello che considera insieme fattori biologici, psicologici e sociali.

Va detta anche la critica che ha ricevuto, perché è pertinente: nella pratica il modello viene spesso usato come formula generica (“conta tutto”) senza specificare quali fattori pesino, con quale forza e in quale relazione.

Le proposte più recenti cercano di renderlo verificabile, ad esempio rappresentando i sintomi come rete di elementi che si influenzano reciprocamente anziché come manifestazioni di un’entità sottostante. È un approccio con formulazioni matematiche esplicite, che possono essere messe alla prova.

La differenza rispetto a un’affermazione di principio è esattamente questa: la possibilità di essere smentito.

Il gruppo come contesto di cura

La parte più concreta della tradizione richiamata riguarda il lavoro con i gruppi, e su questo esistono evidenze.

La psicoterapia di gruppo mostra efficacia comparabile a quella individuale per diverse condizioni comuni, con vantaggi di accessibilità e costo.

I meccanismi documentati non sono misteriosi: l’universalità (scoprire di non essere l’unico) la coesione del gruppo, l’apprendimento dall’osservazione degli altri, e la possibilità di sperimentare modi diversi di stare in relazione in un contesto protetto.

Negli interventi che coinvolgono le famiglie di persone con disturbi gravi, i risultati sono fra i più solidi della letteratura: gli approcci psicoeducativi familiari riducono le ricadute e i ricoveri nella schizofrenia, e sono raccomandati dalle linee guida.

Va precisato il meccanismo, perché smonta una lettura colpevolizzante: quegli interventi funzionano riducendo lo stress relazionale e migliorando informazione e capacità di gestione, non “curando” una famiglia considerata patogena.

Una correzione storica necessaria

Le teorie che attribuivano l’origine dei disturbi psicotici alle dinamiche familiari (la madre schizofrenogena, il doppio legame come causa) non hanno ricevuto conferma empirica e sono state abbandonate.

Hanno però prodotto un danno documentato e duraturo: colpevolizzazione delle famiglie, in particolare delle madri, in un momento di massima difficoltà.

Ciò che resta valido è più circoscritto e verificabile: il clima emotivo familiare (critica intensa, ostilità, coinvolgimento eccessivo) è associato al rischio di ricaduta. È un fattore che influenza il decorso, non l’origine, e la distinzione non è formale.

Va aggiunta la direzione causale: convivere con una condizione grave produce stress, e lo stress produce quel clima. L’intervento utile è il sostegno, non l’attribuzione di responsabilità.

Domande frequenti

Cosa significa che un fenomeno e emergente?

Che non e derivabile dalle proprieta delle parti. E una descrizione, non una spiegazione: non dice cosa produce il fenomeno ne cosa lo modifica.

Il modello biopsicosociale e sufficiente?

Come principio si, ma nella pratica rischia di diventare una formula generica. Gli approcci recenti cercano di renderlo verificabile, ad esempio modellando i sintomi come rete.

La terapia di gruppo funziona?

Mostra efficacia comparabile a quella individuale per diverse condizioni comuni, con meccanismi documentati come universalita, coesione e apprendimento osservativo.

Le famiglie causano i disturbi psicotici?

No: quelle teorie non hanno avuto conferma e sono state abbandonate. Il clima emotivo familiare influenza il rischio di ricaduta, non l’origine, e va sostenuto anziche colpevolizzato.

Dire che la persona non e la somma delle sue parti e corretto come principio metodologico, ma l’emergenza descrive un problema anziche risolverlo: senza formulazioni verificabili resta un segnaposto. Il modello a piu livelli e utile se specifica quali fattori pesano e come. Il lavoro con gruppi e famiglie ha evidenze solide, e negli interventi familiari funziona riducendo lo stress, non curando una famiglia patogena. Le teorie che colpevolizzavano le famiglie sono state abbandonate.
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